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Lavoro in Puglia/ Un quinquennio in picchiata andati in fumo 131 mila posti

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Il tracollo nel 2013, il tasso di occupazione è sceso dal 46,7% al 42,3%.

 

 Se l’economia — come abbiamo rilevato nei giorni scorsi — è la grande malata nel ciclo decennale di Nichi Vendola alla guida della Regione, l’occupazione ne è la vittima principale. Non può essere che così, per come i due fattori sono intimamente collegati. Abbiamo messo in evidenza, sul giornale del 29 marzo, come tutti i principali indicatori economici abbiano subito una marcata flessione nei sette anni della grande crisi, dal 2007 al 2013: il Pil (-14,3%), il valore aggiunto (-13,3%), i consumi finali interni (-11,2%), i consumi delle famiglie (-13,3%) sono precipitati. In tutti i casi, il dato è sempre peggiore della media nazionale e meridionale.
Per l’occupazione, l’anno orribile è stato il 2013, forse l’apice della congiuntura sfavorevole. I primi rilevamenti sulla fine del 2014 (il dato è da consolidare) fanno sperare nella tanto attesa controtendenza. Qui, però, va subito segnalato un dato. A differenza delle rilevazioni su produzione, valore aggiunto e consumi, i dati che riguardano l’occupazione in Puglia sono in linea e mai peggiori della media meridionale. Inoltre, durante il ciclo vendoliano l’occupazione femminile è cresciuta o ha retto meglio alla flessione. Forse si tratta di uno degli effetti del poderoso «Piano straordinario per il lavoro» avviato nel 2011 dalla giunta Vendola e sostenuto con 340 milioni di stanziamento. Ma facciamo parlare i numeri, anzi conviene guardare la tabella in alto sui tassi di occupazione (l’indicatore che misura le persone con un lavoro, in rapporto alla popolazione attiva tra i 15 e i 64 anni). Il tasso pugliese si tiene dal 2000 al 2013 in costante relazione con quello nazionale (più alto) e meridionale (quasi sempre più basso): il momento migliore per la Puglia è tra il 2007 e 2008, poi comincia a calare. Il tasso di occupazione arriva al minimo storico nel 2013. Il numero degli occupati crolla.
I dati Istat relativi agli anni tra il 2008 e 2013, elaborati dall’istituto pugliese Ipres, forniscono una rappresentazione evidente di quello che è successo. Gli occupati pugliesi erano un milione e 286 mila nel 2008. Diventano un milione e 155 mila nel 2013. In un anno vengono bruciati quasi 131 mila posti di lavoro. L’arretramento è del -10,2%. Si perdono molti più posti di lavoro tra i maschi (-13,5%) che tra le femmine (-3,2%). La flessione media meridionale è del -9%, quella nazionale è del -4,2%. In sintesi: il tasso di occupazione in Puglia era del 46,7% nel 2008; scende a 42,3% nel 2013: lavorano quattro pugliesi su 10. La situazione è solo leggermente migliore rispetto alla media meridionale ( che passa da 46,1 a 42%).
Va segnalato che la perdita di occupazione riguarda prevalentemente la parte maschile della popolazione, quella più numerosa e più legata ai settori attraversati dalla crisi. Il tasso di occupazione delle donne, anche perché sostenuto dagli incentivi e dalle agevolazioni regionali, cala soltanto dello 0,7% (dal 30,2% al 29,5%). Quello degli uomini scende di oltre otto punti percentuali (dal 63,6 al 55,4). Se si guardano i numeri assoluti, invece delle percentuali, è ancora più evidente la crescita del mercato del lavoro femminile. Le donne al lavoro erano 263.665 nel 2008, diventano 289.212 nel 2013. In pratica oltre 25.500 donne in più hanno trovato un’occupazione (e naturalmente molte di più si sono offerte al mercato del lavoro).
Per i giovani la situazione è stata difficilissima. Tra i 15 e i 29 anni, oggi lavora un giovane su cinque (il 21,3%), in linea con il dato meridionale. Nel 2008 la percentuale era molto più elevata. In Puglia lavorava uno su tre, il 32,1%, e il dato era migliore di quello meridionale. Solo un rapido riferimento al tasso di disoccupazione (gli attivi che cercano un’occupazione): elemento che gli esperti considerano sempre meno importante rispetto a quello dell’occupazione (i posti veri, mentre non tutti i disoccupati sono uguali tra loro in quanto alla domanda che esprimono). In Puglia è passato dall’11,1% del 2007 (il più basso dall’inizio del secolo ad oggi) al 19,7% del 2013 (il peggiore). Rappresentano i due estremi, prima e dopo la furia della crisi.
Le stime e le analisi sul 2014 non sono ancora complete. I segnali sembrano contradditori, soprattutto agli occhi dei meno esperti. Ma paiono confortanti. Nel terzo trimestre dell’anno scorso, gli occupati sono scesi di 19mila unità rispetto al trimestre precedente (base congiunturale, e questo è un dato cattivo). E tuttavia, l’occupazione resta stabile rispetto al trimestre corrispondente dell’anno precedente. Insomma, la falcidie dei posti di lavoro sembra essersi fermata. Le iniezioni regionali a sostegno dell’occupazione cominciano a mostrare i primi effetti. C’è, viceversa, da osservare un fenomeno nuovo e da tenere sotto controllo. Soprattutto da parte dei decisori politici. Aumenta l’occupazione dei dipendenti, soprattutto nell’Industria: +44mila unità rispetto al trimestre precedente e +42mila rispetto all’anno precedente. Ma subisce un drastico calo l’occupazione indipendente: autonomi, liberi professionisti e piccoli imprenditori. Si sono persi 63mila posti di lavoro su base congiunturale e 43mila su base annua. La Regione ha già messo a punto strumenti anche a loro favore

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