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Con l’Airone a Monte S. Angelo c’è “Robbinùd”

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Una commedia in tre atti, scritta da Matteo Guerra, l’appuntamento teatrale che Monte Sant’Angelo si accinge a vivere. Domenica 22 marzo, alle ore 19:30, con sipario alle 20, presso il teatro dell’ex convento de “Le Clarisse”, andrà in scena “Robbinùd, ovvero col teatro si può fare”.

 

 Organizzato dall’associazione e compagnia teatrale “l’Airone”, la commedia vedrà in scena attori teatrali locali e altrettanti tecnici per la realizzazione di effetti speciali, che si alterneranno nei ruoli, interpretando personaggi e parte della scenografia.
I biglietti sono prenotabili presso il Centro Sociale per Anziani “ San Michele Arcangelo”, sempre a Monte.

Info
facebook: https://www.facebook.com/events/746398545457633/
sito internet: www.compagniateatralelairone.it/
 by www.newsgargano.com

Un Po’ di storia della Compagnia (info: compagniateatrale.it)

della compagnia Teatrale L’Airone è iniziata 23 anni fa la sera del 13 febbraio 1988 con la commedia in due atti "Ditegli sempre di si" di Eduardo De Filippo, presso l’ex refettorio delle scuole Elementari adibito a teatro. Il sodalizio fra persone di esperienze diverse comeMatteo Guerra, Matteo Prencipe, Raffaele Falcone e Maria Rosa Prencipe, danno vita ad un gruppo affiatato e solidale che si consolida sempre di più con l’innesto di Giuseppe Sacco, Pio Di Bari, Jessica Zaffarano, Libera Clemente, Savino Ciuffreda, Lella Armiento, Gianni Ciuffreda, Antonio Armillotta, Merina Armiento, Margherita Falcone, Valentina Totano, Maria Grazia Guerra, Carlo Guerra, Maria Arena,Patrizia Principe e Giuseppina Salcuni.
Il successo e gli applausi che sottolinearono l’interpretazione degli allora giovani attori servì da stimolo per continuare negli anni successivi. Infatti furono messi in scena capolavori del repertorio classico napoletano come: "Natale in casa Cupiello"(1988) – Miseria e Nobiltà" (1989) – Le voci di dentro (Gennaio 1990) – A che servono questi Quattrini (Maggio, 1990) – Uomo e Galantuomo (1991) – Lù curagge de nù pompiere Napolitane (1992); Gennareniello (1993) – Siik siik l’artefice magico (1994).
Nel 1998 la commedia "Soupe ù Mideche" segna il punto di svolta del percorso artistico della compagnia, che compie un deciso salto in avanti nel lento e graduale distacco dal "Maestro"(Eduardo), il tutto per approdare verso un teatro di stampo marcatamente mattinatase e sempre in questa chiave nel 2001 viene proposta la commedia "Eh’ quedda Jerascia puttène" che è la traduzione in mattinatese di "Miseria e Nobiltà", che si conferma un grandissimo successo di pubblico e critica. Nel 2002 "l’Airone" partecipa, VINCENDO, alla SECONDA EDIZIONE DEL TEATRO IN VERNACOLO DELLA PROVINCIA DI FOGGIA, organizzata dal comune di Foggia, dove partecipano una ventina di compagnie della provincia, con la commedia "U’ ZINNE" scritta e diretta da Matteo Guerra.
Continuando sempre questo filone di commedie in mattinatese, nel 2003 "La famigghie nce pozza accappè" – 2004 "à canzone ù cantenire" di Matteo Guerra 2005 "Mò che Mamme è mort …. " – 2005" à Madonna à Scecaunìje" per tutti un piccolo capolavoro di Matteo Guerra. Nel 2006 la Compagnia cambia genere e approda al Musical con "Aggiungi un posto a Tavola". AI "Mattinatese" si torna nel 2009 con la commedia scritta e diretta da Matteo Guerra "Nà volte c’è mbise Cole", nel 2010 la commedia scritta da Germano Benincaso "Il Malocchio".
Ma il motivo di maggiore soddisfazione per i ragazzi dell’ "AIRONE" è la presenza di un pubblico numeroso e caloroso che aspetta con ansia ogni loro spettacolo e segue con interesse ed attenzione ogni momento della loro attività.
La commedia di quest’anno
"La sala d’aspetto di un medico come metafora dell’esistenza umana", scriveva F. Trotta nel lontano ’98. La miracolosa "ricetta" per alleviare i malanni stagionali della povera gente diventa, nella metafora appunto, la ricerca affannosa di qualcos’altro che, nella semplicità contadina, è senza volto nè nome, ma che è molto simile alla felicità, al senso della vita, al sentore antico e lontano di un concetto di giustizia, molto spesso violato.
Diventa, la desiderata ricetta, l’attesa perenne di qualcosa di bello, di un Godot Beckettiano che tuttavia, tarda ad arrivare, anzi, non arriva affatto. E allora l’ obiettivo è riempire l’attesa: la saggezza di questi personaggi, per lo più analfabeti, è l’uso di una profonda umanità e di una allegria contagiosa come armi contro il dolore e la miseria. Questa umile saggezza fa di loro degli eroi.
Nulla è fatale, se non la morte, e la vita, che è attesa e ricerca, va respirata e goduta, come un bimbo gode di un dono. Questo mi sembra l’insegnamento di ”Mpè Calùcce", il cui ricordo più vivo," scecuppètte, bòmm’à è calecàsse", che gli hanno fatto vincere la guerra, ha segnato la sua vita per sempre!

Avrà trovato, alla fine, la sua Pace?


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