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Vico/ Il Piano del malocchio

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Riceviamo e pubblichiamo.        

 

 Il Piano Urbanistico Generale, croce e delizia di pochi vichesi. Rifilato ai camerieri della pentammucchiata per servirlo a tavola con pochi commensali, un piatto indigesto per stomaci debolucci e impreparati. Non crediamo alle maledizioni, come non crediamo al malocchio, né ai gatti neri che attraversano la strada, nel gobbo, nel numero 13, nell’aglio fravaglio della commedia napoletana e così via. Ci capita di credere in cose prosaiche, un po’ come Tommaso del Vangelo “ se non tocco non credo “.
Eppure qualche maledizione, qualche entità malefica, soprannaturale, aliena, ci deve pur essere se il cammino del PUG di Vico del Gargano è contrassegnato da continui inciampi. Per queste vicende di casa nostra non possiamo prendercela nemmeno con il “ don Cecchino “ della grattatina, signore di San Menaio, poiché defunto da diversi anni.
Tutto ha inizio dalla scelta, inspiegabile per i tecnici vichesi, della società redattrice del Piano, quella Ecosfera catapultata a Vico del Gargano già salita agli onori della cronaca per un giro di mazzette e favori in Abruzzo.
Il secondo inciampo si verifica con la trionfalesca e larga vittoria di Pierino Amicarelli alle amministrative del 2012, e nella breve e sfortunata amministrazione durata pochi mesi, per aver voluto solo sfiorare e guardare la faccia del PUG. Ma, come nella leggenda di Medusa, non si doveva guardare la faccia di quelle carte e il nuovo Sindaco venne pietrificato. Per portarlo in Consiglio comunale, ben incartato, ci volle una regia, ben nota, e una brillante operazione da voltagabbana, di quelle che si giocano sui tavoli della morra, ad ogni angolo di strada, attorniato da “sguatteri del Guatemala”. Il Piano passò perchè nessuno volle guardarlo in faccia, proprio nessuno della pentammucchiata, si rischiava la pietrificazione. Passò anche in seconda lettura, nonostante una montagna di osservazioni che, in altri tempi e con una maggioranza qualificata, avrebbe consigliato di riporlo nel cassetto, oppure rivedere alcune cosucce loro.
L’inciampo più pacchiano fu quello di prevedere nella piana di Calenella un insediamento turistico di 317 posti ed una recption su due piani, parallelo al canale di deflusso delle acque piovane del Consorzio di Bonifica Montana. Previsione cancellata dalla reazione indignata della parte più avvertita dell’opinione pubblica, poi dai tecnici del Parco Nazionale del Gargano e dal malocchio, potente e misterioso, che nei primi giorni di settembre del 2014, una fiumana d’acqua dal cielo spazzò via buona parte della piana di Calenella. Un segno, solo un segno. Ma l’inciampo più grande è stata l’istruttoria dell’Ufficio Urbanistico della Regione Puglia e la decisione della Giunta Regionale “ di non attestare la compatibilità del PUG di Vico del Gargano alla Legge regionale n.20 del 2001 e al DRAG “. Successivamente, e per le stesse ragioni, anche la Provincia di Foggia respingeva al mittente il Piano Urbanistico. Ma gli effetti del malocchio non finiscono ancora e sul Bollettino Ufficiale della Regione, n. 42 del 14 aprile 2016, è stato pubblicato una lunga ed articolata procedura di Valutazione Ambientale Strategica. Gli esperti della VAS hanno prodotto oltre 25 osservazioni-prescrizioni che rendono il Piano Urbanistico sostanzialmente, non solo inutilizzabile ma, persino dannoso. Dal consumo del suolo, al paesaggio, dalle aree a rischio alla cementificazione della costa, dalla tutela dei beni ambientali, storici, artistici agli alberi d’ulivo. Dalle previsioni sballate alla tutela delle campagne, all’aria, all’acqua, alla vegetazione.
Dalla relazione viene fuori un quadro doloso dove si chiarisce che non è il PUG ad informarsi e conformarsi alle regole di buon governo del territorio, alle leggi e regolamenti che pur ci sono, ma la lettura, l’interpretazione, l’applicazione di leggi e regolamenti è stata camuffata e modellata alle finalità del Piano Urbanistico.
Poichè non possiamo attribuire ad errore umano dei tecnici il polpettone urbanistico, dobbiamo ritenere, per forza, che i committenti sono stati sfortunati e per nulla accorti. Si rischia ora di lasciare le cose a metà, in un paese fermo, emarginato e con un probabile danno erariale, nel silenzio e nell’omertà generale.
I cittadini e i portatori d’interesse sperano che qualcuno, maggioranza e opposizione, apra la bocca in Consiglio comunale per chiedere lumi. Basta un Consigliere per cacciare il malocchio, potrebbe far mettere a verbale un sonoro pernacchio come quello lasciatoci in eredità da Eduardo De Filippo.

Michele Angelicchio


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