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   Turismo/ Puglia: Inglesi a sud, Polacchi a nord

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Il risiko dei visitatori in Puglia. Lo studio sugli arrivi dell’agenzia regionale.

 

 Per i turisti stranieri la geografia della Pu­glia è elastica. Per i giapponesi comincia e finisce ad Alberobello, per i russi c’è prima di tutto Bari, per i polacchi oltre San Gio­vanni Rotondo è deserto. Il numero degli arrivi dal resto del mondo è cresciuto, nel corso de­gli anni, dal 2010 il trend è positi­vo e nel 2015 si è arrivati a quota 723mila stranieri approdati in Puglia (più 9 per cento). Ma se si è sempre posta l’attenzione so­prattutto al Paese d’origine, co­noscere la meta scelta può rivela­re lati interessanti. Pugliapromozione; l’agenzia regionale per il turismo, ci ha pro­vato l’ultima volta nel 2014. Divi­dendo la Puglia in aree a seconda degli arrivi, divisi per nazionali­tà E si scopre così che i luoghi ca­muni, ogni tanto, qualche ragion d’essere ce l’hanno. Perché è ve­ro che per i giapponesi l’attratti­va principale restano i trulli di Al­berobello, con uno spettro ampio di arrivi – fino a 29mila – che ha l’u­nico rivale a Bari, che d’altronde ha l’aeroporto, e poi pallide pre­senze a Lecce (fino a 2000), in Valle d’Itria e Taranto. Il dato è parziale poiché registra gli arrivi e non i pernottamenti, e solo que­sti ultimi potrebbero far com­prendere quali sono i gusti del mercato internazionale quando si tratta di Puglia. I polacchi sono spinti dalla loro forte religiosità quando scelgono San Giovanni Rotondo – anche qui, il gioco dei luoghi comuni riesce facile – ma non disdegnano la bellezza: di Vieste e delle coste del Gargano. Restano comunque in zona, una volta raggiunta la Puglia, senza avventurarsi più a Sud. Anche gli olandesi sembrano avere una conoscenza parziale della regione – fino a duemila arrivi ancora una volta per Vieste e Alberobel­lo, Bari e Lecce – con una cifra che si riduce alla metà quando si guarda all’Adriatico – tra Ostuni e Fasano, Monopolì e Polignano a Mare – Otranto e Gallipoli. Chi conosce meglio la regione? Francesi e tedeschi, gli unici che non solo affollano tutte le coste, ma che si spingono – sebbene in misu­ra più contenuta – nell’ entroter­ra. La Francia occupa tutta la par­te meridionale del Gargano (fino a 8000 arrivi), battendo la Ger­mania che si concentra su Peschi­ci, Vieste e Manfredonia (fino a 17rrrila arrivi). Si spartiscono equamente le tre destinazioni principali del Salento (Lecce, Otranto e Gallipolì) e la Valle d’I­tria amata anche dai belgi, ma ai tedeschi va il merito di conosce­re molto bene Porto Cesareo e Ugento, quest’ultima nota agli svizzeri. Nella distribuzione territoria­le fatta. da Pugliapromozione ci sono altre curiosità: gli inglesi battono a tappeto la parte meri­dionale della regione, fermando­si soprattutto in Valle d’Itria (fi­no a 7000 arrivi) e a Lecce, e igno­rando completamente il Nord sal­vo Bari e Vieste, oltre a Barletta (fino a 1000 arrivi). Quasi una fo­tocopia le scelte degli americani, che però sembrano amare San Giovanni Rotondo, mentre gli austriaci si riversano su Castellane­ta e gli spagnoli sono principalmente a Bari. Manca tutta una fetta di mercato, quella che guar­da sempre più a Est. Nell’ultimo report di Pugliapromozione rife­rito al 2015, la cifra è interessan­te: alla voce “Altri Paesi dell’A­sia" si segnala un +37 per cento negli arrivi e + 20 per cento nei pernottamenti. Numeri che apro­no nuovi scenari, come suggeri­sce Federico Pirro docente di Storia dell’industria all’Università di Bari: «Gli Operatori di Bari vecchia mi dicono che nei loro b&b hanno turisti che vengono dall’Azerbaijan e dal Kazakistan, Così come ci sono molti uomini d’affari dal Kuwait e dai Paesi mediorientali, che scoprono per la prima volta la città. Si meravigliano quando gli si dice che è stata un califfato, sarebbe un buon motivo per pensare a un pacchetto turistico mirato”.

 

 

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 “Io, austriaca sedotta dal Gargano”

 

 L’editrice Veronica Pelikan: ora si stà riparando ai tanti errori commessi con il boom degli anni ’70. E’ un luogo per chi se ne intende.

Veronika Pelikan aveva solo 6 mesi quando arrivò sul Gargano per la prima volta con i suoi genitori. La sua culla era legata sul dorso di un asino con i ba­gagli, per raggiurigere Zaìana. Quella baia, Veronika, non l’ha più abbando­nata: passa l’inverno a Vienna, dove fa l’editrice, e l’estate in Puglia per goder­si il mare e gestire uno stabilimento. Andando contro tutti: contro gli ignoti che qualche anno fa lo hanno incendia­to, contro il Comune di Peschici che pri­ma ne ha permesso la ricostruzione per poi fare marcia indietro, contro i vicini che sembrano mal digerire la sua pre­senza. Lei resiste, «perché Zaiana è una delle ultime baie naturali esisten­ti».
Come ha visto cambiare il Gargano in questi decenni?
«Negli anni 70 c’è stato un boom, e gli errori sono stati tanti. Ora per fortu­na le nuove generazioni tendono a cer­care quello che rende speciale il Garga­no. Vedo professionalità, i figli dei gran­di operatori si sono formati altrove e dimostrano una maggiore attenzione, e rispettano la natura».
E cosa rende speciale il Gargano?
«La cucina, gli agriturismi, un parco i nazionale con 60 specie di orchidee, un vero patrimonio della natura. Il Garga­no non è da grandi discoteche, è fatto di spiagge ampie e altre più piccole, dove si arriva solo a piedi. E un posto per chi se ne intende, non per le masse».
A Zaiana ne ha viste tante: il bar in­cendiato, i problemi burocratici.
«Il bar riapre quest’anno, l’abbiamo ricostruito. Abbiamo fatto ricorso al Tar dopo l’ordinanza del Comune che dopo averci dato il permesso di costruzione dopo l’incendio ha posto i sigilli».
Le difficoltà non sono state poche. Meglio Vienna?  
«Nel mio cuore convivono due anime, quella viennese e quella puqliese. Ma il Gargano ha una luce tutta sua unica. E il mare e gli scogli bianchi. Im­possibile rinunciarvi».
 

Anna Puricella
repubblicabari

 

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