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Ultimi giorni della mostra di Renato Guttuso a Peschici

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La personale è curata da Giuseppe Benvenuto con la collaborazione di Galleria de’ Bonis di Reggio Emilia. Si chiude il 21 agosto.

 

 Giuseppe Benvenuto, in collaborazione con la Galleria De Bonis di Reggio
Emilia e col Patrocinio del Comune di Peschici, propone, nello spazio
espositivo di Torre del Ponte, una ricca esposizione dedicata al Maestro di
Bagheria.

La mostra, in programma dal 30 luglio al 21 agosto 2016, rivisita la
storia di Guttuso e, attraverso il suo sguardo, i cambiamenti della società
italiana, della quale è stato interprete e poeta.

Sono esposte opere scelte, fra cui pezzi rari e preziosi, che
permetteranno di conoscere le diverse fasi della sua ricerca e la ricchezza
tematica della sua pittura: dipinti ad olio su tela, chine, tecniche miste e
matite di ogni decennio e di ogni soggetto caro all’artista: intense nature
morte, figure,luoghi quotidiani e moderne scene di genere. Ampio spazio sarà
dedicato non solo a studi preparatori, ma anche ad opere finite, parte di un
preciso percorso di studio ed approfondimento.

Preziose opere ad olio sono protagoniste della mostra con tutta la
corposa matericità del segno di Guttuso.

Buona parte dell’esposizione ruota intorno alla figura femminile tanto
cara al Maestro. Saranno presenti chicche e perle curiose fra le quali uno
splendido olio (Luxor, 1959) ricordo di un capodanno in Egitto.

Per finire, opere della serie originale dalla quale sono stati realizzati i
suoi famosi Tarocchi ed una selezione di chine e disegni su carta, per
analizzare i diversi approcci di Guttuso alla figura.

L’esposizione, che è stata  inaugurata sabato 30 luglio ed è
visitabile fino al 21 agosto 2016, tutti i giorni, domenica e festivi
inclusi,con orario 21.00-00.30.

La mostra è resa possibile grazie alla collaborazione di:

Galleria de’ Bonis – Reggio Emilia

Regione Puglia

Provincia di Foggia

Comune di Peschici

Parco Nazionale del Gargano

GAL Gargano

Camera di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura di Foggia

Partner: Cantine Domini Dauni, San Severo – New Vigilantes, Vico del Gargano

Per informazioni: Giuseppe Benvenuto (Direttore artistico)

Tel. 338 2139499 – 346 7334054

1911
Renato Guttuso nasce il 26 Dicembre 1911 a Bagheria.

Il padre Gioacchino, agrimensore di professione ma acquarellista per diletto
e la madre Giuseppina d’Amico, preferiscono denunciarlo a Palermo il 2
Gennaio 1912, in seguito a un contrasto con la città a causa delle loro idee
liberali.
La città natale è molto importante nella formazione del pittore, perché lì,
giovanissimo, entrò in contatto con il mondo della pittura, come racconta
lui stesso: "tra gli acquarelli di mio padre, lo studio di Domenico
Quattrociocchi, e la bottega del pittore di carri Emilio Murdolo prendeva
forma la mia strada avevo sei, sette, dieci anni…". Ma Bagheria è
importante anche perché continuerà a fornirgli per tutta la vita uno
straordinario repertorio di immagini e colori.

1924 – 30
Già dal 1924, appena tredicenne, comincia a firmare e datare i propri
quadri. Sono piccole tavolette dove per lo più copia i paesaggisti siciliani
dell’ottocento. Tra queste vanno ricordate Golfo di Palermo (1925), dove usa
le venature del legno per raccontare le onde del mare. I suoi modelli sono
comunque più vari, i francesi come nel caso dell’Angelus di Millet (1926),
realizzata su una tavolozza che mantiene ancora la forma originale, e i
pittori contemporanei di cui poteva procurarsi le illustrazioni., come Carrà
nel Pino marittimo (1929). In questi anni dipinge anche dei ritratti come
quello di Graziella e il Ritratto del padre, il Cavalier Gioacchino Guttuso
Fasulo (1930).
Negli anni seguenti comincia a frequentare l’atelier del pittore futurista
Pippo Rizzo e l’ambiente artistico palermitano.
Nel 1928 partecipa a Palermo alla sua prima mostra collettiva.

