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Vieste/ In libreria la ristampa di CAMPANILE SERA di ninì delli Santi

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Le recensioni

 

 Nella maggior parte dei casi, un autore, talora inconsapevolmente, mette nei suoi libri qualche traccia del suo paese, di nascita o d’adozione.
ninì delli Santi proietta nei suoi scritti l’universo di Vieste, sua terra natale: l’aspetto paesaggistico, il costume, i fatti occorsi, le tradizioni, gli affetti, l’anima viestana.
"Campanile sera" -un titolo evocativo di un tempo passato- è un atto di riverenza e di affetto dell’autore per la sua gente e per la sua città attraverso il ricordo dell’epopea della squadra di casa, il mitico Atletico Vieste, descritta dagli inizi ai giorni nostri con tutta la passione del tifoso e la competenza del giocatore di valore.
Il protagonista ufficiale di questo secondo libro di delli Santi è il calcio. Anch’io, profana di questo sport, mi sono sentita intrigare dalla descrizione appassionata e scientifica del gioco, quasi identificandomi con l’autore che, adolescente, desiderava ardentemente apprenderne le tecniche, i moduli, gli schemi, i trucchi per diventare un campione.
Capitolo dopo capitolo, coinvolti nella narrazione, ci si chiede cosa riserverà la prossima lezione di gioco. E così si scopre che, per il ragazzino avido di apprendere e di acquisire abilità, ogni lezione di calcio impartita dal mentore -un campione di ieri-, altro non è che una piccola lezione di vita.
Si tratta di una specie di educazione sentimentale alla sopravvivenza, con l’analisi dei dubbi, dei sentimenti e dei valori necessari per acquisire la dignità di uomo.
Al di là delle testimonianze storiche della squadra, la rappresentazione dei caratteri dei vari personaggi legati in tante forme all’Atletico (giocatori, allenatori, presidenti, ecc.) e studiati con fine introspezione psicologica ricostruisce tutto l’ambiente viestano, in effetti universale: un’umanità vivace, variegata, reale, fuori dal tempo ma inserita nel suo tempo.
Un libro sul calcio? Sì, ma senza la noiosità del calcio dei nostri giorni, immerso in un’atmosfera che non è astratta ma è quella di un certo momento e di un certo luogo e -non per essere nostalgici- agognata e auspicabile anche oggi.
Tornerà ancora un calcio così? Se lo chiede anche l’autore in questo libro che, al di là della commemorazione paesana, vuole e riesce ad essere un testo piacevole, fruibile da tutti perché lo sguardo è aperto a trecentosessanta gradi e la narrazione si sviluppa attraverso un linguaggio attento e rigoroso nella cronaca e nella descrizione dei caratteri, spesso poetico e appassionato, sempre nitido e accessibile.

Recensione di Alida Bazzini

 

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“Campanile sera. Il calcio all’alba dell’Atletico Vieste” di ninì delli Santi

