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Trivelle/ «No alle vacanze di TrivAdvisor»

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L’appello di Introna a Emiliano.

 

 Una battaglia complicata quella che mette gli enti territoriali contro le multinazionali del petrolio in cerca degli ultimi scampoli di carburanti fossili sui fondali del mare. Complicata perché giocata in un contesto nel quale il governo italiano tentenna sulle politiche energetiche mentre si avvicina la scadenza per gli obiettivi fissati dall’Unione europea nonché dall’ultimo vertice dei sette Paesi più industrializzati, nel quale è emersa l’urgenza di abbattere le emissioni dei gas serra.

La Regione Puglia è tra quelle che hanno aperto la strada ai ricorsi contro gli articoli del decreto cosiddetto Sblocca Italia, poi convertito in legge, che apre di fatto un’autostrada davanti alle autorizzazioni per le prospezioni, la ricerca e la successiva estrazione del petrolio «sottomarino».

Questa posizione è ora ereditata dalla nuova amministrazione dell’appena insediato governatore Michele Emiliano, cui si rivolge Onofrio Introna, presidente del Consiglio regionale fino all’insediamento della nuova assemblea che difficilmente avverrà prima della prima decade di luglio.
«La Puglia dei due mari, degli ottocento chilometri di coste e delle undici bandiere blu – spiega Introna – è incompatibile con le onde nere del petrolio nelle acque dell’Adriatico e dello Ionio. l presidente Nichi Vendola chiude con coerenza dieci anni di battaglie a difesa del territorio, dell’aria e delle acque e consegna a Michele Emiliano una Puglia No Triv, che il neo governatore ha già assicurato di voler caratterizzare sempre come una regione tesa a valorizzare la crescita e le energie pulite. Il nuovo governo regionale di centrosinistra continuerà a respingere le politiche divora-ambiente che puntano ancora sulle emissioni inquinanti e sull’industria pesante».
L’oro nero è un miraggio, insiste il presidente del Consiglio regionale, l’opzione petrolio nei mari è una scelta azzardata, che mette a rischio le spiagge e le acque pulite, il turismo e la pesca, la balneazione e la navigazione. «Sarebbe autolesionistico porre sotto la mole incombente delle torri petrolifere tante risorse tradizionali, ecosostenibili e capaci di incidere sul Pil (prodotto interno lordo) regionale. Non possiamo giocarci tanto per così poco».
A proposito di piattaforme e trivelle, Introna segnala una delle iniziative più intelligenti del movimento ambientalista: TrivAdvisor, la campagna online di Greenpeace, che parodiando il popolare portale di viaggi, commenta ironicamente lo «splendido spettacolo che attenderebbe le acque italiane se la lobby dei petrolieri dovesse raggiungere i propri obiettivi».

Finte recensioni di «soggiorni indimenticabili» su coste aggredite da macchie oleose e carcasse di cetacei spiaggiati. Un fotomontaggio mostra un impianto petrolifero offshore a vista di Punta Palascìa (Otranto), con tanto di fiaccole che bruciano i gas sottomarini estratti. Uno scenario verosimile coi pozzi ad appena 10-12 miglia dalla costa, secondo le autorizzazioni richieste dalla Northern Petroleum, al largo di Mola e Fasano.
Le trivelle, conclude Introna, «sono una risorsa solo per i profitti delle multinazionali del petrolio. Sono certo che la giunta Emiliano insisterà con decisione nella linea di contrasto alle decisioni governative che puntano sullo sfruttamento degli idrocarburi marini e difenderà i prodotti della pesca e le acque trasparenti delle spiagge pugliesi, tanto apprezzate da turisti italiani e stranieri. In Puglia il petrolio lo abbiamo già: è la bellezza».


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