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Ciao Matteo,

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…grazie a Dio gli uomini non possono volare e devastare il cielo come hanno fatto tanti sul Gargano.

 

 “Proviamo riconoscenza più verso un nemico che per calcolo ci loda che verso un amico che a ragione ci critica”. La citazione rubata a Roberto Gervaso é voluta. Perché Matteo Fusilli questo disse all’indomani della dipartita dell’amico Carlo Nobile, quando per un’ora rimase a leggere i pizzini di commiato e di cordoglio che ricordavano l’amico morto prematuramente.  Sono stati due special one del nostro Gargano. Naturalmente come tutte le cose speciali sono quelle che dalle nostre parti, non sono riconosciute al momento giusto. Matteo e Carlo accumunati da una stessa visione e che in vita hanno avuto non poco filo da torcere. Siamo tutti d’accordo Matteo aveva le palle e soprattutto vedeva lontano. Era un idealista pratico. La sua  memoria è indissolubilmente legata al Parco Nazionale del Gargano, che volle ampliato alla riserva marina delle Isole Tremiti realizzando così una tra le aree protette più estese d’Italia e d’Europa. Non è stato facile il suo lavoro, né, parliamoci chiaro, si è concluso visto le “politiche” in atto. Troppo presto messo da parte. Addirittura inviso da più di un esponente di spicco della sua stessa parte politica. Da nessun pulpito sentiamo dire “che l’ambiente, i beni culturali, il paesag­gio, la biodiversità, l’identità locale, non vanno difesi dal turismo, ma in fun­zione del turismo, per assicurare ad esso, redditività e continuità nel tempo. Nel turismo, più che in ogni altro settore economico, il tema cruciale che abbiamo di fronte non è quello di porre limiti allo sviluppo, ma di far cresce­re la consapevolezza che vi è un limite, oltrepassato il quale ogni possibilità di sviluppo è irrimediabilmente compromessa”. Certo che aveva ragione quando auspicava la riconciliazione “tra turismo e ambiente. La reciproca convenienza, perché uno sviluppo invasivo produce costi ambien­tali superiori ai benefici economici e porta al declino inarrestabile del territo­rio”. E nessuna replica alla sua convinzione che “nell’era globale e del presunto dissol­vimento delle identità locali, un territorio si valorizza e costruisce il proprio fu­turo proprio grazie alla sua specificità". Ed ecco allora la necessità di attivare un rapporto positivo tra gli amministratori dei parchi e gli operatori turistici.

Ciao Matteo, grazie a Dio gli uomini non possono volare e devastare il cielo come hanno fatto tanti sul Gargano!

n.

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Il turismo nei parchi: autenticità, qualità, rapporto con le comunità locali.

Il turismo e la sua qualità rappresentano la sfida più importante per i par­chi italiani, già oggi investiti da flussi consistenti di visitatori che cresceranno sempre di più, come indicano gli studi sulle macrotendenze della domanda tu­ristica.

In Italia vi sono circa 1000 aree naturali protette (parchi nazionali e regio­nali, aree marine, zone umide, riserve statali, oasi e altre aree gestite da con­sorzi, enti locali e associazioni ambientaliste) che si estendono per oltre tre milioni e mezzo di ettari, Alla gestione di questo immenso patrimonio che coinvolge più di un terzo della popolazione italiana, collaborano tutte le Re­gioni, le Province, moltissime Comunità montane e oltre 2675 Comuni, in pratica un Comune italiano su tre è partecipe del sistema nazionale delle aree protette.

