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Tremiti/ Il ponte e il sogno borbonico. Unire S. Domino e S. Nicola

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Ferdinando II di Borbone re del Regno delle due Sicilie, il 19 settembre 1844 era a Tremiti per verificare l’andamento della co­struzione del ponte di collegamen­to fra le due isole maggiori, San Domino e San Nicola, attraverso l’isolotto del Cretaccio.

 Una visita lampo diremmo oggi, di poco più di tre ore, dalle 4 del pomeriggio: giusto il tempo di una ispezione su San Nicola abitata da circa cin­quecento "coloni", di ascoltare messa nella badia di Santa Maria di Tremiti, di impartire ordini e risalire a bordo del "real legno a vapore Celere", per far ritorno a Napoli. La cronaca detta­gliata di tale visita è contenuta nel rap­porto inviato dal sot­tointendente del di­stretto; all’Intenden­te della Provincia di Capitanata nel quale descrive con accura­tezza di particolari, la ricchezza di "commestibili di ogni qua­lità" ed anche del "superfluo", di botteghe e di attività artigianali varie operanti sull’isola. «Il grande poi, e magnifico, si è la costruzione di un Ponte di Legno che Unisce l’isola del Forte (San Nicola, ndr), con l’isoletta detta Cretazzo per facilitare l’accesso su di esso all’isola Grande Boscosa e coltivabile di Santomino», Anche qui non mancano i particolari: «Il primo braccio da San Nicola al Cretazzo è completato interamen­te, è alto dieci palmi dalla cima dell’acqua» profonda «da dici a do­dici palmi ed a consimile profon­dità si conficcano i travi che lo compongono; la sua lunghezza è di passi geometri centoventi e più, è solido tale da potervi farvi tran­sitare pezzi di artiglierie». Un ponte, progettato dall’archi­tetto presso la corte del re, Pietro Enriquez, dunque c’era già nel 1844 che univa le isole maggiori di Tremiti. Già allora si era avvertita la necessità di un collegamento stabile quale può essere un ponte. Una esigenza fortemente sentita ancor più oggi che le Tremiti sono meta di migliaia di turisti il cui spostamento tra San Domino, dotata di alberghi e’ quant’altro ne­cessario al turismo, e la storica San Nicola, è possibile solo con barche, un mezzo alquanto pre­cario e non privo di rischi, pra­ticabile peraltro solo a mare cal­mo. Quello di un collegamento at­traverso un viadotto è tema di, battuto da parecchio. A sostenerla l’opportunità o ancor più la necessità di costruire un collega­mento stabile fra le isole, è l’in­gegnere Michelangelo De Meo che alcuni anni fa propose il progetto di un ponte diretto San Domino-San Nicola. Non se ne fece nulla. Ora torna sull’argomento facendo riemerge­re, l’antico progetto del doppio ponte voluto da Ferdinando II di Borbone. De Meo non si limita a riprendere quanto lasciato scritto nelle carte dell’epoca, è andato su quei fondali alla ricerca dei resti di quell’opera anche per dimostrarne l’esistenza messa in discussione dai soliti scettici. Non è stato difficile rinvenire ancora i monconi di pali rinforzati con "pun­tazze" di ghisa di­stanziati opportunamente e facenti parte della palafitte che reggevano il ponte. Perché non rico­struirlo usufruendo delle tecnologie mo­derne? “I vantaggi sono molteplici e di gran­de interesse” affer­ma De Meo. «Si do­terebbe le Tremiti di una struttura che va­lorizzerebbe sotto va­ri punti di vita le iso­le e le renderebbe me­glio usufruibili da residenti e turisti. Si ri­valuterebbe una signifìcativa memoria storica, si eliminerebbero le bar­rire naturali e architettoniche, au­menterebbe l’appeal ‘scenico e ‘ paesaggistico del luogo, costituirebbe una piacevole e inedita pas­seggiata sul mare, insomma una serie di straordinari vantaggi per il turismo e dunque per l’economia locale» Quanto ai costi si spenderebbe meno dei circa 60mila euro che la Regione Puglia spende annual­mente per il traghettaggio insi­curo e saltuario tra le due spon­de.

Michele Apollonio


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