“Chissà se è stata una fortuna oppure no. Di certo quel pomeriggio di fine luglio, di tanti anni fa, appena sbarcato a Vieste per godermi un po’ di sole, di mare autentico e di cucina pugliese, rimarrà marcato a fuoco nella mia memoria personale. Perché all’improvviso, avvertito da chissà chi e spedito sulle mie tracce, mi si presentò a due passi dall’ombrellone piantato a dieci metri dal Pizzomunno un giovanotto con l’aria annoiata, i capelli radi, la lingua sciolta, la cadenza unica e la voglia di attaccare bottone. “Chi sei tu lo so, chi sono io te lo spiego in pochi minuti” mi fece con quell’aria da vitellone. Potevo liquidarlo velocemente, mi lasciai sedurre dal suo sorriso e dalla semplicità del gesto. Da quel momento non sono riuscito più a liberarmi di ninì delli Santi e devo dire che a un certo punto invece di sentirmi imprigionato dalle sue manovre, dalle sue telefonate, dai suoi messaggi in codice, mi sono sentito attratto fatalmente a lui e al suo mondo antico che mi si ritagliava dinanzi agli occhi nelle settimane di agosto. Il motivo è semplicissimo e va spiegato per bene in modo da evitare equivoci. Ninì sapeva di calcio e perciò mi parlava abitualmente delle sue opinioni e dei suoi giudizi sui campioni più in voga. Sapeva anche di giornalismo e ci teneva a farmi vedere le sue iniziative, le sue fatiche i suoi sogni, coinvolgendomi con fare abile, senza bisogno di ricorrere a trucchi e mezzucci, parlando chiaro. Sapeva anche di turismo e mi parlava di progetti strepitosi che, a parole, diventavano realizzabili, per l’abilità e la fede dell’oratore, ma poi si disperdevano come nuvole all’orizzonte. A volte indulgeva anche nel ruolo dello scienziato pazzo, incompreso dalla gente di casa sua.
ninì delli Santi, come una certa razza di pugliesi doc, mi ha conquistato per l’estrema generosità dimostrata, la simpatia naturale e la voglia tradita quasi subito, di guadagnarsi, attraverso la mia persona, un riscatto a dispetto di quel che il destino gli aveva negato. Voleva dotare la sua terra di un autorevole strumento di comunicazione e non c’era riuscito, voleva regalare a Vieste un progetto grande grande per lo sviluppo di turismo intelligente e nessuno gli dava corda, voleva dimostrare d’essere stato un calciatore mancato e solo io potevo capirlo. Volle dimostrarmelo in qualche sfida su un improbabile campo di calcetto: aveva qualche chilo in più ma si vedeva che coi piedi ci sapeva fare. Col tempo il nostro rapporto non si è mai interrotto ma alimentato fino a diventare una sorta di appuntamento, al lunedì mattina, ore 11, “Franco sei pronto?” e poi passavano minuti con lui a trafficare tra telefono e registratore ed io ad attendere il via al botta e risposta. Ninì ha continuato a sognare un futuro diverso per la sua famiglia e per Vieste, per il Gargano e la sua spiaggia e nel frattempo mi ha coinvolto in una rubrica radiofonica per discutere di Inter e di Milan, di Kakà e Ibrahimovic, per poter raccontare ai suoi figli e magari ai nipoti quello che fece un suo zio, tanti anni fa.
Non ho gli strumenti per giudicare questo raccontone di ninì e me ne guardo
bene dal farlo: bisognerebbe vivisezionarlo, calarsi dentro, leggerlo col disincanto del critico ed invece l’ho letto con gli occhiali struggenti dell’affetto e dell’amicizia. Ho invece tutti gli strumenti per sostenere, con convinzione autentica, che si tratta di uno autentico atto d’amore di ninì per Vieste e il calcio, per il suo primo maestro e per tutti coloro che lo hanno scortato nelle avventure finite in niente, in molte sfide fuori porta, sognando un giorno di calpestare l’erba magica di San Siro. ninì è così: alla sua età, è rimasto un bambino dentro, un piccolo grande sognatore e bisognerebbe essere senza cuore se adesso tutti insieme, chi lo ha conosciuto e chi gli ha voluto bene, non decidessimo di sostenerlo e di fargli coraggio.
A modo mio spero di averlo fatto, scrivendogli questa prefazione che è una specie di lettera aperta, realizzata con l’intento di pareggiare tra l’altro, le dimostrazioni di affetto e di amicizia riscosse lungo gli anni e la frequentazione estiva di Vieste. Adesso siamo pari. Solo Vieste e viestani devono pareggiare il conto. Se scoprissero, meglio tardi che mai, che è un mezzo genio incompreso non sarebbe male.”

Franco Ordine

Campanile sera. Il calcio all’alba dell’Atletico Vieste
di ninì delli Santi
Edizioni La ricotta

 

