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Puglia/ Falesia fragile e scempi edilizi 20 km di mare negato

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Dal Gargano a S. Maria di Leuca la mappa dei tratti di litorale vietati ai bagnanti. A Brindisi chiusi 14 stabilimenti su 20, a Porto Cesario e Gallipoli case sulla spiaggia.

 

 A soffrire di più è la costa salentina, quella che da Apani, 11 chilometri a Nord di Brindisi, arriva a Santa Maria di Leuca. E lo è principalmente la costa adriatica, che con i suoi lunghi tratti rocciosi è maggiormente esposta al rischio di erosione e sgretolamento della falesia. Di altri problemi, in questo caso dovuti alla mano pesante del­l’uomo, ci si deve invece preoc­cupare sulla costa ionica dove è l’abusivismo a impensierire e negare la bellezza del mare e delle spiagge a residenti e bagnanti. Anche l’estate 2015 si è aper­ta all’insegna di divieti, sequestri e polemiche. Da Nord a Sud, la natura e gli scempi ri­schiano di mettere a serio ri­schio un patrimonio di inesti­mabile valore che ha fatto della Puglia una tra le mete turisti­che più ambite d’Italia. Dei 960 chilometri di costa che circon­dano la regione non meno di 20 sono interdetti alla balnea­zione. Un calcolo preciso non è possibile, è possibile, però, una ricognizione dei casi che maggiormente preoccupano. A cominciare dall’estremo lembo del Salento, Finibus Ter­rae, lì dove mar Ionio e mare Adriatico si incontrano e mischiano le loro acque. Il caso più eclatante è quello del Ciolo, il suggestivo canalone sovra-­stato da un ponte dove la parete rocciosa è stata ricoperta con una rete metallica per evitare la caduta di frammenti di roccia. Sette chilometri di strada lito­ranea, dal Ciolo a Leuca, sono stati chiusi e l’accesso alla spiaggetta sottostante è stato vietato. Aveva rischiato la stessa sorte la marina di Melendu­gno, dove lo scorse anno, nel tratto da Torre Specchia a Torre Sant’Andrea, la Capitaneria di porto di Otranto aveva lasciato intravedere una estate di lidi e spiagge libere interdetti ai ba­gnanti proprio per il pericolo di crollo della falesia. Allarme poi in gran parte rientrato. Non è rientrato, invece, a Porto Mig­giano (Santa Cesarea Terme), in alcuni tratti della costa di Tricase e a Castrignano del Capo (Santa Maria di Leuca). Ri­manendo nel Leccese, sulla co­sta ionica si deve costantemen­te fare i conti con l’abusivismo edilizio. Quasi nessuno stabili­mento era in regola, la scorsa estate, con le autorizzazioni amministrative a Porto Cesa­reo, mentre è dell’altro ieri la notizia del sequestro di Punta della Suina, a Gallipoli, per abusivismo edilizio. Sempre nel Gallipolino, nella zona di­ Padula Bianca, un intero com­plesso edilizio preclude l’acces­so al mare. Sulla costa a Nord di Brindisi i gestori devono barca­menarsi tra falesia che si sbri­ciola e manufatti abusivi. Dei venti stabilimenti balneari da Materdomini ad Apani – un tratto di poco meno di 11 chilo­metri – solo sei hanno tutta la documentazione in regola per l’apertura. Risalendo verso Nord, è un’oasi felice la costa di Monopoli, mentre si ripropone il problema della falesia nella zo­na San Menaio del Gargano do­ve, però, i lavori di messa in si­curezza sono terminati un me­se fa. Sulla costa di Trani, più che alla falesia pericolante i problemi sono legati alla man­canza di accessi al mare, spesso impediti dalla presenza di ville e case. Costa bassa e sabbiosa quella del Tarantino dove non si registrano problemi partico­lari. E dove non ci sono né falesia né abusi edilizi, a rendere la vi­ta complicata ai bagnanti ci si mettono depuratori e scarichi fognari. È quanto accade a Tor­re Calderina, a un paio di chilo­metri da Molfetta, dove gli sca­richi di un depuratore hanno fatto naufragare il sogno di tra­sformare l’area in un’oasi protetta per gli uccelli migratori. La circostanza, però, non sem­bra impensierire più di tanto, almeno a giudicare dai tanti che la frequentano. Problemi di scarichi anche a Pane e Pomodoro, sul lungomare di Bari. Quando piove la fogna nera invade la condotta Matteotti del depuratore e immancabilmente scattano i divieti di balnea­zione. Un problema di paratie che non reggono la pressione dell’acqua.

F.M.
corriere del mezzogiorno

 

 

 

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