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Vieste/ Quanto ci piace: criticare, giudicare, (s)parlare!

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Perché questo?

 

 Criticare, criticare, criticare…sembra che oggi questa sia l’attività preferita da molte persone. Le riviste e i giornali sono pieni di articoli in cui non si fa altro che giudicare la vita e le scelte dei personaggi noti, la tv trasmette dibattiti, polemiche, pettegolezzi in cui i partecipanti si ergono a giudici supremi, pronti a condannare qualsiasi parola o comportamento con cui non sono d’accordo. Anche le persone comuni, nella vita di tutti i giorni, sembrano molto interessate agli affari degli altri, dei vicini, degli amici, dei colleghi di lavoro, dei familiari o dei semplici conoscenti o persino di quelli non appartenenti al loro “mondo sociale”. Tutti nella vita siamo stati e saremo criticati, fa parte della lista di esperienze universali dalle quali, ahimè, non è possibile fuggire.
 Ci sono persone (“giudici” implacabili) che sono veri e propri specialisti in questo campo, vivono il loro quotidiano solo per criticare, giudicare, (s)parlare  di  ciò che fanno gli altri. Queste condotte, con annesse parole, diventano pericolose quando la critica e il giudizio personale superano il limite della maldicenza trasformandosi in una storia di fantasia, pericolosissimo, poi, è il passaparola dove ognuno aggiunge un colore alla storia e agli sfortunati protagonisti… A quanti di voi è capitato di svegliarvi un mattino e di apprendere dal “popolo viestano e non ” cose e situazioni che riguardano la vostra persona, ma, che in realtà non siete mai stati protagonisti?. Sono sicura che chi mi stia leggendo starà  annuendo con approvazione. A scrivere sono io che di recente sono stata la protagonista di una grande storia di fantasia e diceria.  Triste realtà.  Si dice: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, quindi se le critiche ci feriscono allora, dobbiamo anche smettere di criticare gli altri e dedicarci, piuttosto, alla nostra crescita personale. Io, dalla mia esperienza personale, non ho risposto con la critica, ma, bensì con la comprensione del perché ci si comporta, delle (tante) volte in questo modo. Ho compreso, non agito, capirete il perché. Oggi mi piacerebbe diffondere i contenuti della ricerca psicologica.
Perché si critica, giudica, (s) parla di altri?
La psicologia spiega questo fenomeno con il nome di proiezione. La proiezione è un meccanismo di difesa dove il soggetto espelle da sé e localizza in un altro sentimenti, desideri o qualità che sono suoi ma che egli non riconosce o rifiuta in sé. Criticare gli altri, quindi  è un modo per proiettare quello che non ci piace di noi, su un’altra persona. Maggiore è il numero di cose che non accettiamo di noi stessi e maggiori, saranno le occasioni in cui criticheremo gli altri.
Per eliminare la malsana abitudine di criticare gli altri dobbiamo innanzitutto capire perché lo facciamo. Ecco una serie di motivi che ci spingono alla critica:
1)    Criticare qualcuno, simpaticamente o con cattiveria, è un’evasione dal proprio Io; la mente ha bisogno di tenersi sempre occupata, di avere interessi frivoli e passeggeri e a volte le critiche sono il modo migliore per evadere dai problemi, per ignorare i propri difetti, per sfuggire dal confronto con noi stessi.  Il giudice “implacabile” detesta la propria vita e preferisce avvelenare il modo di vivere degli altri.
2)    Critichiamo gli altri perché non abbiamo niente di meglio da fare; questo è l’aspetto più triste perché vuol dire che la nostra vita è vuota, che non abbiamo interessi migliori cui dedicarci e occupiamo il nostro tempo in un’attività semplice e comoda che è la critica e lo (s)parlare. Le persone intorno a noi diventano il centro delle nostre attenzioni, siamo pronti a trovare un difetto in tutti pur di fare qualcosa che riempia gli spazi vuoti della nostra giornata.