1931 – 33
Nel 1931 partecipa con due quadri alla Quadriennale Nazionale d’Arte
Italiana a Roma e ha occasione di vedere dal vivo le opere dei più grandi
artisti italiani che lo impressionano profondamente.
Una mostra di Guttuso e di altri pittori siciliani, alla Galleria del
Milione nel 1932, suscita grande interesse nella società artistica milanese.
Per vivere a Roma esegue alcuni lavori di restauro alla Pinacoteca di
Perugia e alla Galleria Borghese di Roma. In questo periodo ha modo di
legarsi ad artisti come Mario Mafai, FrancescoTrombadori, Corrado Cagli,
Pericle Fazzini, Mirko e Afro. Dal 1929 collabora con giornali e riviste e
già dalla scelta dei suoi primi soggetti critici si delineano le sue scelte
in favore di una pittura impegnata. Il suo primo articolo su Picasso,
scritto nel 1933, causa l’intervento della censura fascista e la sospensione
della collaborazione con il giornale l’Ora di Palermo.

1934 – 36
Espone per la seconda volta a Milano, alla galleria del Milione con il
"Gruppo dei 4" che aveva fondato a Palermo con Giovanni Barbera, Nino
Franchina e Lia Pasqualino Noto in aperta polemica con il primitivismo di
"Novecento", allora dominante. La mostra viene recensita da Carrà, in quel
momento il pittore più autorevole che ci fosse in Italia.
A causa del servizio militare trascorre il 1935 a Milano, dove ha occasione
di stringere grandi amicizie con artisti come Birolli, Sassu, Manzù, Fontana
con cui dividerà lo studio, ed intellettuali come il poeta Salvatore
Quasimodo, Raffaele de Grada, Elio Vittorini, il filosofo Antonio Banfi,
Raffaele Carrieri, Edoardo Persico. Malgrado queste amicizie, che saranno
fondamentali per l’esperienza politica e culturale di Corrente, il periodo
milanese è contrassegnato da una profonda depressione testimoniata dalle
poesie scritte in quegli anni, causata probabilmente anche dalle durissime
condizioni economiche che lo opprimono nel capoluogo lombardo.

1937 – 39

Sono anni tra i più importanti della sua vita. Si trasferisce
definitivamente a Roma, i suoi studi, a cominciare da quello in piazza
Melozzo da Forlì, saranno spesso al centro di sue composizioni pittoriche e
diverranno uno dei centri intellettuali più vivaci ed interessanti della
vita culturale della capitale. In questi anni nasceranno le amicizie con
Alberto Moravia, Antonello Trombadori e Mario Alicata che avranno un ruolo
determinante nella sua adesione al partito comunista, nel quale si iscriverà
nel 1940. La sua prima personale a Roma viene presentata dallo scrittore
Nino Savarese.
Sono gli anni delle straordinarie nature morte, della Fucilazione in
campagna (dedicata a Federico Garcia Lorca), della Fuga dall’Etna, che
riceverà il premio Bergamo, in quel momento il più importante premio di
pittura in Italia. Nella stesso anno conosce Mimise Dotti che sarà sua
compagna per tutta la vita.
Collabora come critico a Le Arti, Primato e Il Selvaggio, diretto da Mino
Maccari che dedica un intero numero ai suoi disegni (1939), proseguendo con
impegno e vigore l’attività di critico che durerà tutta la vita.

