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Vieste – PREMIO “FALCONE&MOBILIO” 2016

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"Quando a morire è il padre o la madre il figlio che rimane è “orfano”. Chi sopravvive alla scomparsa del compagno di una vita può dirsi “vedovo”. Per il genitore che ha perso un figlio non c’è nome". Questa la considerazione, vera e impietosa, che ha aperto l’intervento tenuto da Giuseppe Calderisi nel corso della cerimonia di premiazione “Falcone&Mobilio”, svoltasi lo scorso ventitré  marzo presso l’Auditorium “Fazzini – Giuliani”.

Se è vero che le parole contano, se è corretto concepire il confronto con la lingua come un’occasione di accesso a una mentalità, il vuoto anche terminologico che si abbatte sul genitore sopravvissuto può forse darci la misura del disordine: la lingua può solo tacere un equilibrio che si rompe.
Poi dal silenzio possono discendere le parole del fare.
La famiglia Falcone e la famiglia Mobilio hanno scelto, dal 1995 l’una, dal 2004 l’altra, di perpetuare il ricordo dei propri figli con l’indizione di borse di studio che ogni anno premiano i risultati formativi di giovani meritevoli, certificati dal voto conseguito all’Esame di Stato e dal prosieguo degli studi universitari.

A qualcosa di smisuratamente grande, di incommensurabile nella sua negatività, che a una prima valutazione non ci si crede capaci di fronteggiare, tiene dietro il riscatto.
L’uomo, pur nella dimensione della sua piccolezza e fragilità, riesce a convertire il negativo in positivo.
Non solo. La forza delle famiglie Falcone e Mobilio ha dato forza, incoraggiando l’istituzione di premi e manifestazioni affini all’interno del contesto scolastico viestano, manifestazioni dall’alto valore formativo, ma anche morale ed etico.
È stato il senso del sublime di ascendenza kantiana, dunque, a fare da sfondo alla cerimonia di quest’anno, che si è svolta come di consueto alla presenza delle autorità e che ha visto coinvolti gli studenti dell’I.I.S.S. “Fazzini-Giuliani”, coordinati dalla Prof. Maria Rado, in toccanti prove di canto, danza e recitazione.

A creare una singolare aura di bellezza, la partecipazione della Soprano Rosa Ricciotti, delle allieve del Conservatorio di Rodi Garganico e della Prof.ssa Graziella Falcone.
Il Dirigente Scolastico Prof. Costanzo Cascavilla ha definito la manifestazione come «un evento in cui si intrecciano i sentimenti più nobili: sentimenti di sincera partecipazione, di cordoglio, di affetto, di vicinanza, di amore immutato verso i giovani GianLuca Mobilio e Antonio Falcone, ma anche di gioia e di festa». Il premio Falcone&Mobilio è la festa delle eccellenze.
Gli interventi del Dirigente dell’Ufficio V – Ambito Territoriale di Foggia Dott. Antonio D’Itollo e dell’Assessore alla Pubblica Istruzione Dott. Nicola Rosiello, nel rinnovare il plauso alle famiglie Mobilio e Falcone che hanno capito l’importanza di un investimento nella cultura, hanno sottolineato l’urgenza di politiche che, non solo a livello privato, ma anche e soprattutto sul piano pubblico, puntino sulla formazione del capitale umano. Il concetto di capitale umano è diventato centrale negli anni ’60 del secolo scorso, quando alcuni economisti hanno sostenuto che i paesi che investono nella propria istruzione e formazione registrano un incremento del loro prodotto interno lordo. In un clima nazionale in cui all’istruzione e formazione dei giovani si concede sempre meno, non è mancata l’occasione, in apertura della cerimonia, di rivolgere un pensiero ai tredici studenti Erasmus che hanno perso la vita nell’incidente stradale di Terragona. Questa recente tragedia è esplosa dentro quello che Roberto Saviano ha definito “l’ultimo dei sistemi accademico-culturali che davvero ha funzionato”, essendo l’Erasmus un programma di mobilità studentesca dell’UE finalizzato all’interscambio europeo, all’apprendimento di una nuova lingua, all’ampliamento dei propri orizzonti culturali.
Il premio “Mobilio&Falcone” è servito anche ad augurarsi che sempre più, nei bilanci pubblici, figurino investimenti nella cultura, perché non si tratta di attività improduttive e senza ritorno.

