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Il Gargano renitente alla leva nel 1861

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Dopo il plebiscito dell’ottobre 1860, tenutosi per annettere frettolosamente il Regno delle Due Sicilie al resto dell’Italia, i vecchi soldati borbonici furono mandati a casa senza paga in congedo illimitato perché ritenuti del tutto inaffidabili. Senz’altro a conoscenza della minaccia di Cavour di richiamarli alle armi qualora  avessero provocato disordini, erano sempre pronti a fuggire di notte nelle campagne e nei boschi.

Lo scopriamo anche dal Giornale Domestico del liberale viestano  Alfonso Perrone:
«I nemici dell’attuale governo pertinaci ed instancabili nelle loro mene, dopo aver esaurito tutti i mezzi per far nascere disordini e reazioni, cercano ora di organizzare il brigantaggio su vasta scala, col ragranellare, ed unire in massa i soldati sbandati del vecchio esercito borbonico. Anche in Viesti negli scorsi giorni facevasi ad arte correr la voce che tutti i detti soldati erano stati richiamati sotto le bandiere. Non ci volle altro per allarmare costoro, che in furia ed in fretta di notte tempo fuggirono, a nascondersi nella campagna. Venuta siffatte cose a conoscenza del Sindaco, questi fatti chiamare i genitori e parenti de’ fuggitivi, li persuase della falsità delle voci corse, e rassicuratili li decise a richiamare i loro figli, come fecero infatti».
Tuttavia – molto probabilmente a ragion dovuta – a fuggire nei boschi erano soprattutto i giovani renitenti chiamati alle armi. Infatti, alla data di presentazione alla leva del 31 gennaio, rinviata poi al 1° giugno 1861, si presentarono solo 20.000 uomini contro i 72.000 attesi, fatto che determinò un fenomeno di renitenza macroscopico, ben comprensibile e prevedibile solo si pensi che i richiamati erano in maggioranza contadini che ormai stavano per irrompere – come scriverà lo storico e letterato garganico Pasquale Soccio –  «nel mondo della nuova storia, divenendone per un lustro attori e protagonisti di primo piano».
Marco Della Malva, storico di Vieste, ha indicato il numero di soldati sbandati o renitenti alla leva al 27 giugno 1861 nel comune di Vieste, desumendo i dati dall’Archivio di Stato di Foggia:
«Vieste, leva 1857, sbandati 10; leva 1858, sbandati 5; leva 1859, sbandati 8; leva 1860, sbandati 15. Totale sbandati 38 ed è il numero più alto degli sbandati della provincia».
Il Perrone ha pronunciato giudizi severi su questi 38 renitenti alla leva, in maggioranza contadini poveri già sfiduciati dal nuovo governo riguardo alle legittime aspettative andate deluse, legate all’ottenimento di una quota di terreno demaniale da coltivare in proprio. Come ha rilevato lo stesso Perrone, le madri di questi soldati subirono vessazioni e prevaricazioni da parte di uomini di un esercito ritenuto straniero:
 «Il giorno 8 settembre per ordine dell’Autorità Militare, il Capitano de’ bersaglieri Michele Cubito fece procedere allo arresto de’ soldati sbandati che rimangono in Viesti, e che continuano ad essere restii a marciare. Il suddetto Capitano pose in carcere le madri, ed i parenti di quelli: chiuse le porte della Città per non farli sortire; ma ad onta di ciò non ne furon presi che pochissimi. Il resto si nascose, né fu possibile ritrovarli. Siffatta ostinatezza deriva dalla viltà, e codardia di detti ex soldati borbonici i quali temono che andando a servire il Re D’Italia, debbono andare ad arrischiare la vita nelle battaglie. Deplorabile effetto della educazione ricevuta sotto le bandiere borboniche, ove i soldati imparavano solo la rapina, ed il saccheggio».
L’analisi del Perrone non teneva in alcun conto che otto anni di leva significavano la rovina per i giovani più poveri che non possedevano la somma prevista di 240 ducati per farsi sostituire e che una volta arruolati sarebbero stati utilizzati in operazioni militari contro il ceto dei contadini da cui provenivano. Per il resto, la letteratura è piena di esempi di soldati borbonici che ricevettero giudizi positivi e lusinghieri e che ebbero meriti ben oltre i loro stessi comandanti.
Naturalmente – come i generali piemontesi e il governo sabaudo avrebbero dovuto prevedere – i vecchi soldati nonché i graduati borbonici mandati a casa in congedo illimitato e i nuovi soldati renitenti finirono, anche nel Gargano, per costituire e alimentare le bande brigantesche che già erano in azione in gran parte del Meridione. I primi fornirono anche l’esperienza e le conoscenze militari fondamentali e determinanti al successo delle mille azioni di guerriglia, praticate proprio mentre Francesco II da Gaeta richiamava tutti alle armi in difesa della  monarchia borbonica, dando piena legittimazione alla guerra «barbara» che si sarebbe sviluppata negli anni a venire nelle forme più cruente, violente e sanguinose.

dal libro "Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti"
di Michele Eugenio DI CARLO

 

 

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