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Vieste/ Arrestato Marco Raduano (3)

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Era il braccio destro del boss prese 8 anni in «Medioevo».

 

 Ritenuto l’ex braccio destro di Angelo No­tarangelo (l’allevatore vie­stano ucciso in un agguato mafioso alle porte della cittadina garganica lo scorso 26 gennaio), il trentunenne Marco Raduano detto «Pal­lotta» è stato assolto nel re­cente passato dall’accusa di produrre marijuana; e con­dannato invece in primo gra­do a 8 anni e 4 mesi in primo grado nel processo «Medioe­vo» al presunto racket della guardiania. Era libero da tempo, pri­ma d’essere arre­stato dai poliziotti e posto ai domi­ciliari –per armi.

LA PIANTAGIONE –
Raduano fu coinvolto in un’operazione dei carabinieri che il 22 agosto del 2010 a Vieste scoprirono una piantagione di marijuana, ar­restando in fla­granza tre giovani viestani e denun­ciando in stato di irreperibilità proprio Marco Raduano, che si costituì un mese dopo, il 28 settembre 2010, agli stessi militari dell’ Arma proclamando la propria innocenza. In quella occasione furono estirpate 448 piante di canapa alte anche oltre due metri, dalle quali – dissero i carabinieri in con­ferenza stampa – si potevano ottenere 100 chili di marijuana (si ottiene essiccando e trattando le foglie di canapa). Raduano per questa vicenda fu assolto (sentenza del 28 giugno 2011)  dalla più grave accusa di coltivazione di so­stanze stupefacenti e condannato a 8 mesi per il possesso di alcune piante; il pm ne chie­deva la condanna a 10 anni di reclusione.

IL BLITZ "MEDIOEVO"
Marco Raduano era quindi detenuto con l’accusa di dro­ga quando il 14 aprile del 2011 scattò il blitz «Medioevo» di Direzione distrettuale anti­mafia di Bari e carabinieri foggiani, con l’emissioni di 7 ordinanze di custodia caute­lare da parte del gip del ca­poluogo regionale. Accusato nel blitz solo di ricettazione di un carrello, il provvedimento restrittivo gli fu notificato in cella. Peraltro l’ipotesi accu­satoria dell’inchiesta «Me­dioevo» ha «subìto» una serie di ridimensionamenti sia in fase investigativa che proces­suale. Già il gip di Bari che emise i 7 provvedimenti di cattura non concordò inte­gralmente con quanto. Sostenuto da pm e investigatori: la Dda chiedeva infatti l’arresto di 19 garganici accusati a va­rio titolo di mafia quali pre­sunti affiliati al clan Nota­rangelo (per Marco Raduano si ipotizzava che fosse un par­tecipe del clan col compito di compiere attentati e intimi­dire le vittime per indurle a pagare il pizzo); traffico e­spaccio di droga (si ipotizzava che Raduano si occupasse del­la produzione di marijuana); estorsioni per imporre l’assunzione di custodi e guardiani in strutture turistiche della zona; ricettazione e usu­ra. Il gip ritenne insufficienti gli indizi in relazione ai più gravi reati di’ associazione mafiosa e traffico e spaccio di droga, firmando così 7 or­dinanze di custodia cautelare solo per estorsione e ricet­tazione.

SLOT MACHINE – ARRESTO-BIS
Marco Raduano fu riarrestato – ancora insieme ad Angelo Notarangelo – il 15 novembre. del 2011 (era tornato libero da poco tempo sempre su ordinanza del gip, con l’accusa di concorso con il suo presunto capo-clan in estorsione nell’inchiesta de­nominata «slot machine». Se­condo Dda e investigatori Ra­duano e Notarangelo avevano imposto un pizzo mensile di 800 euro ad un imprenditore, distributore di slot machine, L’inchiesta «Slot machine» era poi confluita nel processo «Medioevo» a 8 viestani, co­minciato in Tribunale a Foggia il 12 gennaio del 2012 e conclusosi dopo 2 anni, il 4 febbraio del 2014, con la sentenza di primo grado: 2 assoluzioni e 5 condanne (l’ottavo imputato era deceduto nelle more del proces­so), con esclusione però dell’aggravante della mafiosità. Nel processo si costituirono parti civili alcune vittime, Comune ed associazione antiracket viestana.

LA CONDANNA A 8 ANNI
Se al presunto boss Notarangelo in «Medìevo» furono inflitti 11 anni di reclusione per tre estorsioni e tentativi di estor­sione, il suo presunto braccio destro Marco Raduano fu con­dannato a 8 anni e 4 mesi (il pm chiedeva 11 anni) per estorsione con esclusione dell’aggravante della mafio­sità, mentre fu assolto dall’ac­cusa di aver ricettato un car­rello usato per il trasporto di una cisterna. Il processo d’ap­pello deve ancora celebrarsi. Raduano si dice innocente.

la gazzetta di capitanata

 

 


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