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Regionali/ Gatta (FI): “il turismo? peccato che non se ne sia accorto l’assessore regionale”

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 Viste le esperienze politiche passate, in che modo ritiene di poter rappresentare le istanze del Gargano?

 

A seconda che la coalizione di centrodestra vinca, come spero, o perda, muteranno il ruolo e la responsabilità, mai l’impegno. Vincendo il centrodestra assumerei un ruolo di grande peso decisionale ed operativo, ed è del tutto logico che il Gargano, e la Capitanata intera, potranno avere dalla Regione ciò che meritano e che sinora hanno avuto solo in misura marginale e residuale, soprattutto per le politiche di sviluppo socio economico, per  la promozione delle nostre varie eccellenze in campo paesaggistico, ambientale, gastronomico, culturale, per la elevazione infrastrutturale del territorio (vedi aeroporto di Foggia, mobilità e viabilità interna ed interregionale, degne di paesi del terzo mondo).  Se invece il popolo sovrano dovesse scegliere l’altra coalizione, continuerei a controllare, a proporre, a protestare, a chiedere risposte alle tante politiche del centrosinistra che hanno fortemente penalizzato la provincia di Foggia, mai abbassando la guardia, anzi levando forte la voce dei cittadini della Daunia.

Il turismo è la risorsa economica principale non solo del Gargano ma, con l’indotto, di tutta la provincia. Con dati che lo confermano al top in Puglia. Quali iniziative del settore sarebbe capace di attuare?

Che questo sia un elemento inconfutabile è fuor di dubbio.  Peccato che non se ne sia accorto l’assessore regionale al turismo, che ha destinato al promontorio garganico attenzioni e risorse certamente inadeguate rispetto al peso specifico che il Gargano ha nel PIL della Regione Puglia.  Non ricordo nemmeno quante interrogazioni io abbia rivolto all’assessore al turismo sulle diverse “disattenzioni” del governo regionale sulle politiche di sviluppo del settore, assolutamente trainante dell’intera economia garganica. Per fortuna la Montagna del Sole si promuove da sé, e nonostante una politica miope e partigiana del governo di centrosinistra, i dati la confermano al top in Puglia, con presenze nella sola città di Vieste che sfiorano i due milioni di presenze, e con Peschici, San Giovanni Rotondo e Rodi in posti di assoluto rilievo.  
Il Gargano ha bisogno di  infrastrutture materiali e immateriali a supporto del comparto turistico,  della realizzazione e valorizzazione di itinerari naturalistici, enogastronomici, equestri, culturali, religiosi; della realizzazione di una rete di aziende che completi l’offerta ricettiva locale; di promuovere la realizzazione di servizi turistici pubblici e/o privati per la promozione dei territori interessati dagli itinerari; di creare servizi volti a migliorare l’arredo turistico del territorio in vista di una migliore fruibilità (centri informazione, cartellonistica esplicativa della nostra storia e delle nostre eccellenze, che lascino al turista quel “di più” culturale che non sia solo nettare per gli occhi e per il gusto, ma anche per la mente e per l’anima). In una parola, il Gargano necessita di interventi volti a renderlo degno di competere  – quanto ad organizzazione, efficienza, logistica ed offerta dei prodotti –   con i più accreditati centri della riviera romagnola, che però non hanno la fortuna di possedere le nostre meraviglie, uniche in Italia e non solo.

Al di là delle facili promesse, come dovrebbe essere riorganizzata la sanità sul territorio?

