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Gargano attaccato a piccoli morsi. Non si salva nulla

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Riceviamo e pubblichiamo.

 

 Il recente allarme, per fortuna a vuoto, sui lavori di consolidamento della falesia a Valazzo lungo la costa di San Menaio, l’intervento di Menuccia Fontana dell’Associazione Italia Nostra sezione Gargano e il tardivo intervento del W.W.F. sulle sorti di Calenella, riportato per dovere di cronaca sulle pagine dell’ATTACCO, risale alla ribalta prepotentemente il tema della tutela del territorio e delle sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche.
Quando nei primi anni ottanta, quale componente del Consiglio Nazionale dell’ANCI e della Commissione Servizi, fui chiamato a Palazzo dei Prefetti, alle spalle di Montecitorio, dal Presidente dell’Associazione dei Comuni, Sen. Triglia, mi sentii rivolgere senza tanti preamboli una domanda:” Il Gargano soffre di ecomostri?” Rimasi un po’ interdetto dalla domanda, ma poi risposi con lo stesso argomento con il quale Matteo Fusilli, Presidente del Parco Nazionale del Gargano, affrontava questo argomento:” Il Gargano non conosce grandi Ecomostri, ma è sistematicamente attaccato a piccoli morsi da tanti ecomostricciattoli.” Il risultato di queste aggressioni cambia, e continua a cambiare, il volto magico e straordinario del Gargano. Quel volto che Michelangelo Manicone, fraticello e naturalista vi chese del settecento, così descriveva:” Siete per il villeggiante soggiorno tal che invidierebbel Giove, se potesse in veste umana, d’abitar con noi mortali.” Invece i moderni barbari, un morso oggi, uno domani e tanti di ieri, hanno cambiato il volto, i connotati delle nostre coste, dei Centri Storici, del Paesaggio. Cancellando e distruggendo con interventi estemporanei, variopinti e senza regole comuni di salvaguardia e di recupero, quel poco di antico e di bello ci resta.
Vico del Gargano per colpa di una politica locale dissennata, di rapina, speculazione e di facile consenso, non è immune a questa pratica distruttiva. Dopo aver sfigurato su larga scala il quartiere marino San Menaio e buona parte della periferia vichese, con cubi e condomini senza volto, oggi si aggredisce morso dopo morso, quelle tracce preziose che caratterizzano un borgo antico. Sotto i colpi del “ fare “ non si salva nulla: manomissioni di chiese; sparizioni di antichi pavimenti e calpestii; distruzioni di rari orti dentro le mura; stravolgimenti nel cuore del Centro Storico; cornicioni; fregi; comignoli; tetti; grondaie; portali; reperti archeologici sparsi di qua e di là; alberi patriarchi; ulivi monumentali; macchia mediterranea; zone pinetate. Tutto si muove sotto la mostruosa pratica dell’improvvisazione e della discrezionalità. Ci sono le leggi, ci sono i regolamenti, ma solo sulla carta. Nella realtà il volto di Vico del Gargano, come pure quello di altri Comuni e del territorio, viene lentamente e inesorabilmente snaturato, appiattito, aggredito, cancellato. Le rare e flebili voci di chi s’indigna: Gianni De Maso; Valentino Piccolo; Giuseppe d’Avolio; Tomaso Angelicchio; Roberto Budrago; Menuccia Fontana, restano solo echi lanciati e rimandati indietro senza produrre seri effetti. Il cittadino, o meglio, il paesano, è lontano da queste preoccupazioni. Anzi, ritiene ambientalisti, naturalisti, ecologisti, sette da eliminare perché d’intralcio al fare e agli affari. Tutela, Recupero, Rigenerazione, Salvaguardia, Rispetto, non sono temi che portano voti. Si aggiunge, pronta, la risposta degli amministratori:” Così fan tutti!” E’ una risposta scellerata in un paese “ borgo antico “ dove abbondano architetti, ingegneri, geometri, maestranze, ma contemporaneamente si assiste ad un mascheramento carnevalesco perché “ così fan tutti “.
Che il buon Emiliano, nel formare la nuova Giunta regionale, trovi una nuova e puntuale Angela Barbanente.

Michele Angelicchio

 

 

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