3)     Semplicemente per abitudine; siamo stati “addestrati” alla critica fin dalla nascita: genitori, insegnanti, vicini, colleghi, amici, parenti, tutte le persone che ci circondano ci hanno involontariamente mostrato che bisogna sempre discutere e giudicare i comportamenti altrui. La critica, quindi, diventa quasi un atto automatico, un comportamento abitudinario che abbiamo imparato da bambini.
4)     Perché abbiamo bisogno di accrescere la nostra autostima e per farlo tentiamo inconsciamente di sminuire l’immagine degli altri facendoli sentire inferiori a noi. La critica è data da una condizione d’insoddisfazione, insicurezza e infelicità; vedere qualcuno che, al contrario di noi, si è realizzato ed ha una vita felice, ci fa impazzire, così avvertiamo la necessità di porre gli altri a un livello inferiore per sentirci meglio noi. Le persone felici e realizzate difficilmente criticano gli altri, sono impegnate nel coltivare e arricchire la propria vita.
5)    Critichiamo gli altri perché non accettiamo le loro diversità, non acconsentiamo che qualcuno non la pensi come noi o si comporti in modo diverso da come ci comporteremmo noi in determinate situazioni, insomma pretendiamo che gli altri seguano le nostre stesse regole e si uniformino al nostro pensiero. La critica dimostra, quindi, anche un certo livello d’intolleranza nei confronti di chi riteniamo diverso da noi.
Perché (tutti) dobbiamo imparare a smetterla di criticare gli altri?
Ci sono mille motivi per cui le critiche si dimostrano completamente inutili, anzi in molti casi addirittura dannosi:
1)    Le critiche ci danneggiano sia psicologicamente sia fisicamente, infatti, nel momento in cui siamo intenti a criticare qualcuno, in noi si fanno strada dei sentimenti negativi che aumentano la tensione emotiva e creano stress sia a livello fisico sia mentale. Queste emozioni negative che possono essere rabbia, invidia o rancore non solo danneggiano la nostra serenità emotiva, ma si riflettono inconsciamente anche a livello fisico. Ciò accade perché la critica in un certo senso è una forma di attacco, e inconsciamente il nostro corpo si prepara all’attacco che stiamo mettendo in atto: la tensione dei muscoli aumenta, il viso si contrae, s’imbruttisce, tutto il corpo s’irrigidisce. Perciò, quando critichiamo qualcuno, stiamo innanzitutto facendo del male a noi stessi.
2)    Le critiche sono totalmente inutili non solo perché ostacolano la crescita come essere umano, ma soprattutto perché non migliorano in alcun modo la nostra vita, non ci fa guadagnare soldi e non portano con sé alcun tipo di cambiamento o miglioramento del nostro stato personale. Allora perché fare qualcosa, oltretutto di negativo, se non ci porta da nessuna parte? Solo per sentirci importanti o superiori per qualche secondo?
3)    Criticare gli altri è un enorme spreco di tempo ed energia, un’attività che ci tiene bloccati in un vicolo cieco, che porta la nostra mente lontano da ciò cui davvero dovremmo pensare. Quando ci fermiamo ad analizzare nei minimi dettagli gli errori o i difetti degli altri, non stiamo facendo altro che sprecare tempo prezioso, che potrebbe essere invece utilizzato per osservare e analizzare noi stessi, per capire e migliorare i nostri difetti, piuttosto che quelli altrui.
4)    Criticare qualcuno è come infierirgli una coltellata. Molto spesso le critiche feriscono l’orgoglio di una persona e la inducono a mettersi sulla difensiva, a giustificarsi per ciò che ha fatto, a sentirsi inferiore, a chiudersi in se stessa e a covare del risentimento nei nostri confronti. Piuttosto che criticare, dovremmo invece imparare a esaltare i lati positivi delle persone che ci stanno accanto, senza tentare di sminuirle in alcun modo. Impariamo anche a ignorare chi non conosciamo nella realtà  invece di giudicare.
5)    La critica è un atto superficiale. Quando giudichiamo le scelte o i comportamenti di una persona, il nostro giudizio si basa soltanto sulla semplice apparenza perché non possiamo conoscere a fondo il suo vissuto, i suoi sentimenti, la sua condizione, gli eventi, le circostanze e i motivi che lo spingono a parlare o ad agire in un certo modo.  E’ facile dire “io non lo avrei mai fatto”, se non ci siamo mai trovati nella stessa identica situazione.   Riflettete!