I parchi e le riserve naturali assicurano all’Italia il primato europeo della biodiversità, tutelando 57.000 specie animali (un terzo di quelle europee) e 5.600 specie floristiche (il 50% di quelle europee). I parchi custodiscono la gran parte delle foreste e dei boschi del nostro Paese e tutelano alcune delle più grandi riserve d’acqua dolce d’Europa (ghiacciai, torrenti, laghi, sorgenti e fiu­mi sono inclusi, in gran parte, all’interno di aree protette). Nei soli parchi na­zionali italiani è presente un patrimonio storico e architettonico di straordina­rio valore: millesettecento centri storici, duecentosettanta tra castelli, rocche e fortificazioni, centottantanove aree archeologiche, duecentonovantuno tra san­tuari, monasteri e chiese rurali, settantatre ville storiche, centoquaranta musei. E ancor,a una agricoltura di qualità con le numerose produzioni tipiche di ec­cellenza, degne di essere salvaguardate come testimonianza dell ‘utilizzazione sapiente delle risorse naturali (i cinquecento prodotti, salvati dall’estinzione e i 1.600 produttori che vi si dedicano, censiti in un meraviglioso Atlante nazio­nale realizzato dal Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con Federpar­chi, Legambiente e Slow Food).

C’è un ultimo aspetto, non esprimibile in cifre, ma che riassume tutto il va­lore dell’attività quotidiana dei parchi italiani: il paesaggio, risultato dell’ inte­razione sapiente tra le attività umane e l’ambiente naturale, risorsa fondamen­tale per lo sviluppo.

Territori di grande pregio ambientale, ma anche importanti e famosi luoghi di vacanza come Portofino, Ustica, Villasimius, Asinara, Miramare, Egadi, Gran Paradiso, Stelvio, Arcipelago Toscano, Maremma, Delta del Po, Maiella, Gran Sasso, Gargano, Vesuvio, Etna, Foreste Casentinesi, Pollino, Cinque Ter­re, Adamello Brenta, Paneveggio Pale di S. Martino, Alpi Apuane, Colli Euga­nei, Monti Sibillini, Circeo, Appia Antica, Ventotene e Santo Stefano, Isole Tremiti, Madonie, Isole Ciclopi, Arcipelago della Maddalena, Tavolara, Cilen­to e tanti altri ancora sono, allo stesso tempo, aree protette e località turistica­mente molto rilevanti.

Alcuni, come si può notare, sono luoghi storici del turismo italiano, altri lo sono diventati grazie all’istituzione dell’area protetta. Milioni di turisti e escur­sionisti scelgono per la propria vacanza i parchi, all’interno dei quali numero­se sono le strutture ricettive ed è molto cresciuto, in questi ultimi anni, il nu­mero di agriturismi, ostelli, camping-natura e bed and breakfast,

Il turismo è oggi una concreta opportunità per le comunità e gli imprendi­tori dei parchi italiani, garantisce occupazione e reddito a migliaia di addetti ed è voce fondamentale dell’ economia locale.
Per questa ragione il tema del rapporto tra turismo e area protetta va af­frontato in maniera più aperta rispetto al passato, con idee innovative che fac­ciano i conti con le necessarie politiche di protezione dell’ambiente, ma anche, con la dimensione economica e imprenditoriale del fenomeno.
È a tutti noto il carattere ambivalente del turismo. Esso può favorire lo svi­luppo economico e culturale di un territorio o, al contrario, determinare il suo irreversibile degrado. Turismo e ambiente, infatti, si alimentano l’uno dell’al­tro in un rapporto circolare che può essere virtuoso o perverso. Per questa ra­gione i parchi devono compiere fino in fondo la propria missione: tutelare il patrimonio naturalistico, ambientale e culturale, oltre che l’identità locale, per­ché questi elementi rappresentano la principale motivazione per la scelta del viaggio e della vacanza.

In Italia è in atto una profonda evoluzione del rapporto tra domanda e of­ferta, caratterizzata da una forte tendenza alla selezione degli acquisti e ad un’attenzione particolare al contenuto della vacanza e al significato del viag­gio. Nei consumi turistici cresce la multi-vacanza, il viaggio a tema, la ricerca del benessere psico-fisico, la preferenza per località e strutture che privile­giano la qualità ambientale.
Una conferma della domanda di natura e autenticità si ha osservando i contenuti della comunicazione turistica italiana e di importanti paesi europei (Au­stria, fate il pieno di natura; Salisburgo, l’armonia non s’inventa … esiste in natura; Trentina, la tua ricarica naturale; Puglia, TerrAutentica; Corsica, la biovacanza; La cosa più preziosa della Svizzera è gratuita: la natura delle no­stre montagne; Valle d’Aosta, sintonizzati con la natura).

