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Emergenza lavoro: cari studenti la laurea non è più una garanzia

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Uno studio della Fondazione Majerotti dimostra che il conseguimento del titolo non facilita l’occupazione. Chi esce dagli atenei pugliesi fa sempre più fatica.

 

 La crisi economica colpisce i laureati pugliesi: il tasso di disoccupazione di chi consegue la laurea è aumentato negli ultimi anni in tutti gli atenei, da Foggia a Bari al Salento. Con un incremento del 92 per cento in quattro anni per l’Università Aldo Moro di Bari. Ovviamente, chi si laurea trova più facilmente lavoro rispetto a chi non completa il ciclo di studi (il «pezzo di carta» comporta un abbattimento del tasso di disoccupazione che, anno per anno, varia tra il 30 ed il 50 per cento rispetto a chi non ha il titolo). Ma la crisi ha pervaso anche gli atenei.
È quanto risulta dallo studio condotto dalla Fondazione Rita Majerotti, istituto della Cgil, su dati Almalaurea e Istat. Analizzando caso per caso, l’Università che presenta il più basso tasso di disoccupazione (a tre anni dalla laurea) è il Politecnico di Bari con una percentuale pari al 9,9% (dal 7% del 2013). I valori complessivi sono molto incoraggianti soprattutto se li si confronta con la media del 31,23 del Sud. Lo studio però ha messo a rapporto i laureati baresi con quelli del Politecnico di Torino dove il tasso di disoccupazione scende nel 2014 al 4% e quello medio al Nord è di 11,35%. Entrando nello specifico dei singoli corsi di laurea, si evidenziano valori differenti: per sei dei 14 corsi si registra la piena occupazione, ad esempio per Ingegneria industriale, per Informatica e Automazione. Diversa la situazione all’Università Aldo Moro di Bari. Qui il tasso di disoccupazione per i laureati magistrali passa dall’11,3 per cento del 2010 al 21,8 per cento del 2014. La situazione occupazionale è molto diversificata fra gruppi disciplinari: bassi sono i tassi di disoccupazione in particolare per i laureati nell’ambito medico, chimico-farmaceutico, scientifico. Il settore con il più alto numero di disoccupati (pari al 47,9%) è quello giuridico. Da segnalare per Bari che l’81% degli studenti è figlio di genitori non laureati. Infine per quanto riguarda le Università di Foggia e del Salento, i cui dati sono stati aggregati, a tre anni dalla laurea si passa da un tasso di disoccupazione del 22% nel 2012 al 24,4 nel 2014.
Una sezione della ricerca è stata dedicata alla differenza di genere, ossia a quanto si discosta il tasso di disoccupazione delle laureate da quello dei laureati. Ne risulta che le ragazze pugliesi incontrano più difficoltà a trovare lavoro e quando lo trovano vengono anche pagate di meno. In Puglia il tasso per le laureate è del 24,8 per cento, con punte del 30 per cento per l’Università del Salento (sempre a tre anni dalla laurea). Lo scarto tra i tassi disoccupazione femminile e maschile si presenta, come prevedibile, sempre nettamente a sfavore delle giovani laureate. Da segnalare un dato positivo per Foggia dove, ad un anno dal conseguimento del titolo, trovano più facilmente lavoro le laureate. Ripercussioni anche sugli stipendi: le donne guadagnano senza dubbio di meno. Sono i settori economici, ingegneristici e medici quelli più remunerativi. Il rapporto, che mette a confronto anche i laureati con i diplomati, evidenziando una netta differenza tra le due categorie e una maggiore facilità per i laureati a trovare lavoro, è stato presentato ieri sera nel palazzo delle Poste di Bari: hanno partecipato oltre ai curatori dello studio, Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Bari e Gianni Forte, segretario generale Cgil Puglia e i rettori Antonio Uricchio e Eugenio Di Sciascio, rispettivamente delle Università di Bari e del Politecnico, il rettore di Foggia, Maurizio Riccio e Angelo Salento, delegato dell’UniSalento.


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