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Sanità pugliese sotto tutela

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Da Roma tre anni di controlli. Piano ospedaliero insufficiente, valutazione sospesa. Ok ai conti del 2015. Bene i livelli essenziali di assistenza. La Asl: «Nessuna bocciatura».

 

 Valutazione sospesa sul riordino ospedaliero, ma la sanità pugliese deve rimanere sotto la tutela del governo per altri tre anni. In compenso viene accesa luce verde sui conti del 2015. Si è conclusa in questo modo la riunione, al tavolo di verifica ministeriale, tra la delegazione della Regione e quella del governo (ministeri della Sanità ed Economia). Il bilancio è in chiaroscuro.Le notizie positive sono due. La prima è il via libera sui conti delle Asl relativi al 2015: il tavolo ha preso atto della chiusura in pareggio, in conseguenza dello stanziamento di 60 milioni dal bilancio ordinario (non sanitario). Un fatto positivo: in caso di deficit accertato sarebbe aumentata in modo automatico l’addizionale Irpef e sarebbe scattato il blocco al turn over. Secondo aspetto positivo: come attestato informalmente già in autunno, la Puglia risulta «adempiente» sul soddisfacimento dei Lea (livelli essenziali di assistenza): punteggio minimo a 160, la Puglia consegue 162 punti ed esce dalla black list. Le buone notizie finiscono qui, il resto è una tela grigia.
Come sollecitato nei giorni scorsi dal governo, la Regione ha chiesto la prosecuzione del «Programma operativo» fino alla fine del 2018. Significa che per ulteriori tre anni, la sanità pugliese dovrà continuare ad essere affiancata da Roma. Secondo il governo, infatti, alla fine del 2015 la Puglia non risulta «adempiente» in una serie di attività: riordino ospedaliero da completare, rete domiciliare e della prevenzione da realizzare, spesa farmaceutica da mettere sotto controllo. «La richiesta della Puglia – dice il direttore di dipartimento Giovanni Gorgoni, che ha guidato la delegazione pugliese – è un atto di onestà istituzionale e buon senso gestionale: del vecchio Programma permanevano alcune inadempienze organizzative». La legge consente di uscire dall’affiancamento ministeriale anche senza sanare le inadempienze, ma occorrerebbe rinunciare «alle premialità economiche degli anni pregressi: premialità che possono valere per la Puglia anche 500 milioni, cifra cui la Regione non può concedersi il lusso di rinunciare». Stiamo parlando di quelle somme che il governo trattiene ogni anno dai trasferimenti e che vengono scongelati solo se la Regione destinataria “fa i compiti a casa”. Ad ogni modo, ora diventa più facile procedere con le assunzioni. «La Regione – prosegue Gorgoni – proporrà ai ministeri che gli interventi di riqualificazione siano corredati da automatici piani assunzionali». Tradotto: non ci sarà più bisogno delle «deroghe» del governo per fare i concorsi. La prosecuzione del programma operativo, ammette Gorgoni, si poneva per «le condizioni di squilibrio economico sorto nel 2015». La Regione ha rimediato attingendo da fondi propri, ma è bene restare vigili per il futuro per evitare deficit strutturali e duraturi. Da qui l’invito del governo e l’immediata decisione della Regione.
Avendo deciso la Regione di sottoporsi ad altri 3 anni di affiancamento, i dirigenti ministeriali hanno deciso di soprassedere sulla valutazione del Piano ospedaliero. Gorgoni dice: «Nessuna bocciatura». In realtà, i dirigenti hanno evidenziato alcune mancanze e diverse criticità, compresa la mancata definizione della rete di emergenza-urgenza, e rinviato l’esame del riordino a una prossima riunione. «Dalla prossima settimana – sottolinea Gorgoni – dovrebbe tenersi un incontro con il ministero della Salute per integrare quanto già inviato dalla Regione e verificare, congiuntamente e nel dettaglio, l’aderenza del Piano al decreto ministeriale 70. La rete andrà a regime nel 2017». Pur nel linguaggio burocratico si capisce che il Piano è incompleto. Occorrerà tempo perché risponda ai criteri del decreto 70 e ai desiderata del ministero.


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