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Milano – Domani la presentazione del libro “C’era un ragazzo-prete”

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Biografia grafologica di don Antonio Spalatro di Lucia Benedos – Editore Velar  
"C’era un ragazzo-prete" è la storia di un ragazzo pugliese diventato prete e parroco in Vieste e morto in giovane età, raccontata attraverso lo studio del suo diario, della corrispondenza e dei quaderni scritti nel periodo 1941-1954. A partire dagli appunti presi in seminario fino alle ultime lettere inviate dall’ospedale, quando era gravemente ammalato.

Nell’esaminare i messaggi che Antonio Spalatro ha affidato alla penna dai 15 ai 28 anni lo sforzo costante  dell’autrice è stato quello di non limitarsi a dettagliare i tratti temperamentali e le disposizioni cognitive sotto   l’aspetto tecnico grafologico, ma di cercare di rendere viva e attuale la testimonianza umana e spirituale dell’uomo e prete, prima a lei sconosciuto.  
Dopo averne scrutato le tracce grafiche con la lente di ingrandimento, Lucia Benedos invoglia il lettore – con l’ausilio di numerose immagini di grafie – a incontrare il personaggio tramite “le sue  precise parole” con l’aiuto di commenti sulla punteggiatura, sull’impaginazione dei testi, sulla consonanza o meno tra la grafia e i pensieri di fede e le esperienze pratiche comunicate.
L’autrice, ha messo in risalto luci, ombre e valori, conservando uno sguardo imparziale non influenzato dal processo di beatificazione in corso. Questo metodo di analisi, sulla base delle categorie grafologiche e degli stili grafico-espressivi rilevati di volta in volta, non le ha impedito di apprezzare il processo di maturazione della persona che emergeva via via tra le righe e nei contenuti espliciti, di leggerne gli slanci del cuore e della mente insieme ai momenti di angoscia, di disorientamento emotivo e di abbandono fiducioso a Dio.
 Alcuni temi e ipotesi di lavoro:
– L’adolescenza in seminario tra spinte trasgressive e remissività, tra visione onnipotente o confusa di sé e delle cose e ricerca di un modello “alto” da seguire. Sono assai eloquenti le due immagini a confronto poste  all’inizio del libro, che testimoniano il cammino evolutivo percorso da Antonio: dalla prima grafia dei quindici anni, all’ultima, dei 28 anni.
– La difficoltà nell’adattarsi ai compagni e alla vita religiosa restrittiva del suo tempo e nel convivere con i lati contradditori del carattere, tra bisogno di autonomia, di protezione e di  appartenenza. Cambiano, nella stessa pagina o nello stesso periodo, la qualità della pressione grafica, la direzione, i segni di interpunzione e i gesti fuggitivi ed il rapporto forma-movimento.
– I diversi registri espressivi e comportamentali con l’autentico rientro in se stesso grazie al diario tenuto per otto anni e agli appunti sugli esercizi spirituali che rimandano alla registrazione fedele e costante del fluttuare dei suoi stati d’animo, delle invocazioni intense e appassionate nel rivolgersi a Dio e alla Madonna. Le sue osservazioni acutissime su fatti, persone ed eventi, con l’analisi brutale dei propri limiti e l’ostinazione nel rimettersi in gioco trovano riscontro nei segni grafologici che confermano l’onestà nel guardarsi dentro.
– Le due tentazioni dominanti: la superbia e l’impurità. In questo senso il riferimento principe è stato Girolamo Moretti, frate francescano e caposcuola della grafologia italiana che ha indicato i segni relativi, nel testo Grafologia sui vizi.    
– Il carico di responsabilità nel gestire la parrocchia, le attività pastorali, la cura dei disagiati, le confessioni;  le sue attitudini pedagogiche e di formatore di anime nel pensare all’organizzazione delle scuole di catechismo e dell’oratorio;  lo stile di predicazione dai quaderni di preparazione delle omelie.
– Infine, il vissuto della malattia e l’evidente deterioramento del gesto grafico che non limita la franchezza nel parlare del corpo sofferente e della vergogna durante i trattamenti ospedalieri, compresi gli sfoghi di  amarezza, paura e sconforto; la ritrovata libertà nel manifestare i legami di sentimento e di affetto verso la sua gente, la resa incondizionata alla volontà del Padre.


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