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Vico/ Assolti i due imprenditori, l’azienda estranea all’inquinamento del canale

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La denuncia della loro denuncia a piede libero era erronea.

 

 L’8 aprile del 2011 la Gazzetta di Capitanata” (a pagina XI nelle pagine del Gargano) pubblicò un articolo dal titolo: “Il canale trasformato in una discarica; area sequestrata dalla polizia municipale”. Nel corpo dell’ar­ticolo era scritto tra l’altro che «I fratelli Marco Giovanni e Luciano Vasienti, titolari dell’azienda (la "Sieco"), furono condannati dal giudice monocratico della sezione distaccata di Rodi Garganico del tri­bunale di Lucera al pagamento di una multa di 13mila euro». In se­guito il redattore dell’articolo, in seguito ad un’altra e diversa vicen­da giudiziaria, lo scorso 11 maggio ha saputo che la circostanza indicata nell’articolo dell’aprile 2011 non corrispondeva al vero. Infatti, se pure l’area oggetto dell’articolo era stata precedentemente sottopo­sta a sequestro da parte della Polizia Municipale, nel giudizio penale ce­lebrato davanti al giudice della se­zione distaccata di Rodi Garganico del Tribunale di Lucera, nei confronti degli imputati Giovanni Marco e Luciano Vasienti non si era affatto concluso con una sentenza di condanna di pagamento di una multa di 13mila euro, come invece erroneamente indicato nell’articolo pubblicato quattro anni fa. Infatti, nelle more del giudizio il legale rappresentante della «Sieco spa» e custode dell’ area sottoposta a sequestro, chiedeva ed otteneva dall’autorità giudiziaria il disse­questro temporaneo dell’area ai fini della bonifica che puntualmente ve­niva effettuata. Successivamente Giovanni Marco Vasienti, avendo bonificato l’area ed avendo elimi­nato tutti gli effetti dannosi del reato ambientale ed avendo pagato la somma di oltre 13mila euro in corso di causa chiedeva ed otteneva dal magistrato l’oblazione con conse­guenziale estinzione del reato a suo carico. Il che ha portato ad una sen­tenza di assoluzione per Luciano Vasienti riconosciuto estraneo ai fatti ascrittigli ai sensi dell’articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale, mentre per Marco Giovanni Vasienti si è giunti, con medesima sentenza, ad una pronuncia di non doversi procedere per estinzione del reato a lui ascritto per intervenuta oblazione. Il giudizio si è concluso all’udienza del 31 marzo del 2011; e le motivazioni della sen­tenza furono depositate dal magi­strato il 7 aprile del 2011. Mastro­paolo, che scrisse l’articolo, si scusa pertanto con Marco Giovanni e Lu­ciano Vasienti per l’errata notizia riportata nell’articolo, a causa di una errata percezione e/o interpre­tazione dell’informazione pervenu­ta da terze fonti. Sicuramente, se i Vasienti avessero segnalato allo scrivente o alla testata giornalistica l’esatto tenore della sentenza citata, si sarebbe immediatamente proce­duto alla rettifica. Seppur, a distan­za di quattro anni dalla pubblica­zione, chi scrisse’l’articolo e la Gaz­zetta del Mezzogiorno solamente lo scorso 27 maggio hanno avuto ac­cesso e contezza alla documenta­zione che ha chiarito l’intera vi­cenda.

Francesco Mastropaolo
Gazzetta di Capitanata


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