Ogni modello organizzativo deve essere implementato nel contesto sociale, economico e culturale in cui dovrebbe trovare applicazione. Il primo interrogativo da porsi è se sia necessario elaborare un nuovo modello organizzativo o riorganizzare l’esistente.   Nella realtà sanitaria si percepisce quotidianamente il distacco tra ospedale e territorio, con difficoltà concrete nel garantire ai pazienti un corretto percorso assistenziale. Il mondo sanitario, affetto dalle metastasi di una politicizzazione clientelare che ha soffocato meriti ed eccellenze, privilegiando raccomandati e figure spesso inadeguate a tutti i livelli, non è riuscito a realizzare la continuità di cura, elemento essenziale per una sanità efficiente e competitiva.
Tra gli elementi da prendere in seria considerazione non dovrebbero mancare quello dell’attivazione di un “Day Service”, multidisciplinare delle acuzie con gestione del paziente acuto che non necessita di ricovero ospedaliero, attraverso una linea diretta con il pronto soccorso medico, e di un multidisciplinare della  cronicità per la gestione del paziente cronico complesso, sì da permettere la congiunzione tra ospedale e territorio;  la creazione di percorsi diagnostico-terapeutici multidisciplinari condivisi tra ospedale e territorio per tutte le più frequenti patologie acute e croniche e per le più frequenti problematiche sociali, con percorsi attivati in ambito assistenziale 24 ore su 24, 7 giorni su 7.   Il medico ospedaliero deve spendere parte del proprio tempo in collaborazione con i servizi territoriali, come elemento determinante per la realizzazione della continuità assistenziale.  Occorre un utilizzo capillare ed obiettivo degli indicatori su mortalità e morbilità delle più comuni patologie per misurare l’efficienza della sanità ospedaliera e territoriale, nell’ottica premiante degli ospedali e distretti sanitari.  La Sanità in  Puglia è stata gestita con dinamiche frutto di visioni miopi ed irresponsabili, laddove le scelte sono state quasi sempre frutto della logica dell’appartenenza ad un certo schieramento politico,  indipendentemente dai meriti conseguiti in esperienze pregresse, dai curricula e dalle capacità manageriali, spesso anche professionali.  Se la sanità divora oltre l’80% delle risorse correnti della Regione Puglia, ci sarà un perché.  Se vi sono procedimenti penali a iosa a carico di dirigenti, per  servizi e forniture varie a prezzi a volte centuplicati rispetto a quelli che avrebbero dovuto praticarsi, se diversi reparti non hanno primari e personale ausiliario che possano garantire l’efficienza delle prestazioni ed una adeguata risposta al bisogno di salute dell’utenza,  se sono stati dismessi ospedali senza aver mai dato luogo alla più volte sbandierata riconversione degli stessi, questo è il frutto di un decennio di politica regionale fallimentare del centrosinistra, contrassegnato dall’assenza di controlli e di visioni lucide e lungimiranti che proiettassero la nostra Sanità verso modelli organizzativi efficienti e competitivi.  

Con la presenza di tanti, forse troppi, Enti per la tutela del territorio (Parco, Consorzi di Bonifica, ecc.) quali opportunità di sviluppo, anche agricolo, si potrebbero agganciare?

Tanti enti possono rappresentare una opportunità od una criticità a seconda della capacità di chi li dirige di mettersi in rete per l’attuazione di una seria politica di promozione  e valorizzazione delle nostre eccellenze, in campo agricolo come in quello degli altri segmenti della nostra economia.  Finora ci si è caratterizzati per lo sciupìo, la perdita ed il mancato utilizzo di fondi comunitari per svariati milioni di euro, che significa perdite di opportunità per tanti giovani che ben avrebbero potuto mettere a frutto le loro capacità nel nostro territorio, anziché emigrare altrove.  La responsabilità maggiore, la colpa gravissima del governo regionale pugliese, e del centrosinistra che lo ha retto nell’ultimo decennio, rimarrà l’innalzamento della soglia della disoccupazione giovanile, con punte che ci hanno portato ad essere, dalla “Lombardia del Sud”, il fanalino di coda delle regioni meridionali. E’ un marchio indelebile sulla pelle dei nostri giovani e delle loro famiglie, che ha impoverito la Puglia e la Capitanata delle sue  energie migliori.  Una situazione che spero possa avere fine con la sconfitta nelle urne dei responsabili di questo sacco delle intelligenze. 


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