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Il glorioso Lombardo oggi nel 1860 partì con i Mille (e 89)

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Il 5 maggio 1860 da Quarto, un quartiere di Genova che si affaccia sul mare, partivano Garibaldi e i Mille. Naufragarono a Tremiti.

 

 Il 5 maggio 1860 da Quarto, un quartiere di Genova che si affaccia sul mare, partivano Garibaldi e i Mille (e 89). Alcu­ne camicie rosse venivano dalle Puglie. In qualità di ufficiali fe­cero parte della spedizione: Ce­sare Braico (Brindisi), Vincen­zo Carbonelli (Taranto), Giu­seppe Fanelli (Martina Fran­ca), Moisè Maldacea (Foggia), Nicola Mignogna (Taranto) e Filippo Minutilli (Grumo Appu­la). In qualità di soldati sempli­ci la lista comprende Domenico Lippi (Biccari), Vito Melsi (Bo­vino), Luigi Turilli (Spinazzo­la), Alvares Valentini (Foggia) e Nicola Melchionna (Cande­la). A questi nomi, osserva An­tonio Berardi, bisogna aggiun­gere altri volontari che, pur non pugliesi di nascita, al momento dell’arruolamento e dell’av­vio dell’impresa, risiedevano in Puglia con la propria fami­glia: il capitano Gaetano Carini, nato a Corteolona (Pavia) e re­sidente a Bovino; il sottotenente dei bersaglieri Francesco Fre­diani, nato a Massa ed impie­gato postale presso la Tesoreria di Lecce, il soldato Giuseppe Molinari, nato a Venezia ed impiegato delle ferrovie a Fog­gia. C’è poi un Guglielmo Gallo, nativo di Molfetta, il cui nome non figura nell’elenco ufficia­le dei Mille; "ma la sua parte­cipazione all’impresa è storica­mente accertata" (ancora il Verardi). Quei 1089 volontari par­tirono a bordo di due vapori, il Piemonte e il Lombardo. Mise­ra la fine delle due navi. Al termine della spedizione Garibal­di con decreto ‘dittatoriale’ del 5 ottobre stabilì che le due uni­tà diventassero monumenti gal­leggiati “in memoria dell’iniziativa del popolo italiano. Previo indennizzo alla società arma­trice (la Rubattino), il Piemonte fu radiato e tenuto a langui­re nella darsena di Napoli. Ma nel 1866, in spregio a quanto decretato dal Generale, fu demoli­to. Quanto al Lombardo) du­rante lo sbarco a Marsala, andò ad arenarsi, forse per un’errata manovra, forse volutamente per favorire un più veloce sbar­co. La nave fu oggetto dei colpi dei cannoni delle navi borboni­, che tardivamente sopraggiunte, in seguito venne saccheggiata dagli abitanti di Marsala. Non essendo riusciti a disincagliar­la, i Borbonici tentarono di renderla inservibile. Il periscafo rimase semiaffondato nel porto di Marsala, fino al mese di luglio, quando fu laboriosamente recuperato e rimorchiato fino all’Ar­senale di Palermo, dove lo rimisero a nuovo. Come il Piemonte, l’Unità non venne restituita alla società Rubattino (comunque indennizzata) e fu iscritta nella Marina Dittatoriale Siciliana. Ma dopo la conclusione del­la spedizione, dei Mille, in bar­ba al decreto di Garibaldi, la nave passò alla Regia Marina, venendo adibita al servizi umi­li come il trasporto dei detenu­ti (cosa di cui Garibaldi si la­mentò fortemente). Nella notte tra il 12 e il 13 marzo 1864 il Lombardo naufragò presso San Domino, l’isola maggiore del­le Tremiti dopo essere finito su una secca, a causa di una tem­pesta, mentre trasportava trup­pe da Ancona a Manfredonia e detenuti alle Tremiti; non vi fu­rono vittime.

Italo Interesse
Quotidiano Foggia

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