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Vieste/ Clemente: “Il Comune ha un nuovo mutuo trentennale di € 2,5 milioni”

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Questa mattina il Consiglio Comunale, con il voto contrario di Clemente, Devita, Montecalvo e Spina Diana (astenuti Giuffreda e Mascia) ha approvato il ripiano del debito di € 2.497.008,004 in trenta anni, con una quota annuale di € 83.233,60. Riceviamo e pubblichiamo.

 

 Il debito proviene principalmente dalla eliminazione del credito nei confronti della GEMA SPA, ex concessionaria dei tributi del Comune di Vieste dichiarata fallita nel 2013. La Commissione di studio sul contrasto all’evasione da me presieduta, aveva messo in guardia nel 2012 sulla irregolarità dell’affidamento del servizio e sulle procedure di riscossione coattiva. Questo debito che si dovranno accollare i cittadini viestani per trenta anni è frutto della incapacità del Sindaco di gestire la situazione finanziaria del Comune. Domani la Corte dei Conti sentirà le argomentazioni del Sindaco sul piano di rientro in corso.

L’intervento del consigliere Clemente

Ordine del giorno: D. Lgs. 23 giugno 2011 n.118, art. 3, comma 16 – Ripiano maggiore disavanzo al 01.01.2015 da riaccertamento straordinario dei residui.

Preliminarmente mi riporto al mio intervento del 05.05.2015 relativo al Consiglio comunale sulla discussione del Rendiconto 2014:
“Per quanto riguarda l’avanzo di amministrazione, già oggi sapremo se il saldo di gestione dei residui è veritiero, con il riaccertamento straordinario dei residui. Se il riaccertamento dei residui sarà negativo vuol dire che il saldo di gestione 2014 dei residui non è veritiero.
La politica dei bilanci di previsione e dei rendiconti è quella di occultare spese ed inserire residui attivi non veritieri per poter conseguire degli avanzi di gestione, necessari per la costituzione di fondi di riserva e di svalutazione dei crediti.”  
Detto intervento non è stato riportato nel testo della delibera, né allegato in sede di pubblicazione, anche se da me espressamente richiesto.
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Il riaccertamento straordinario dei residui è stato influenzato soprattutto da crediti inesigibili risultanti già dal Rendiconto 2012 (Gema SpA e Comune di Sannicandro).
Nel mio intervento relativo alla Delibera di Consiglio n. 23 del 14.05.2013 (Rendiconto 2012) è riportato:
La GEMA risulta oggi fallita, ed il relativo credito da insinuare al passivo della procedura è chirografario, con una possibilità di incasso improbabile.
Per quanto riguarda i residui attivi relativi al mancato introito da parte del Comune di Sannicandro Garganico, di circa € 4 milioni, la procedura di riconoscimento dell’intero debito da parte dell’organo straordinario di liquidazione è molto improbabile.
Ho usato il termine improbabile per indurre la Giunta a rivedere il Rendiconto, in quanto il regolamento di Contabilità prevede:
art. 24 Possono essere mantenute fra i residui attivi dell’esercizio esclusivamente le entrate riaccertate a seguito di revisione in sede di conto del bilancio;
art. 49 La eliminazione dei residui attivi riconosciuti in tutto o in parte inesistenti per assoluta o dubbia esigibilità, è effettuata contestualmente al rendiconto;
ed i principi contabili per gli enti locali prevedono che:
costituiscono crediti di dubbia esigibilità quelli per i quali vi siano elementi che facciano presupporre un difficile realizzo degli stessi e per i quali si sia verificata la mancata scadenza dei termini di prescrizione. Per tali fattispecie, l’ente dovrà stralciare tali crediti dal conto di bilancio, trattandoli alla stregua dei crediti inesigibili; o conservarli nel conto del bilancio, presentando comunque, a detrazione, il relativo fondo svalutazione crediti.
E’ ovvio che i crediti riportati nel Rendiconto 2012 nei confronti della GEMA SpA (già dichiarata fallita) erano del tutto inesigibili, mentre quelli nei confronti del Comune del Comune di Sannicandro erano in parte inesigibili per Dissesto finanziario.
Per queste ragioni il nostro gruppo ha richiesto nel 2013 di poter procedere al riaccertamento dei residui richiesto dalla Corte dei Conti, ma ciò non ci è stato permesso.
La Giunta ha approfittato delle modifiche del sistema di contabilità degli Enti locali per procedere a rimediare ad un artificio contabile volutamente posto in piedi nel 2013 per poter giustificare un piano di rientro con la Corte dei Conti del tutto inattendibile.
Ad una settimana dalla scadenza del termine del Piano di rientro, prendiamo atto che:
-. L’esposizione debitoria è raddoppiata rispetto a quella del piano di rientro;
l’anticipazione di tesoreria è completamente utilizzata;
-. il Bilancio di previsione 2013 ed il Piano di rientro del 13/09/2013 sono stati redatti con dati volutamente errati, al fine di nascondere spese per oltre € 2 milioni. Infatti, i soli debiti fuori bilancio riconosciuti, pari ad € 2.384.242,56 si riferiscono a spese ben conosciute come risulta agli atti (delibere di riconoscimento);
-. il pagamento dei suddetti debiti fuori bilancio è stato ripartito in tre anni, ma non hanno una copertura nel bilancio di previsione pluriennale relativo alle annualità 2015 e 2016;
-. i dati del Bilancio di previsione 2014 sulla TARI registrano minori entrate rispetto a quelle iscritte in Bilancio circa € 800.000;
-. le minori entrate per TARI non sono state considerate in occasione dell’Assestamento di Bilancio;
-. non viene sistematicamente attuato il Regolamento di contabilità che prevede la verifica bimestrale degli equilibri di bilancio.
Per queste ragioni abbiamo proposto nel gennaio di quest’anno di dare la possibilità al Consiglio comunale di predisporre un nuovo piano di rientro, come comunicato anche alla Corte dei Conti, e non posso votare a favore di una proposta di delibera che certifica che vi sia stata una volontà consapevole di portare il Comune di Vieste verso lo squilibrio finanziario.
Chi si assumerà questa responsabilità sarà colpevole di aver contribuito a portare il Comune di Vieste allo squilibrio finanziario.

 

 

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