1940 – 44
Continua la straordinaria produzione artistica dipingendo nudi, paesaggi,
nature morte e realizza la Crocefissione (1940-41), la sua opera più famosa
ed uno dei quadri più significativi del Novecento.
Lui stesso chiarisce il significato dell’opera: "questo è un tempo di
guerra. Voglio dipingere questo supplizio del Cristo come scena d’oggi. …
come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per
le loro idee". Il quadro, presentato al premio Bergamo nell’autunno del
1942, dove riceverà il secondo premio, suscita un grande scandalo e il
Vaticano proibisce ai religiosi di guardare l’opera. Nel 1940 al Teatro
delle Arti di Roma, diretto da Anton Giulio Bragaglia, Renato Guttuso fa il
suo esordio nella scenografia musicale, firmando scene e costumi per
l’Histoire du Soldat.
Nel 1943 lascia Roma per motivi politici e partecipa attivamente alla
resistenza antifascista. Della lotta partigiana ha lasciato una struggente
testimonianza artistica nella serie di disegni realizzati con inchiostri
delle tipografie clandestine intitolati Gott mitt Uns.

1945 – 50
A Parigi con Pablo Picasso stringe una amicizia che durerà tutta la vita.

In Italia assieme ad alcuni artisti ed amici tra i quali Birolli, Vedova,
Marchiori, il gallerista Cairola fonda il movimento Fronte Nuovo delle Arti,
un raggruppamento di artisti molto impegnato politicamente con l’obbiettivo
di recuperare le esperienze artistiche europee che a causa del fascismo
erano poco conosciute in Italia.
Nella sua pittura sono presenti temi sociali e di vita quotidiana:
picconieri della pietra dell’Aspra, zolfatari, cucitrici, manifestazioni di
contadini per l’occupazione delle terre incolte.
Nel ’47 trasferisce il suo studio a Villa Massimo. Nello stessso anno a
Venezia con le scene e i costumi per Lady Macbeth di Sostakovic, in prima
assoluta per l’Italia, prosegue la collaborazione con l’opera e con il
coreografo Aurele Millos.

1950 – 56
Nel 1950 otttiene a Varsavia il premio del Consiglio Mondiale per la Pace,
nello stesso anno tiene la sua prima personale a Londra.
A Roma al Teatro dei Satiri curerà le scenografie e i costumi per "Madre
Coraggio e i suoi figli" di Bertolt Brecht, in prima assoluta per l’Italia.
E’ sempre presente alle Biennali di Venezia con grandi quadri, nel ’52 con
la Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio, nel ’54 con Boogie Woogie, nel ’56
con la Spiaggia suscitando discussioni e dibattitti.
Sposa Mimise; Pablo Neruda, che gli ha dedicato una sentita poesia, sarà
testimone delle loro nozze.

1957 – 65
Collabora alle più importanti riviste italiane e internazionali con scritti
di teoria e critica d’arte, prendendo posizione nel dibattito sul realismo.
Dipinge La Discussione che verrà acquistato dalla Tate Gallery di Londra.
Lavora all’illustrazione della Divina Commedia che sarà pubblicata nel ’61
da Mondadori. Elio Vittorini scrive un’importante monografia sul pittore
mentre l’amico Pasolini scriverà un’introduzione per un suo libro di
disegni.
A New York, la Aca-Heller Gallery gli dedica un’importante mostra.
Il Museo Puskin di Mosca gli dedica un’importante retrospettiva nel ’61.
Il Museo Stedelick di Amsterdam gli dedica un’antologica di grande successo
che sarà poi ospitata anche al Palais de Beaux Arts di Charleroi mentre nel
’63 si apre a Parma una sua ampia mostra antologica, presentata da Roberto
Longhi. Sempre a Parma, nello stesso anno, curerà scene e costumi per il
Macbeth di Verdi.
Nel ’65 elabora il tema del lettore di giornale e quello dell’Edicola che lo
porterà a realizzare la sua unica grande scultura.

1965 – 71
Si trasferisce a Palazzo del Grillo dove continuerà ad abitare e lavorare
fino alla morte.