Il passaggio dal turismo di massa all’ attuale domanda di tanti viaggiatori evo­luti, informati, che un mercato concorrenziale mette nelle condizioni di sceglie­re località in ogni parte del mondo, ci obbliga a puntare sulla bellezza dei luoghi e sulla valorizzazione dell’autenticità dei rapporti con le comunità locali.
Nel mercato globale del turismo la qualità ambientale e l’applicazione, an­che alle strutture ricettive, dei sistemi di certificazione e di procedure che ri­ducono il consumo di energia e la quantità di rifiuti e inquinamento, rappre­sentano oltre che una scelta di valore etico, un elemento di promozione e un requisito essenziale per essere competitivi.

In un territorio a forte vocazione turistica, ecologia ed economia non si con­trappongono. In altre attività economiche l’esigenza di uno sviluppo sostenibi­le è indotta/imposta dall’esterno, come limite all’uso delle risorse naturali. Nel turismo, invece, la sostenibilità è un’esigenza interna. L’ambiente è il princi­pale sub-sistema del turismo e la distruzione di risorse naturali e del paesaggio provoca la scomparsa dei principali fattori di attrattiva e la rarefazione, all’ini­zio lenta e poi sempre più rapida, dei flussi turistici.
Paradossalmente si potrebbe dire che l’ambiente, i beni culturali, il paesag­gio, la biodiversità, l’identità locale, non vanno difesi dal turismo, ma in fun­zione del turismo, per assicurare ad esso, redditività e continuità nel tempo.

Un parco rappresenta una forte attrazione perché evoca naturalità e tipicità; il marchio del parco richiama valori e significati che motivano sempre più la scelta del viaggio. Distruggere un tale patrimonio significa annullare ogni pos­sibilità di sviluppo e far scomparire quel territorio come destinazione turistica.
Su queste linee di principio vi è, sempre più, un’ampia condivisione, ma ci sono ancora molte difficoltà a realizzare, concretamente, l’obiettivo di conci­liare ambiente, turismo, sviluppo.
Gli strumenti a disposizione (capacità di carico, indice di intensità turisti­ca, bilancio ambientale, il piano del parco e le carte del turismo sostenibile) ci aiutano, ma la loro concreta applicazione risulta sempre molto problemati­ca.

In questi ultimi decenni il modello di sviluppo è stato sicuramente distrut­tivo, ma quando bisogna indicarne un altro, si abbonda in aggettivi (sostenibi­le, soft, alternativo, responsabile, durevole, compatibile, dolce, minore, ecc.), che servono più a evocare immagini legate all’armonia con la natura e al mon­do rurale.

Per molto tempo, infatti, l’ ecoturismo e il turismo-natura sono state attività dai numeri contenuti, praticate da gruppi ristretti, sensibili e culturalmente evoluti, in alternativa alla banalità del turismo massificato. Oggi la questione è divenuta molto più complessa, perché il turismo sostenibile non può propor­si come alternativa elitaria in ristrette porzioni di territorio, ma deve essere in grado di affrontare le questioni connesse al turismo di massa che provoca an­nualmente sei miliardi di spostamenti, produce il 6% del PIL mondiale e oc­cupa 127 milioni di persone (1 addetto ogni 15), con impatti economici, sociali e ambientali facilmente immaginabili.

Molti parchi sono già impegnati su questo fronte, ma tutte le aree protette saranno prevedibilmente interessate da tale fenomeno.
Nelle aree protette italiane vi è un forte incremento di presenze e sempre più nella comunicazione di un’area, la presenza del parco diventa uno dei prin­cipali elementi da pubblicizzare.

Gli imprenditori turistici evidenziano nel materiale promozionale e in ogni altro modo possibile, che le proprie strutture sono all’interno dell’area protet­ta, considerandolo un valore aggiunto e un importante fattore di attrattiva.

