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Cine Teatro Adriatico Vieste/ Questa sera “NOVECENTO”

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Prima Stagione Teatrale TEATRO D’INNOVAZIONE. ingresso ore 20,30  – Produzione Cerchio di Gesso s.c.a.r.l. –    

 

 Novecento
Reading letterario dell’omonimo testo di Alessandro Baricco. Con    Mariantonietta Mennuni e Mario Pierrotti. Regia Mariantonietta Mennuni., Scene e costumi Cerchio di Gesso s.c.a.r.l.Tecnico di scena Maekele Fadega

Continua con successo la prima stagione del Cine Teatro Adriatico di Vieste. A calcare le scene mercoledì 2 marzo sarà proprio la compagnia Cerchio di Gesso con gli attori Mariantonietta Mennuni e Mario Pierrotti, che è anche regista, oltre che direttore artistico della rassegna teatrale viestana. I due mattatori porteranno sul palco garganico lo spettacolo “Novecento”, liberamente ispirato all’omonimo monologo teatrale di Alessandro Baricco e divenuto poi un celebre film, “Il pianista sull’oceano”, per la regia di Giuseppe Tornatore.
Nella versione di Mario Pierrotti, già presentata in altre realtà teatrali nazionali con grande affermazione di critica e pubblico, i personaggi sono due, si guardano dall’alto impassibili e non parlano, si guardano e poi sorridono e con un cenno d’intesa avanzano alla ricerca di sguardi curiosi e di silenzi intrisi di dolce attesa. Come in un gioco di ruolo, come a cercare un incanto onirico. Solo quando in sala c’è completo raccoglimento, gli attori cominciano a parlare. La storia va, perché deve essere raccontata, ma solo quando c’è un pubblico disposto ad ascoltarla.
Così dice Novecento: “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”, loro, la storia , la buona storia da raccontare ce l’hanno, eccome se ce l’hanno.
Ebbene il plot dell’amato monologo del fondatore della Scuola Holden, è assai noto a molti appassionati di teatro e di letteratura. Da un lato, la storia di un grande pianista, il protagonista, nato da emigranti su una nave, adottato da un marinaio dalla pelle scura che l’aveva trovato per caso in una scatola di cartone e se ne era preso cura.
Dall’altro, quella di un trombettista che su quella nave era salito a soli 17 anni “perché l’unica cosa che gli fregava nella vita era suonare” e perché al molo qualcuno l’aveva sentito suonare e quello che suonava  era qualcosa che..” Cos’è?” gli aveva chiesto  ..”non lo so “- gli aveva risposto .. “quando non sai cos’è, allora è jazz. Ci vanno matti per quella musica lassù” ..e lassù voleva dire sulla nave.E lui c’era salito e lì aveva conosciuto Novecento e la sua leggenda, quella d’essere nato sulla nave e da quella nave non esserci mai sceso e che suonava da Dio e la musica che suonava era magica, unica perché Novecento “sapeva ascoltare e sapeva leggere”. Novecento però non era bravo a leggere i libri, quelli son buoni tutti,  sapeva leggere la gente.
Nell’interpretazione di Pierrotti e Mennuni il pubblico potrà sentire, immaginare e vedere tutti i segni che la gente si porta addosso. Posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia.
Novecento non è solo il pianista sull’oceano e il trombettista non è solo “l’amico per la pelle”, i personaggi sono entrambi strumenti attraverso cui gli spettatori si guarderanno come riflessi in uno specchio. Osserveranno riecheggiata l’intera umanità, mentre scivola sul transatlantico e a suon di musica descrive e racconta piano i sentimenti che fanno degli esseri umani delle creature dolcemente fragili.
I passeggeri della nave sono evocati. Non sappiamo se Novecento e il trombettista li hanno conosciuti per davvero. I due bravi attori giocano a fare gli angeli, dall’alto in un sogno fantastico. Ma nella vita a volte è necessario “andare di fantasia”. “Andavo di fantasia e di ricordi, è quello che ti rimane da fare alle volte per salvarti, non c’ è più, nient’altro. Un trucco da poveri, ma funziona sempre”, è la storia di Novecento.
 
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