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Qualità degli oli d’oliva e trasparenza delle etichette

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Il deputato pugliese Nicola Ciracì (CoR – Conservatori e Riformisti) si è schierato nuovamente dalla parte delle produzioni tipiche e dei consumatori, che devono sapere quale olio ingeriscono. La risoluzione da lui presentata per impegnare il Governo “a promuovere in sede europea ogni azione necessaria alla tutela alla tutela del settore oleario italiano e a promuovere azioni per una corretta etichettatura di origine degli alimenti e dei prodotti” è stata accolta con favore dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari europei Sandro Gozi.

«Ci sono battaglie come questa – commenta soddisfatto il deputato di centrodestra – che prescindono dalle posizioni politiche e che devono quindi essere condotte trasversalmente nell’interesse di tutti, e la mia risoluzione alla Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2015 s’inserisce esattamente in questo contesto, così come la disponibilità mostrata dal Sottosegretario».
 
Ma di cosa si tratta in particolare? Si tratta da una parte d’incentivare un consumo consapevole, dall’altra di favorire una produzione di qualità grazie a etichette più trasparenti che consentano di riconoscere e distinguere un olio vergine (compresi dunque gli extravergini) prodotto in Italia, e nel rispetto di specifici processi, da un altro, magari estero, di fattura peggiore e dunque anche meno genuino.
 
«L’olivicoltura – spiega Ciracì – rappresenta al contempo un settore strategico per il compartimento agroalimentare italiano e una realtà fortemente in crisi a causa delle continue minacce al “Made in Italy” provocate dall’immissione sul mercato di prodotti stranieri di bassa qualità per effetto dell’aumento del fenomeno della contraffazione e della carenza nella tracciabilità dei prodotti».
 
«L’Unione europea, contravvenendo alle più elementari norme di sicurezza alimentare – prosegue – ha recentemente emanato disposizioni che non sono in linea con quelle nazionali nella parte in cui prevedono, tra le altre cose, un termine minimo di conservazione non superiore ai 18 mesi per l’olio d’oliva, termine che potrà essere stabilito da ciascun produttore, con conseguente rischio sia per la qualità del prodotto, sia per la salute dei consumatori».
 
«L’olio, invecchiando – precisa ancora – comincia a perdere progressivamente le tipiche qualità organolettiche e nutritive (polifenoli, antiossidanti, vitamine) che lo caratterizzano rendendolo un alimento prezioso per la salute: per questo sarebbe necessario imporre un termine minimo di conservazione di 18 mesi, ma anche introdurre l’obbligo di indicare in etichetta lo stato di ossidazione al momento in cui il prodotto è confezionato e l’indicazione dell’annata di raccolta del frutto: simili interventi impedirebbero lo smaltimento e il riciclo di oli vecchi che potrebbero altrimenti giungere in modo fraudolento sulle tavole dei consumatori».
 
Il disegno di legge europea 2015, invece, modifica in peggio l’etichettatura degli oli d’oliva, eliminandovi addirittura l’indicazione obbligatoria dell’origine delle miscele degli oli d’oliva, che deve essere stampata con diversa e più evidente rilevanza cromatica rispetto allo sfondo.  
 
Grazie all’interessamento dell’onorevole Ciracì, primo firmatario, e dei suoi colleghi di CoR Palese, Altieri, Bianconi, Capezzone, Chiarelli, Corsaro, Distaso, Fucci, Latronico e Marti, il Governo si farà portavoce di queste sacrosante esigenze in Europa.

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