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Storia/ Lo stato d’assedio sul Gargano

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Che in ogni persona ci sia quell’anelito verso la libertà è più che giusto, l’interessante che questo nome non divenga sinonimo di egoismo, di alterigia o di libertinaggio.

Le imposizioni del despota, con lo strapotere, con i suoi favoritismi, con l’arbitrio e la tirannide non fanno altro che diffondere malversazioni, differenze, dissapori ed odio nella società. La prepotenza è non volere accettare, né capire il valore della convivenza civile. Ed è quello che succedeva a Vieste fra due gruppi di famiglie, che si rinfacciavano, oserei dire quotidiana­mente, le loro malefatte. Ambizioni, invidie, gelosie è prepotenze, ma più di tutto il pre­valere sull’altro sia nella vita privata che in quella sociale. Da una parte vi sono i Petrone e Francesco Cocla, dall’altra i Medina e i Nobile. Quale sia la vera causa di tanta inimicizia è tutta da scoprire, studiare e capire: possiamo solo ipotizzare che sia dovuta da interessi economici e dalla supremazia nel decuriona­to, ma non come promotori del brigantaggio. Anche l’Anonimo di Successe il Ventisette e Alfonso Perrone, redattore dei Memorandum, non facevano che accusarsi reciprocamente. Erano essi portavoce di due partiti? Le vicende ci rimandano con la memoria alla fine della II Guerra Mondiale (1939-43), quando, caduto il regime fascista" si doveva decidere di con­fermare la Monarchia o scegliere la Repub­blica e subito dopo optare per la Dc di Alcide De Gasperi o per il Pci di Palmiro Togliatti. Ed anche allora le piazze gremite di elettori, fi­nivano spesso col creare subbugli o addirittura tumulti. L’arrivo dei mille di Garibaldi itl, Sicilia prima e, nell’Italia meridionale dopo, costrinse Francesco II a riparare a Gaeta e questo creò senz’altro scompiglio, lotte e uc­cisioni in indiscriminate fra i sostenitori di entrambi, causate anche dal disciolto esercito borbonico, i cui soldati si dettero alla macchia, rifugiandosi fra terreni impervi, boscaglie fit­te e località difficilmente raggiungibili. Per poter sopravvivere ricattavano le famiglie più’facoltose e ostili al governo borbonico. Ed è quello che avvenne anche a Vieste il 27 Luglio 1861 con la morte di 9 cittadini, da parte dei cosiddetti briganti, chiamati, a quanto pare, da cittadini locali per vendette personali. Con l’annessione del Regno di Napoli a quello di Sardegna, l’esercito piemontese, invece di ri­correre ad un armistizio con i ribelli; ormai tacciati di brigantaggio, mise in atto quelle leggi marziali con indiscriminate fucilazioni. Esse invasero tutto il territorio dell’Italia Meridionale operando eccidi specie nella Basilicata. Il Gargano non fu esente da incursioni e scontri, molti di questi si verificano nel periodo 1860 — 1865. Venne istituito lo stato d’as­sedio e si applicò senza misericordia la trista e funesta Legge Pica, che prevedeva per tutti quelli che si davano alla macchia la fucila­zione senza processo, la deportazione forzata in Sardegna dei familiari e dei sospettati ed anche la fucilazione a chi si recava in cam­pagna, senza autorizzazione, come avvenne per 18 innocenti pastori che stavano tosando le pecore in territorio di Rignano Garganico. I danni in agricoltura e per la pastorizia furono ingenti e la vita delle popolazioni di­venne quasi impossibi1e. Anche le attività amministrative incontravano difficoltà, perché molti galantuomini rifiutavano cariche nelle amministrazioni comunali. Infatti la repres­sione del brigantaggio divenne feroce e cieca da parte dell’esercito piemontese agendo con estremo rigore e con facili ed indiscriminate fucilazioni. E’ anche vero come ho detto e scritto più volte che la guerra ai briganti era una guerra violenta e spietata, perché agli odi politici e sociali si aggiungevano le faide di paese con bassezze e vendette personalI e finivano col massacrare liberali innocenti cittadini e soldati sbandati. Era una guerra fratricida!

Matteo Siena
Presidente sezione Società di Storia Patria Gargano

 

 

 

 

 

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