Il grande investimento in educazione ambientale che parchi, associazioni, governi e mezzi di comunicazione stanno facendo, in particolare nelle scuole, porterà i ragazzi di oggi, presumibilmente, a scegliere domani méte turistiche in grado di soddisfare il bisogno di conoscere ambienti naturali integri oltre che la storia, le tradizioni e la cultura dei luoghi visitati. Inoltre il turismo vir­tuale non sostituirà, prevedibilmente, quello reale, perché questo nuovo modo di viaggiare navigando, amplia l’orizzonte delle conoscenze e accentua il de­siderio di sensazioni reali, la voglia di autenticità, la domanda di socializza­zione.

In questo scenario il turismo nei parchi non può più essere considerato un prodotto di nicchia per i fine settimana degli abitanti delle città, ma una con­creta possibilità di sviluppo locale e nazionale, un valore aggiunto per un pae­se come l’Italia che, oltre al patrimonio culturale e alle produzioni alimentari di pregio, può vantare, grazie ai parchi naturali, il primato europeo della bio­diversità.
È necessario attivare un rapporto positivo tra gli amministratori dei parchi e gli operatori turistici. Riconciliare turismo e ambiente è l’interesse comune, la reciproca convenienza, perché uno sviluppo invasivo produce costi ambien­tali superiori ai benefici economici e porta al declino inarrestabile del territo­rio.

Da questa valutazione di carattere generale è scaturita la decisione di Fe­derparchi, Legambiente e altri operatori privati, di costituire la "Compagnia dei Parchi", il primo Tour Operator che commercializza, esclusivamente, l’of­ferta ricettiva e i servizi di qualità presenti nei parchi italiani.
Quattro sono gli obiettivi che vogliamo raggiungere:

l) adesione di ogni Ente Parco alla "Carta europea per il turismo sostenibi­le nelle aree protette";

2) organizzare il sistema di qualità dell’ offerta, attraverso la definizione ri­gorosa e condivisa di parametri omogenei per la concessione del marchio del Parco alle strutture ricettive e ai servizi turistici. Solo le aziende che merite­ranno il marchio saranno inserite nel catalogo e commercializzate. Infatti, l’a­spetto centrale è l’operazione fiducia: garantire quello che si promette, anzi promettere meno di ciò che si può realmente offrire. Il parco evoca un senti­mento di fiducia che non bisogna tradire;

3) promuovere in ogni area protetta la costituzione di un network, puntan­do innanzitutto sulle guide del Parco e sulle cooperative che in questi anni si sono costituite, per fornire oltre alla ricettività, ogni altro servizio (mostre, eventi, escursioni, prodotti tipici e di artigianato, numeri utili, curiosità, ecc.), organizzando un sistema di offerta che faccia vivere un’ esperienza unica che sarà riportata, al ritorno dalla vacanza, nei luoghi di origine;

4) comunicare il valore della vacanza nel parco, il suo significato profon­do .
Quest’ultimo obiettivo è il più difficile da raggiungere, né può essere cen­trato con le tradizionali campagne pubblicitarie.

Nella vacanza vi sono almeno tre fasi: il prima, il durante, il dopo. In ognuna, fondamentale è la comunicazione.

La prima fase: la scelta della vacanza. In essa molto forte è l’investimento emotivo, l’immaginare i luoghi, l’assumere informazioni da ogni fonte. E un momento esaltante, una sorta di "Sabato del villaggio", un anticipo di felicità che la vacanza scelta sicuramente sarà in grado di assicurarci.
In questa fase molto importante è la promozione d’area, la presenza nelle televisioni, le dichiarazioni entusiaste di personaggi amati dal pubblico, la per­cezione positiva di quel luogo che si riesce a trasmettere.

La seconda fase: il durante della vacanza. Si alloggia nella struttura scelta, si vedono i luoghi, si ha modo di valutarli, di confrontare le proprie aspettati­ve con la realtà. In questa fase è fondamentale la comunicazione diretta del ter­ritorio. È la comunità locale a dover garantire ciò che ha promesso, rispettan­do gli impegni presi con la promozione.

