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Vieste/ Lazzaro Santoro al Pd : “e se vi chiedessi di fare un passo indietro per autocandidarmi?”

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Amministrative 2016: le responsabilità del Partito Democratico. Riceviamo e pubblichaimo.

 

 Il rischio di precipitare in una spirale del silenzio è notevole, complice il caldo infernale e lo studio del diritto penale. Se la manifestazione del pensiero è pietra angolare del sistema democratico, colgo l’occasione di esprimere le mie opinioni, nel rispetto dell’identità personale degli interessati, sicuro di alimentare una riflessione, condivisibile o meno.
La questione delle responsabilità politiche sollevata dal Partito Democratico necessita di un generale approfondimento, sicuro della verità dei fatti raccontati, dell’utilità sociale e della forma civile dell’esposizione. Mi perdonerete l’ironia inevitabile a stemperare gli animi.
E’ l’occasione, sia pure tardiva, e frutto dello studio del diritto penale, di porgere le mie scuse al Partito Democratico e alla dottoressa Giuffreda della forma non sempre civile dell’esposizione di fatti risalenti all’ultima campagna elettorale.
Neanche Orson Welles con la Guerra dei mondi creò tanto panico: Ondaradio batte la Cbs!
Non c’è alternativa alla vittoria! Il rischio d’esclusione del Partito Democratico e dei suoi dirigenti dal Consiglio comunale è la migliore garanzia per il candidato sindaco e per l’alleanza politica di vincere le elezioni. In caso di sconfitta alle prossime amministrative, ai dirigenti del Partito Democratico di Vieste per senso di responsabilità non rimarrebbe che incamminarsi scalzi verso Medjugorie incatenati alla guida spirituale Nicola Rosiello.
Non convince la gradualità delle responsabilità politiche elaborata dal Partito Democratico. Sembra che tutte le responsabilità politiche odierne di Forza Italia  e in generale dell’attuale maggioranza abbiano un unico domicilio. Meriti e demeriti vanno condivisi solidalmente all’interno di una maggioranza e di una Giunta. In realtà, al di là dell’effetto intenzionale facilmente intuibile, rischia di essere un tana libera tutti: tutti responsabili, maggioranza di oggi, di ieri e minoranze di domani. Il bilancio comunale, e quindi il voto d’opinione, rischia di essere il grande escluso dal dibattito politico da parte dei consiglieri comunali delle maggioranze di oggi e di ieri, del Partito Democratico e delle altre formazioni politiche che avranno al loro interno alcuni attuali amministratori. Il voto d’appartenenza partitico e personale sarà decisivo.
Sullo sfondo di un bilancio comunale in crisi d’identità, Forza Italia sempre più impegnata nell’individuazione di un’exit strategy e lacerata da un’evidente divisione interna, non riesce a fare sintesi: troppi galli nel pollaio.
Che cosa spinge il Partito Democratico a rinunciare a esprimere un proprio candidato, subordinando la sua partecipazione a un’alleanza elettorale al rispetto di un piano programmatico? Sicuramente non sono dei matti ma persone con una preparazione culturale superiore alla media, senza interessi personali, che meritano grande rispetto e si giocano la reputazione in un’operazione politica senza precedenti, al netto dell’autunno 1988. E’ probabilmente una strategia che nasce da una reazione, lungamente meditata e legittima, verso fatti e personalità che intuisco. Capiamoci: se qualcuno senz’arte né parte vi chiedesse di fare un passo indietro per autocandidarsi, o magari di mettere da parte il simbolo del vostro partito che rappresentate (!), quanti di voi rinuncerebbero alla propria candidatura a favore di un altro candidato ritenuto preparato e competente ed esprimere la propria linea politica? E’ politica. Esisteva un’alternativa per il Partito Democratico? I maggiori teorici di una seconda via sono coloro che non hanno mai messo piede nella sede del Partito Democratico ma erano candidati nella lista della dottoressa Giuffreda nel 2011! E’ accettabile criticare le scelte di una dirigenza quando nessuno vuole rinunciare al proprio lavoro, al proprio tempo libero nell’interesse della collettività?
Affinché questa strategia sia percepita come punto di forza, a garanzia di una stabilità politica, che è interesse di tutti, è auspicabile che l’alleanza elettorale preveda l’impegno concreto, in lista e nella Giunta, di tutto il vertice del Partito Democratico. Per senso di responsabilità, è necessario garantire al paese un’amministrazione che abbia un “respiro lungo avanti a sé”. Che non sia esclusivamente il primo atto di una, per alcuni versi inevitabile, mattanza di candidati sindaci avversari, che ricorda l’ottobre del 1988, e sindaci cannibalizzati dalle alleanze amiche (Il diritto all’oblio dei protagonisti mi consiglia di non approfondire l’interessante questione).
Tomba dell’alternanza politica o paradossalmente rinascita del Partito Democratico evitando l’alternanza politica a favore di una sorprendente larga intesa?
Rimangono le perplessità di come far coincidere l’intensa attività consiliare esercitata dai consiglieri comunali del Partito Democratico, sostanzialmente vincolante e condivisibile, con il muro di Forza Italia, invalicabile a qualsiasi proposta di buon senso con conseguenze immaginabili per la città.
Il voto d’appartenenza personale sarà decisivo. Il voto d’opinione, che ha bisogno di comunicazione e informazione continua e univoca, abbandonerà il Partito Democratico? Per andare dove? In passato  molti sindaci hanno vinto grazie al voto d’appartenenza personale.
Probabilmente, in un verso o nell’altro, saranno i clan familiari (sembra una parola brutta ma nelle scienze politiche hanno un valore neutro), che decideranno il futuro della politica a Vieste. Come sempre.

Lazzaro Santoro


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