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Il primo enigma che ci si pone avendo in mano una copia di“Campanile Sera. Il calcio all’alba dell’Atletico Vieste” (ninì delli Santi, La Ricotta, 2010) è che cosa diavolo significhi quella locuzione così simile ad un periodico indipendente di matrice cattolica.“Campanile sera”, invece, non è l’organo officiale di qualche oratorio di provincia, ma un modo gergale per intendere un pallone scagliato in aria, verso il cielo di Dio, con tutta la forza esplosiva di un calcio.
Il secondo enigma, più concreto è cosa ci trovi un viestano doc come Delli Santi a narrare la storia di una squadra che, così, apparentemente, limitandosi alla copertina di un libro, non ha una tradizione, è destoricizzata dal contesto dei grandi e dei medi, relegata non nell’alveo della mediocrità, ma in quello della totale abulia sportiva.
Eppure basta una scorta, è sufficiente già leggere l’emozionata prefazione che lui stesso pone a testa delle duecento e rotte pagine, per capire come, ancora una volta, la narrazione di una storia sia semplicemente il presupposto per l’emersione di un pensiero recondito. Come il pallone racchiuda, nella sinuosità suadente della sua forma, le condizioni essenziali del quotidiano; come le gioie e le delusioni provate su un campo verde, null’altro sono, alfine, che le anticipazioni della vita vera. Il gioco di squadra, le norme comuni, il sudore, la fatica, l’esultanza, la maglia attaccata al petto, il saper capire dove incominci e finisca lo scontro. È qui la tacca territoriale del calciatore, è qui il confine che si confonde, mescolando ambiti diversi ma compatibili. Eccola, l’ammissione: “Non so se alla fine questo libro parla di me attraverso il gioco del calcio, o se parla del gioco del calcio attraverso la mia persona”. Lo dice l’autore in un accenno di sentimentalismo, prima di dare avvio alla narrazione vera e propria. Prima di battere una strada per metà sospesa nel cielo dell’autobiografia, per un’altra metà calata con i piedi nella saggistica. La prima, filosoficamente stimolante, abitata da un viandante per nulla occasionale, Vincenzo. Il primo maestro di calcio del decenne Ninì, che apprende segreti, tattiche, trucchi nello scalcagnato stadio di Vieste. È a contatto con questo Nereo Rocco in la minore che il bambino matura la velocità dei pensieri fusa alla rapidità dell’esecuzione. È grazie a questo eremita chiuso nel tempio erboso che Ninì si scopre capitàno della squadra della sua infanzia, impara a godere delle gioie del pallone, a manipolarlo senza mancargli di rispetto.
La seconda parte del libro, si dipana sulle vie del saggio. Un saggio sui generis, composto originale di storia e poesia, in cui i calciatori sono poeti, narratori, filosofi, scrittori. Utile (si trovano tabelle delle stagioni migliori dell’Atletico Vieste) ed insieme mai arrendevole alle catene della noia.
Perché il calcio parte dal basso e nel basso trova, spesso, la sua realizzazione emozionale più concreta.

ninì delli Santi, “Campanile Sera. Il calcio all’alba dell’Atletico Vieste”, La Ricotta 2010

LINK: http://www.statoquotidiano.it/26/01/2011/palloni-di-carta-10/40998/
http://macondolibri.wordpress.com/

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L’arte del calcio secondo ninì delli Santi: un manuale tecnico, un omaggio alla squadra in cui è cresciuto, il ricordo di amici e compagni, il calcio letto come insegnamento vita sempre attuale ad opera di un calciatore d’altri tempi (Vicia Faba Rissobio). "Ho tutti gli strumenti per sostenere, con convinzione autentica, che si tratta di un autentico atto d’amore di ninì delli Santi per Vieste e il calcio, per il suo primo maestro e per tutti coloro che lo hanno scortato nelle avventure finite in niente, in molte sfide fuori porta, sognando un giorno di calpestare l’erba magica di San Siro." (Franco Ordine) "Questo è un libro "pallone", dedicato a tutti quelli che, quando vedono la luna piena, pensano a un pallone. […] Forse è metà saggio e metà racconto. Non so se alla fine questo libro parla di me attraverso il giuoco del calcio, o se parla del giuoco del calcio attraverso la mia persona ma di una cosa sono certo: chi si diverte non perde mai."

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IN VENDITA A VIESTE

LIBRERIA DI SANTI –

VIA VITTORIO VENETO –

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WEB:

http://www.recensionilibri.org/2010/09/campanile-sera-manuale-tecnico-del-calcio-come-fonte-di-insegnamenti-di-vita.html

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http://www.libreriauniversitaria.it/campanile-sera-calcio-alba-atletico/libro/9788896594049

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http://www.sololibri.net/Campanile-Sera-Il-calcio-all-alba.html

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