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Alla gogna Monte S. Angelo perdonata Roma mafiosa

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La decisione del Consiglio dei ministri di sciogliere il Con­siglio comunale di Monte Sant’Angelo, nonostante si sa­pesse dell’attività di controllo sugli atti amministrativi eseguita per diversi me­si da una commissione d’inchiesta, ha creato sorpresa e sconcerto nei cittadini di Monte Sant’Angela.

 È noto che la cittadina, in passato, è stata sede di una faida che ha fatto morti e feriti, ma negli ultimi anni Monte Sant’Angelo aveva operato un grande riscatto sul parco culturale fino ad essere inserito, nel 2011 per il suo magnifico santuario, nella lista del Patrimonio mondiale dell’Une­sco. Sia chiaro che nessuno può conte­stare nella sostanza il provvedimento, la giustizia deve fare il suo corso e lo farà. Il provvedimento però non è stato accompagnato dal benché minimo supporto né è conseguenza di incriminazioni e di arresti. E anche se questi ci saranno come pare sicuro, balza in tutta evi­denza la diversità di trattamento che il Consiglio dei ministri ha tenuto, per Roma, coinvolta in ripetute azioni cri­minose di politici e faccendieri collusi coi politici, talvolta rei confessi, che, hanno creato l’ormai tristemente feno­meno della «mafia capitale». Il cittadino comune sembra di tro­varsi di fronte ad una giustizia che non opera con i medesimi criteri e mortifica i più deboli. Roma, la capitale, non si tocca: il Pd ha eretto un muro insormontabile attorno all’Amministrazione capitolina; i pic­coli comuni, invece, non possono godere di uguali garanzie. Né bastano le ovvie considerazioni del sottosegreatrio Scal­farotto a consolare quelle migliaia di cittadini onesti di Monte Sant’ Angelo che vedono gravemente compromessa l’immagine della loro Città. Pur rispettando il provvedimento go­vernativo bisogna riconoscere che an­cora una volta giustizia non è stata fat­ta.

Giorgio Otranto
Professore emerito

La Gazzetta del Mezzogiorno


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