Come smettere di criticare gli altri?
Per smettere di criticare gli altri, innanzitutto dobbiamo prendere consapevolezza del momento preciso in cui stiamo criticando qualcuno o del momento in cui stiamo per farlo. Questa presa di coscienza è utile perché ci aiuta a capire quante volte durante il corso di una giornata ci dedichiamo a questa attività superflua e quanto tempo, dunque, stiamo sottraendo ad attività decisamente più utili e produttive.
1. Osservate voi stessi: nel momento in cui state criticando qualcuno, cominciate a osservarvi più da vicino e a vedere quanto siete presi dalla situazione. Provate a riflettere sul fatto che nello stesso momento in cui state attaccando qualcuno avreste potuto fare qualcosa di meglio per voi stessi. Fermatevi e ditevi: “Aspetta un attimo, ma perché sto sprecando il mio tempo attaccando questa persona, invece di fare qualcosa per migliorare la mia vita?”. Piuttosto che passare il tempo a criticare gli altri, potreste cominciare a impiegare lo stesso tempo e la stessa energia per trovare in loro degli aspetti positivi e qualcosa da cui imparare.
2. Pensate alle conseguenze: una semplice critica, anche se detta in modo scherzoso, può ferire e scoraggiare seriamente una persona. Non sempre ci rendiamo conto che quando critichiamo qualcuno stiamo urtando la sua sensibilità e molto spesso questi attacchi personali generano del rancore che può durare anche per anni.. Prima di criticare qualcuno, quindi, pensate alle conseguenze negative che il vostro giudizio può portare, immaginate di avere un pugnale con il quale state per infliggere una coltellata e pensate al danno che le vostre parole stanno causando.
3. Ignorate gli altri quando criticano qualcuno: se ti trovi in una discussione in cui si sta parlando mala, puoi semplicemente rifiutarti di partecipare o cercare di cambiare argomento proponendo qualcosa di più interessante. Ci sono cose migliori su cui confrontarsi e argomenti sicuramente più importanti da affrontare e da cui imparare qualcosa di utile alla nostra crescita. A tal proposito vi riporto la storia dei tre setacci di Socrate ritengo sia un grande insegnamento per portarci a riflettere prima di parlare male degli altri o ascoltare le maldicenze altrui. Nell’antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse: “Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?”. “Un momento“, rispose Socrate, “Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci. ”I tre setacci?”. “Sì“, continuò Socrate. “Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Io lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è VERO?”. “No… ne ho solo sentito parlare.” “Molto bene”. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di BUONO?” “Ah no, al contrario!”. “Dunque”, continuò Socrate, “vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere”. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. È UTILE che io sappia cosa avrebbe fatto questo amico?”. “No, davvero.”. “Allora“, finì Socrate, “se ciò che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile, io preferisco non saperlo; e consiglio a te di dimenticarlo.“
4. Mettetevi nei panni degli altri: C’è un detto indiano che dice “Non giudicare un uomo prima di aver camminato per un miglio nei suoi mocassini”. Nel momento in cui state per attaccare qualcuno, cercate di mettervi completamente nella sua condizione, potete farlo? No, perché non avete vissuto al suo posto e non potete sapere i motivi che sono dietro alle sue scelte e ai suoi comportamenti.  Piuttosto che muovergli una critica, possiamo chiedere le ragioni della sua condotta; invece di dire “ti sei comportato malissimo” possiamo chiedere “cosa ti ha spinto a comportarti così?” e ascoltare a mente aperta, senza giudicare, le sue motivazioni. Oppur se non conosciamo la persona interessata, ignoriamo il giudizio, la critica, come ci insegna il saggio Socrate.
5. Guardatevi dentro: la critica può essere utile solo quando ci spinge a guardarci dentro e ad analizzare i nostri limiti e le nostre mancanze. Prima di evidenziare un difetto negli altri, cerchiamo di vedere se lo stesso difetto appartiene anche a noi; allo stesso modo, prima di condannare qualcuno, ammettiamo di aver commesso anche noi degli errori in passato e che, quindi, non abbiamo alcun diritto di accusare gli altri per qualcosa che anche noi abbiamo fatto.
6. Siate più tolleranti: fortunatamente siamo tutti diversi, nessuno è meglio o peggio di qualcun altro, ognuno di noi è un essere unico e “speciale”. Ognuno ha delle regole di vita e dei valori definiti in base ai quali costruisce la propria esistenza ed è assolutamente normale non essere d’accordo con le scelte e le opinioni di tutti. Non è giusto né saggio, però, tentare di imporre agli altri le nostre regole, le nostre convinzioni, le nostre preferenze personali. Prima di criticare, dunque, pensate al motto “vivi e lascia vivere”,  quindi: vivi come vuoi, secondo le tue regole, ma lascia anche agli altri la possibilità di vivere la propria vita senza interferire. Smettere di criticare gli altri, rispettare le loro scelte e accettare le diversità che inevitabilmente s’incontrano nelle persone, è un gesto che dimostra estrema intelligenza e libertà.
Mi auspico che il popolo del mio amato paese, leggendo quest’articolo possa aver appreso qualcosa di costruttivo e magari inizi a guardarsi dentro e non fuori. Prima di criticare la vita degli altri, avete mai pensato di fare un bilancio della vostra? . Difficile per alcuni? Già, “è più difficile giudicare se stessi che gli altri”.   Provate per qualche giorno a non criticare e/o giudicare nessuno, potrete riscoprirvi più leggeri e persino più belle/i allo specchio. Scoprirete infine che  avrete anche più tempo da dedicare a voi  stessi e sicuramente la vostra vita si arricchirà.
Del resto tutti siamo consapevoli che “non si può piacere a tutti” anche quando facciamo di questa missione il nostro obiettivo di vita.  Quindi cosa fare? Vivere intensamente la propria vita!. Charlie Chaplin diceva:  “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come, sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca priva di applausi.” Questo pensiero offre molti spunti di riflessione.

“SempliceMENTE Parliamone”
a cura della dott.ssa Silvia Coda
Psicologa/Psicoterapeuta.

 

 

 

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