Gli studenti dell’I.I.S.S. “Fazzini-Giuliani” che hanno partecipato
Aliota Maria Chiara, Bua Natalia, Corricelli Miriam, Corso Antonia, cristino Francesca,  Donofrio Marica, Gentile Sara, La Torre Matteo, Lapomarda Alessia, Mascia Rossella, Medina Giuseppina, Misurata Maria Pia, Pagano Cecilia, Palladino Martina, Racioppa Noemi, Ragno Pasquale, Ricci Matteo, Savio Tommasina, Troia Alessia, Vaira Pasquale, Vescera Vincenzo

Gli studenti premiati
Calderisi Maira, Colangelo Chiara, Gallo Cesare, Ditroia Maila

Gli studenti premiati con attestato ricordo
Pecorelli Natale, Sacco Libera, Vaira Mara

Le parole della giornata
Sublime è il senso di sgomento che l’uomo prova di fronte alla grandezza della natura, sia nell’aspetto pacifico, sia ancor più, nel momento della sua terribile rappresentazione, quando ognuno di noi sente la sua piccolezza, la sua estrema fragilità, la sua finitezza, ma al tempo stesso, proprio perché cosciente di questo, intuisce l’infinito e si rende conto che l’anima possiede una facoltà superiore alla misura dei sensi.
Immanuel Kant

Morte non essere fiera sebbene alcuni ti definiscono
potente e orrenda, perché non lo sei;
poiché quelli che tu credi di sopraffare
non muoiono, povera morte, né tu mi puoi uccidere.
Dal riposo e dal sonno, che non sono altro che tue  immagini
si trae molto piacere; e allora da te molto più ne deve scaturire,
e volentieri i nostri migliori uomini con te vanno,
riposo delle loro ossa e liberazione dell’anima.
Sei schiava del fato, del caso, dei re, degli uomini disperati
E dimori col veleno, con la guerra e con la malattia.
E il papavero o gli incantesimi possono farci dormire
meglio del tuo colpo; dunque perché ti vanti?
Trascorso un breve sonno, ci sveglieremo per l’eternità,
e morte tu non esisterai più; morte, tu morirai.
John Donne

Quando l’amore vi chiama, seguitelo,
Anche se ha vie ripide e dure.
E quando dalle ali ne sarete avvolti, abbandonatevi a lui,
Anche se, chiusa tra le penne, la lama vi potrà ferire.
E quando vi parla, credete in lui,
Anche se la sua voce può disperdervi i sogni come il vento del nord devasta il giardino.
Poi che, come l’amore v’incorona, così vi crocefigge, e come vi matura, così vi poterà.
Come sale sulla vostra cima e accarezza i rami che fremono più teneri nel sole,
Così discenderà alle vostre radici, e laggiù le scuoterà dove più forti aderiscono alla terra.
Vi accoglie in sé, covoni di grano.
Vi batte finché non sarete spogli.
Vi staccia per liberarvi dalle reste.
Vi macina per farvi neve.
Vi plasma finché non siate cedevoli alle mani.
L’amore non dà nulla fuorché se stesso, e non coglie nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto;
Poi che l’amore basta all’amore.
Quando amate non dovreste dire, «Ho Dio in cuore», ma piuttosto, «Io sono in cuore a Dio».
E non crediate di condurre l’amore, giacché se vi scopre degni, esso vi conduce.
L’amore non vuole che consumarsi.
Ma se amate e bramerete senza scampo, siano questi i vostri desideri:
Sciogliersi, e imitare l’acqua corrente che canta il suo motivo alla notte.
Conoscere la pena di troppa tenerezza.
Piagarsi in comprensione d’amore;
E sanguinare di voluta gioia.
Destarsi all’alba con un cuore alato e ringraziare un nuovo giorno d’amore;

Gibran Kahlil Gibran


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