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Vico/ Amministratori e Soprintendenza, la regola dell’asino gratta asino

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Riceviamo e pubblichiamo

A chi verrebbe mai in mente di intonacare il Colosseo;  le mura fortificate della città di Ferrara; la cintura di Urbino  e, per essere più vicino alle nostre realtà, a chi verrebbe mai in mente di intonacare le due torri del Castello di Lucera, oppure, l’ingresso al centro storico di Bovino? A nessuno, o quasi, perché qualcuno c’è: gli amministratori del comune di Vico del Gargano, basta che lo dica la Soprintendenza ed è fatta!

Questi  “ amministratori “ non sanno che i pareri della Soprintendenza non sono né divini, né infallibili. La dimostrazione? Vico del Gargano, non ne hanno azzeccata una. L’elenco è lungo, bastano alcuni esempi degli illuminati pareri: la cupola della chiesetta di Santa Maria Pura privata degli storici coppi che coprivano e ornavano l’insieme monumentale del luogo; la chiesa di San Marco con il suo zoccolo in roccia che disegnava tutto un lato; Palazzo Fini, demolito; Taverna Dattoli demolita; viale San Pietro cancellato e privato della sua pineta e arredo; pavimentazione di Corso Re Umberto “ arredato “ con basoli neri di Catania; lo stato precario e di abbandono della chiesa del Purgatorio, sede dalla antica e rinomata Accademia degli Eccitati; l’intonaco della chiesetta di San Michele, sulla via per San Menaio. Per il momento ci fermiamo qui.

I pareri della Soprintendenza, come tutti i pareri della Pubblica Amministrazione, possono essere accolti, respinti, emendati, modificati, integrati, ignorati, impugnati. La legislazione amministrativa è ricca e fantasiosa , non si ferma davanti ad un pezzo di carta.
Ma il vero problema non è quello di ricorrere, per qualsiasi peto, alla Soprintendenza Intasando di carte inutili gli uffici sommersi da richieste provenienti dai 270 comuni di Puglia. Il vero problema viene prima di ricorrere al giudizio divino e infallibile della Soprintendenza. Il vero problema sta e resta, come una cancrena, negli uffici comunali e al loro ruolo di semplici passacarte. E’ tempo sprecato ricordare che il primo esame di una richiesta, arrivata dal cittadino, tocca a loro, guardarla, studiarla, integrarla, limitarla, accettarla, respingerla, senza lavarsi le mani pilatescamente e inoltrare  carte inutili o incomplete, addolcite, truccate, alla Soprintendenza. Quella che una volta si chiamava Commissione Edilizia oggi si chiama a sproposito Comitato Tecnico, perchè infoltita di cosidetti “ esperti “, di cui uno al paesaggio. Alla luce dei risultati, che tocchiamo con mano tutti i giorni, possiamo tranquillamente affermare che questi signori sono veramente esperti solo della fettina, per il resto si scarica sulla Soprintendenza. Questa gente senza palle è forte, precisa e pignola con il cittadino comune, mentre largheggia, aggiusta, adulcora, annacqua, quando si tratta di amici segnalati o, opportunamente, mandati da… Picone.
Per capire questa diffusa e pilatesca pratica ho telefonato agli uffici della Sopraintendenza a Bari e un funzionario mi ha spiegato che, in effetti, le Amministrazioni comunali, non tutte, inoltrano centinaia di richieste che potrebbero essere respinte pacificamente già nella lettura di prima istanza, soprattutto quando sono in evidente e palese contrasto con le norme di salvaguardia, oppure, modifichino la tipologia e stato storico dei luoghi.  
Quello scempio compiuto alla antica torre di piazzetta Del Conte è, purtroppo, una consolidata pratica filosofica dell’asino gratta asino. L’articolo dell’ATTACCO che ha denunciato il fatto è sul tavolo dell’Assessore Regionale all’Assetto del  Territorio, Paesaggio, Anna Maria Curcuruto. Aspettiamo, qualcosa arriverà!

Michele Angelicchio

(foto: Valentino Piccolo)

 

 

 

 

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