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Regione/ Fondi, dietrofront Emiliano

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Ma addio alla grandi opere. La soluzione per uscire dalla strettoia della mancata programmazione. Non più grandi infrastrutture, ma molto investimenti per sostenere imprese e attività sociali.

Tutto rimesso in discussione. Michele Emiliano, dopo essersi convinto a firmare il Patto per la Puglia con il governo, si trova ora a riconsiderare l’elenco delle opere da farsi finanziare. Non più grandi opere infrastrutturali, ma molto più probabilmente investimenti legati al sostegno alle imprese e alle attività sociali (in primo luogo Red, il reddito di dignità). Ieri si è svolto un lungo incontro tra Emiliano, il capo di gabinetto Claudio Stefanazzi e il dirigente Pasquale Orlando. Sta maturando una doppia idea: lasciare che le infrastrutture (soprattutto strade e ferrovie) vengano sostenute con altri canali di finanziamento, secondo il cronoprogramma che decideranno Anas e Rfi. La seconda idea è utilitaristica: procedere con il noto e collaudato sistema dei «progetti sponda» o «compatibili».
Ovvero: far partire con i due miliardi del Patto per la Puglia (fondi statali Fsc) opere che potrebbero essere poi «rendicontate» con risorse Ue. Insomma, prima si paga con fondi statali, ma poi si mette la spesa in conto ai fondi Ue. E quindi tornare ad usare i soldi statali, nel frattempo liberati, per altre destinazioni. I «progetti sponda» si adoperano per spendere i fondi di Bruxelles ed evitarne il disimpegno automatico. Sanzione non prevista per i fondi statali. Va aggiunto, per inciso, che resta fermo, per Emiliano, l’idea che i due miliardi messi sul piatto dal governo siano solo una parte di quelli che spettano alla Puglia.
Nel corso di questa fine di settimana, Orlando verificherà nell’elenco del Programma operativo dei fondi Ue quali interventi poter sostenere con i due miliardi che il governo intende mettere a servizio del Patto con la Puglia. Lunedì nuovo confronto tecnico con Stefanazzi e martedì la decisione nella giunta, dove si terrà conto delle valutazioni e delle richieste degli assessori. È possibile che una parte possa servire a sostenere il progetto di Red, reddito di dignità, che richiede fondi pari a 350 milioni l’anno. Un’altra parte potrebbe andare a finanziare la gettonatissima misura per gli incentivi alle imprese: da sempre una delle iniziative più gradite e praticate dalle aziende. Proprio ieri, Emiliano e l’assessora Loredana Capone si sono compiaciuti delle richieste fin qui arrivate agli sportelli della Regione: sono 1.669 per una richiesta di agevolazioni pari a 354 milioni e investimenti complessivi (considerata anche la parte privata) di circa un miliardo. Gli incentivi richiesti riguardano le risorse della nuova programmazione 2014-2020.

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