La terza fase: il dopo. Si rientra, si fa il bilancio esaltante o deludente e si racconta la propria esperienza. In questa fase a comunicare è il turista/cliente che col passaparola, il più importante strumento di comunicazione di massa, determina il successo o il declino di una struttura o di un territorio.

Perché Federparchi si impegna direttamente nella promozione e nella com­mercializzazione del turismo nei parchi e non lascia questo compito ai Tour Operator privati?

In questa fase pensiamo tocchi a noi organizzare il prodotto e il sistema di offerta. Altre scelte contengono il rischio della strumentalizzazione e della ba­nalizzazione. Le strutture ricettive presenti nei parchi sono già commercializzate e la loro ubicazione nel territorio dell’area protetta viene molto enfatizzata, ma que­sto non rappresenta di per sé una garanzia. Infatti, nel caso di ricettività bana­le, senza una precisa identità e con servizi scadenti, si trasforma in un danno per il parco e per quegli operatori turistici che lavorano in qualità.

"Compagnia dei Parchi" operando in maniera selettiva, può immettere sul mercato un’offerta che garantisce qualità e un rapporto autentico, non folklori­stico, con il territorio e le comunità locali.
"Compagnia dei Parchi" vuole essere lo strumento per andare oltre la sem­plice promozione del territorio, per stabilire un rapporto fiduciario con le im­prese turistiche, per dimostrare concretamente che i parchi sono un valore ag­giunto per il bilancio aziendale oltre che per quello ambientale.

Nel turismo, più che in ogni altro settore economico, il tema cruciale che abbiamo di fronte non è quello di porre limiti allo sviluppo, ma di far cresce­re la consapevolezza che vi è un limite, oltrepassato il quale ogni possibilità di sviluppo è irrimediabilmente compromessa. Quel limite non dovrà mai es­sere superato se vogliamo sviluppare un’economia turistica che ha come pun­ti di riferimento la tutela ambientale, l’utilità sociale e, necessariamente, il mercato.

Anche in questo modo si esprime il conflitto più generale tra globalizza­zione e dimensione locale.
Le numerose Carte e Dichiarazioni sul turismo sostenibile e i Documenti dell’O.M.T. (Organizzazione Mondiale del Turismo), indicano che "il futuro del turismo è nella salvaguardia della specificità del territorio". I parchi ita­liani, possono immettere, in un mercato turistico stanco delle tradizionali of­ferte e alla ricerca spasmodica di novità, destinazioni e tipologie di vacanza in grado di soddisfare il bisogno e il desiderio di un rapporto autentico con l’am­biente, la storia, la cultura materiale delle comunità locali.
Può anche apparire paradossale, ma nell’era globale e del presunto dissol­vimento delle identità locali, un territorio si valorizza e costruisce il proprio fu­turo proprio grazie alla sua specificità e i parchi, con le loro azioni, possono dare una risposta concreta ed efficace all’ omologazione, al Grande Uno, pro­muovendo la molteplicità delle culture locali, coltivando il senso di apparte­nenza al territorio, che rappresenta il modo più efficace e saggio per garantire tutela e sviluppo.

La formula vincente del turismo è semplice da dire e difficilissima da rea­lizzare: la località ideale è quella che "conquista con l’immaginario" e "soddi­sfa con il reale".

I parchi, ben posizionati nell’immaginario, in questa fase sono impegnati a organizzare un sistema di offerta che tuteli il territorio, soddisfi realmente i vi­sitatori, contribuisca allo sviluppo economico delle comunità locali e dimostri concretamente che rappresentano una opportunità.
Per fare questo abbiamo bisogno di professionisti preparati e competenti, ma anche appassionati e sensibili. Abbiamo bisogno di luoghi di studio e atti­vità formative in grado di trasmettere conoscenze scientifiche rigorose, ma an­che una visione generale del mondo.

MATTEO FUSILLI

Da Turismo e sostenibilità
Risorse locali e promozione turistica come valore
(Lucilla Rami Ceci – Armando Editore – 2005)


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