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Vieste – PRIMO PREMIO DELL’I.I.S.S “Fazzini-Giuliani” AL CERTAMEN “Giustino Fortunato”

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“Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? Dimmi: ove tende questo vagar mio breve il tuo corso immortale?”

Pietro Cataldi, fine critico letterario, riflette sull’originalità del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia rispetto agli altri Canti leopardiani: dopo aver affidato all’eroe antico Bruto interrogativi di carattere politico, scelta la poetessa greca Saffo per sviscerare questioni amorose, Leopardi riserva ad un pastore errante il privilegio di fare domande di senso. Che diritto ha un analfabeta di parlare di filosofia? La filosofia non è appannaggio degli esperti?

Un gruppo di studenti di V^A (Sara Calderisi, Francesco Cionfoli, Cecilia Pagano) e di V^B (Nicoletta Del Duca, Gianluca Di Vieste, Giulia Ragno) del Liceo Scientifico dell’I.I.S.S. “Fazzini-Giuliani” di Vieste ha rinnovato, nei giorni 15, 16 e 17 aprile, la partecipazione alla XII Edizione del Certamen “Giustino Fortunato”, indetto dall’I.I.S.S. “Giustino Fortunato” di Rionero in Vulture (PZ).
Il Concorso si pone come finalità  il recupero e lo sviluppo degli esiti della ricerca del meridionalista Fortunato in chiave contemporanea e ormai ha travalicato i confini territoriali  per stagliarsi entro una dimensione più ampia che coinvolge scuole provenienti da tutta Italia.
“Fare politica per il bene comune: io ci credo”, questo il tema scelto per l’edizione 2016 del Concorso.
Un argomento sfidante, che pone davanti a una domanda più che davanti a un’asserzione. Si può credere ancora nella politica? Il nostro atteggiamento spesso è critico e disincantato. Ma non è forse un modo per rimanere seduti sul comodo alibi di chi ha delegato?
A ben pensarci, il tema non investe solo l’orizzonte specialistico della politica, ma pure ciò che tutti i docenti che credono nel proprio lavoro dovrebbero fare per formare cittadini attivi e responsabili.
La condizione umana è il requisito indispensabile per porre domande di senso. È, però, diventando cittadini e abdicando alla condizione di sudditi che questo diritto può esercitarsi con consapevolezza. Ed è a questo che serve la scuola. Serve a pensare. Serve ad acquisire il diritto di rivolgere domande alla luna.
Il secondo ‘800, caratterizzato dall’avvento della scuola pubblica, la tanto denigrata “scuola di massa”, incarna questo progetto: fare di tutti gli individui dei potenziali filosofi. Se in passato la trasmissione della cultura a cui si legava l’esercizio del potere era un privilegio dei ceti nobili, con la scuola di massa si ambisce all’universalizzazione di un privilegio.
L’istruzione conferisce la possibilità e il diritto a essere il pastore errante di Leopardi.
La scuola, però, deve avere anche il coraggio di non fare sempre quello che serve alla società, di non essere obbligatoriamente al passo con i tempi, perché è questo che, paradossalmente, comporta il rischio di farla invecchiare. La sua è una missione antropologica: che gli umani non perdano il sapere acquisito da una generazione all’altra. Dunque la scuola può avere tempi propri, può essere il luogo delle resistenze, non sciocche e regressive, ma  traducibili in una buona politica il cui bene comune non sia la formazione di semplici lavoratori, ma di cittadini.
Da cittadini del meridione, da buoni figli di Giustino Fortunato, gli studenti dell’I.I.S.S “Fazzini-Giuliani” nel bene comune ci hanno creduto. Ci hanno creduto fermamente, non solo rinnovando la loro partecipazione alla sezione saggistica del concorso “Giustino-Fortunato” che prevedeva l’elaborazione di un saggio breve sul tema, ma anche attestandosi, con un elaborato artistico, al 1˚ posto per il secondo anno consecutivo! Il lavoro, realizzato dall’alunna Sara Calderisi della classe 5^A, dal titolo “Rifacciamo la storia”, è stato premiato dalla commissione giudicatrice presieduta dall’artista Rino Covella, già Dirigente Scolastico, per <<il nitore e la semplicità coloristica, lo stile romantico e la scelta delle grandi personalità>>. Sara, artista dotata di una profondità e sensibilità espressive tutt’altro che comuni, ha rappresentato, con una straordinaria precisione di particolari, tre illustri personalità politiche: Emmeline Pankhurst, Nelson Mandela e Mikhail Gorbaciov e ha commentato così la scelta del soggetto: <<si tratta di tre personalità simbolo della rinuncia, del sacrificio che il fare politica per il bene comune richiede>>. Quale migliore attualizzazione del pensiero di Giustino Fortunato? Il politico e storico del meridione, in uno dei suoi discorsi contenuti ne Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, rivolgeva questo accorato appello alle nuove generazioni con la lungimiranza di chi sa che è sui giovani che bisogna investire: <<Sì, o giovani studenti, il dovere politico, al pari della scienza, è preparazione, fatica, dolore>>.

Luisa Casarella

 


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