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Vieste/ Processo “I Tre Moschettieri”, cade l´aggravante del metodo mafioso (2)

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Sentenza Tre Moschettieri condanne anche maggiori rispetto alle richieste del pm, ma guoi a parlare di mafia.

 

 Sei anni a Luigi Notarange­lo, cinque a Giuseppe No­tarangelo, cinque a Girola­mo Perna. Queste le condanne inflitte ai tre imputati del processo Tre Moschettieri, che pren­de il nome dall’ operazione condotta dai Carabinieri di Vieste, Vico e del Comando Provinciale di Foggia, che ha portato all’arresto dei tre condannati. A dire il ve­ro, gli imputati erano quat­tro ma Angelo Notarange­lo, il noto Cintaridd, è sta­to freddato nel corso di un agguato avvenuto il 26 gen­naio scorso sulla strada che congiunge Vieste e Mattinata. La sentenza, letta dal giu­dice Carlo Protano alla presenza, tra gli altri, anche del numero uno del­l’Antiracket e del Fai, Tano Grasso, ha sancito anche l’interdizione dai pubblici uffici per i tre imputati e il risarcimento pari a cin­quemila euro ciascuno per ognuna delle parti civili co­stituitesi nel corso del processo. Una fase dibattimentale piuttosto tranquilla ha an­ticipato la sentenza, che ha lasciato perplessi quanti si aspettavano il riconoscimento dell’aggravante ma­fiosa: infatti, ai tre condan­nati non è stato riconosciuto il modus operandi tipico delle associazioni di stampo mafioso, e questo dato ha fatto discutere pa­recchio Pm e Grasso che insieme sono usciti dall’aula e si sono poi intrattenuti nell’ufficio di Giuseppe Gatti, il pubblico ministe­ro. Ma c’è – da evidenziare un altro dato: le condanne emesse da Protano sono – almeno per quanto con­cerne Luigi Notarangelo ­maggiori rispetto alle richieste del pm stesso, che aveva chiesto cinque anni per il cugino del defunto boss del clan viestano, Luigi, inoltre, si trovava in carcere da un paio di setti­mane. Era stato tratto in ar­resto dai militari dell’Arma di Vieste in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domi­ciliari emessa dal Tribuna­le di Bari, Sezione del Rie­same delle Misure Cautela­ri. Il provvedimento è sca­turito dall’ accoglimento del ricorso in appello proposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ba­, avverso l’ordinanza emessa nel mese di luglio 2014 dal Tribunale di Fog­gia – Seconda Sezione Pe­nale Collegiale; con la qua­le veniva sostituita la misu­ra cautelare degli arresti domiciliari, cui il prevenuto era sottoposto per il rea­to di estorsione aggravata da metodo mafioso, nel­l’ambito del processo con­venzionalmente denomi­nato Tre Moschettieri, con quella dell’obbligo di pre­sentazione alla Polizia Giudiziaria. Ulteriori due ricorsi erano stati proposti ed accolti an­che per Angelo Notarange­lo, ucciso nell’agguato del­lo scorso 26 gennaio, av­verso due ordinanze emes­se sempre nel mese di lu­glio 2014 dal medesimo Tribunale, con le quali venivano revocate due misu­re cautelari degli arresti domiciliari, cui, lo stesso era sottoposto per analo­ghi reati, nei processi Me­dioevo e Tre Moschettieri. Insomma, le richieste del pm per ognuno degli imputati sono state richieste congrue ai fatti di cui si era­no resi responsabili nella città di Vieste i quattro membri del clan Notaran­gelo. Come qualcuno ricorderà, l’operazione dei Carabi­nieri è partita in seguito al­le denunce presentate da diversi imprenditori turistici e commerciali di Vie­ste, ma in particolare dei ti­tolari del locale Pane e Po­modoro, che hanno spiega­to in maniera piuttosto dettagliata come avveniva l’estorsione e l’esplicita ri­chiesta di denaro da parte dei quattro. Nel corso delle udienze, va ricordata certamente quel­la in cui Luigi Notarangelo, affetto da tempo da malat­tie cardiache, si è sentito male ed è stato subito rico­verato presso il Riuniti di Foggia. Ora però non c’è nessuno scampo per i tre imputati rimasti in vita. Unica nota positiva per loro – oltre al mancato riconoscimento da parte del giudice dell’aggravante rnafiosa – e i beni confiscati dal Gico (Gruppi d’investi­gazione sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza) sono stati dissequestrati e tornano così a disposizione dei congiunti degli arrestati. Insomma, condanne ritenute idonee a quello che era il quadro accusatorio da parte dei magistrati, ma guai a parlare di metodi mafiosi. Erano solo estor­sioni.

G.F. Ciccomascolo
L’attacco


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