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Vico – Ma di Venerdì santo, no

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Il Venerdì santo a Vico del Gargano, da che se ne ha memoria, è un evento. Atteso, preparato, amato e vissuto tutto d’un fiato.

Nei giorni del Triduo pasquale si riaccende nell’animo dei vichesi quel senso di appartenenza che rimane assopito nel corso dell’anno. Come in ogni piccolo centro, anche qui si respira l’aria stanca e insoddisfatta che conduce tanti alle porte del paese per cercare un futuro, e che porta i giovani a rinnegare, talvolta, le proprie origini.
 
Da qualche decennio a questa parte, molti appassionati hanno cercato di catturare le caratteristiche di questi giorni solenni che qui a Vico sono la normalità, ma che per molti rientrano nella categoria dell’«evento». Ed è così che anche i vichesi hanno cominciato a comprendere la ricchezza delle proprie tradizioni e a potenziare quel desiderio antico di tramandare alle nuove generazioni la bellezza delle antiche radici.
 
L’idea di un convegno nasce dal testo del prof. Tortorella: «Evviva la Croce. Il Venerdì Santo a Vico del Gargano», che celebra la produzione musicale dell’artista locale Raffaele Buonomo nel 125° anniversario della composizione del «Miserere», il salmo 50.
Composizione rimasta originale, ma che il tempo ha trasformato in una corale e condivisa sonorità, molto viva nelle confraternite locali che cantano il salmo della misericordia nei giorni sacri del dolore umano e divino.
 
Il convegno, a partire dalla presentazione del libro, vuole sottolineare l’unicità di questo evento umano, religioso e culturale che fonde emotività, fede e cultura fino a farlo quasi diventare il simbolo di un popolo.
 
Con questi lavori congressuali si inaugurano «Nei luoghi dello Spirito».
L’obiettivo non è quello di allungare l’ombra del turismo religioso su questo lembo di terra già resa sacra dall’angelica presenza di san Michele e dall’impronta misericordiosa di san Pio, ma di risvegliare il nostro «sensus Fidei», per renderci consapevoli che, luogo dello Spirito è il nostro cuore, la nostra coscienza, il nostro vissuto quotidiano che, invece, vogliamo prepotentemente rendere indipendente dalla presenza divina.
La ricerca quasi danzante dei simulacri della Vergine Addolorata il venerdì mattina, e quell’aggrapparsi quasi esasperato all’ultima croce, prima di urlare al cielo «l’Evviva» liberatorio, tutte queste «Consuetudines non laudabiles» che in passato sono state oggetto di ripensamenti e provvedimenti, non sono altro che un segno di quella ricerca di Dio che per un cristiano non si conclude mai; una ricerca affannosa e incalzante, a tratti sacra e profana, condotta non sempre egregiamente a causa del peccato, ma sincera, poiché mai velata di presunta giustizia e accompagnata dal desiderio di vivere in pace.
 
Tutto ciò è oggetto del nostro sforzo di scrutare l’animo umano per trovare ancora un segno della presenza di Dio in noi, tale da renderci «luogo dello Spirito».


Michele Lauriola


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