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Peschici/ Quel Museo delle tradizioni scrigno di cultura popolare

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Lo sforzo incredibile di Italia Vecera, “Direttrice in pectore” di questo centro etnografico.

 

 Attende turisti e visitatori seduta davanti’ al suo Museo etnografico .. Una «grotta» di quella Peschici dal bianco mediterraneo che ti colpisce per la sua bellezza e freschezza. Un presepe dal sapore e dal gusto particolare, con un annesso corredo di at­trezzi, foto e oggetti di un pas­sato che non c’è più e che lei non ha voluto cancellare. Si chiama Italia Vecera, asserisce di avere più di 70 anni (lo conferma il suo nome di battesimo dal sapore nostalgico … ) ed è la «direttrice in pectore» di questo gioiello della cultura popolare garganica. Nel piccolo Mu­seo delle tradizioni di questo promon­torio baciato dalla natura, Italia ha conservato di tutto: dalla madia per la pasta del pane e multiuso, alla serie di pentolame in fer­ro, usato e comune negli anni ’30-’40 per sostituire il più prezioso rame. Ma anche culle, oggetti ormai fuori dal quotidiano, ad­dirittura il recipiente che sostituiva il water quando la rete fognaria da queste parti era ancora un sogno. Lo mantiene con i suoi sforzi il piccolo Museo che il Comune farebbe bene a fare suo. Lo fa con le offerte dei visitatori che lasciano un piccolo obolo in un piatto. «Era un locale di pro­prietà della mia famiglia dove ho portato tanta roba che ho trovato in casa. Poi ho allargato l’appello e ho chiesto ad amici e parenti di donare og­getti che hanno accompagnato e arricchito la mia vita, quelli che hanno contrassegnato la gioventù, la vita dei miei ge­nitori e dei miei avi. Li ho raccolti e messi tutti qua, a disposizione dei tanti giovani e non che vengono in questa strada per un tuffo nei ricordi dei nonni anche se portano il trasgressivo "piercing" al naso o indossano larghi pantaloni. Nessuno vuole perdersi la visita a questo Mu­seo speciale. Un punto di in­contro di culture e storie di generazio­ni che farebbe ve­nire la pelle d’oca a tanti antropologi e ricercatori ma che invece resta ancora lo sforzo di una donna che, pun­tualmente, ogni mattina, apre il suo centro culturale e siede davanti alla porta a realizzare merletti o altri la­vori artigianali con i ferri. «Noti so fino a quando potrò far­lo – commenta ram­maricata Italia -. Le spese sono tante anche se la casa è mia e quindi abbatto i costi. C’è da pagare la bolletta della luce, fare pulizia, accontentare le esigenze dei visitatori». Sì, perché lei lo fa col piglio di una professionista del settore. Chissà quanti ricercatori fa­rebbero lo stesso. Ti accoglie col sorriso sulla bocca; ti fa sedere sui gradini della strada che porta al castello e ti "ubriaca" di dati e notizie su un passato che non c’è più. Che lei ti fa rivivere.

Antonio D’Amico


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