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Vieste/ 2 assoluzioni per gli accusati della rapina del ristorante di via Battisti

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"Pm aveva chiesto la condanna degli imputati a 10 anni di reclusione".

 

 Si è concluso con una sentenza di assoluzione “per non aver commesso il fatto“, e con la remissione in libertà, il processo nei confronti di Ciuffreda Gianmichele, 27 anni e Della Malva Danilo Pietro, 28 anni, entrambi di Vieste, accusati di rapina aggravata e lesioni personali aggravate in concorso ai danni della moglie del titolare di un noto ristorante in via Battisti a Vieste.
In particolare la notte tra il 17 e d il 18 agosto scorso, la moglie del ristoratore si avvia a casa, mentre il marito si soffermava ancora nel locale per effettuare le operazioni di chiusura. Giunta dinanzi alla porta d’ingresso dell’abitazione, dopo aver disinserito l’allarme ed aver aperto la porta, veniva aggredita da tre individui, di cui uno armato di coltello, con il volto coperto da passamontagna, che la scaraventavano per terra, intimandole di consegnare l’incasso del ristorante. Dopo la colluttazione, la donna veniva immobilizzata sul divano prima con una sciarpa, avvoltagli al collo, e, poi, con del nastro adesivo ai polsi, nonché sulla bocca, per impedirle di gridare.
Mentre i rapinatori frugavano in casa, la donna, approfittando della distrazione del malvivente che la teneva d’occhio, riusciva a liberarsi del nastro isolante e correva nel balcone di casa, urlando a gran voce “Aiuto”. Al chè i rapinatori, spaventati dalle urla della donna, fuggivano, portando via l’incasso del ristorante, nonché vari monili e altro denaro trafugato, per un valore complessivo di circa 17/18.000 euro.
Dopo pochi minuti, attirata dalle urla, giungeva prima la nipote della donna, abitante l’appartamento di fronte, che allertava immediatamente i carabinieri, e poi il marito della malcapitata.
Nell’immediatezza dei fatti i militari, pur ascoltando la vittima e le persone presenti, non riuscivano ad acquisire notizie utili sull’identità degli autori dell’efferata rapina. Nel frattempo la donna veniva trasportata in ospedale, ove la riscontravano la frattura di una costola, riportata a seguito della subita aggressione fisica ad opera dei tre malviventi.
Dopo diversi giorni dall’accaduto, il marito della vittima si presentava negli uffici della Tenenza dei Carabinieri di Vieste, dichiarando di aver visto quella notte, nelle immediate vicinanze della sua abitazione ed in concomitanza della rapina ai danni della moglie, tre soggetti fuggire rincorsi da un turista e di aver riconosciuto in quella circostanza gli imputati Ciuffreda e Della Malva, come due dei tre fuggitivi. A seguito di tale riconoscimento nell’ottobre scorso i due giovani venivano arrestati su ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica.
Ma nel corso della articolata istruttoria dibattimentale emergevano una serie di incoerenze e contraddizioni nelle dichiarazioni accusatorie del marito della vittima, che, come ribadito dai difensori avv.ti Salvatore Vescera e Angelo Rinaldi, rendevano inattendibile l’asserito riconoscimento degli imputati da parte di costui.
”Argomentazioni che,evidentemente, alla fine inducevano i Giudici della prima sezione penale del Tribunale di Foggia ad assolvere gli imputati e a disattendere le richieste del PM il quale, per le modalità cruente della rapina, definita in stile “Arancia Meccanica”, sollecitava la condanna degli imputati alla pena di anni 10 di reclusione”.


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