Nel ’66 realizza il grande ciclo dell’Autobiografia, una serie di dipinti
che costituiranno il nucleo di importanti antologiche ospitate in vari musei
europei. A questo ciclo Werner Haftmann dedicherà un’importante monografia.
Tra i quadri più belli e significativi Gioacchino Guttuso Agrimensore
(1966), omaggio al padre ritratto nell’erba dietro il teodolite. Collabora
alla realizzazione delle scene teatrali per il Contratto di Eduardo de
Filippo, suo grande amico.
Nel ’71 riceve dall’Università di Palermo, la laurea Honoris Causa e gli
sono dedicate due importanti antologiche: una a Palermo al Palazzo dei
Normanni con testi di Leonardo Sciascia, Franco Grasso e una al Musee d’Art
Moderne de la Ville di Parigi.

1972 – 80
Nel 1972 riceve il premio Lenin e gli viene dedicata una grande mostra
all’Accademia delle arti di Mosca. Una grande mostra retrospettiva percorre
l’Europa orientale toccando Praga, Bucarest, Bratislava, Budapest.
Dipinge il grande quadro la Vucciria (1974) che affida all’università di
Palermo e nel ’76 dipinge il Caffè Greco (ora Collezione Ludwig di Colonia.)
Illustra i Malavoglia di Verga nel 1978 e l’Eneide di Virgilio nel 1980.
Viene eletto Senatore, nelle liste del PCI, nel collegio di Sciacca.
Nel 1973 Guttuso sceglie un importante nucleo di opere, sue e di altri
artisti, che costituiranno la base per istituire a Bagheria la Galleria
civica.

1981- 87
Giuliano Briganti scrive la presentazione per la sua mostra a Roma sul ciclo
delle Allegorie, della Malinconia e della Visita della sera.
Il centro di cultura di Palazzo Grassi di Venezia gli dedica una importante
mostra antologica nell’82, a cura di Maurizio Calvesi, Cesare Brandi e
Vittorio Rubiu.
Nel 1983 affresca una cappella del Sacromonte di Varese con la Fuga in
Egitto.
Vengono pubblicati, a cura di Enrico Crispolti, i primi tre volumi del
catalogo generale dei suoi dipinti.
Nel 1985 intraprende un’opera monumentale, affrescando l’intera volta ( più
di 120 mq. di pittura) del soffitto del teatro lirico Vittorio Emanuele di
Messina, rappresentando la leggenda del Cola Pesce.
Nel 1986 dipinge un ciclo di opere dedicato al tema del gineceo che culmina
nel quadro "Nella stenza le donne vanno e vengono…", ultimo grande sforzo
del pittore che resterà incompiuto.

Il 18 gennaio del 1987 muore lasciando alcune opere, tra le più importanti,
alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Altre opere e una ricca
raccolta documentale le ha già affidate al museo che la sua città natale,
Bagheria, gli ha intitolato. Il Museo Guttuso, che ha sede nella
settecentesca Villa Cattolica, raccoglie così la più ampia collezione di
opere, quadri, disegni e grafica dell’artista, e nel giardino della Villa
conserva la grande Arca funebre dedicatagli dal suo amico Giacomo Manzù,
dove egli riposa. Subito dopo la morte viene organizzata dal Museo Guttuso
di Bagheria, a cura di Maurizio Calvesi, con il contributo dei più
importanti critici italiani, la mostra "Dagli esordi al Gott mitt Uns".
Dopo la sua morte, il figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso fonda gli
Archivi Guttuso, cui destina lo studio di Piazza del Grillo, e integra la
collezione del museo di Bagheria. Gli Archivi organizzano numerose mostre,
tra queste due antologiche del pittore, una in Germania nel ’91 e l’altra
nel ’96 a Londra e Ferrara; il completamento, in collaborazione con Enrico
Crispolti, del Catalogo Ragionato Generale dei Dipinti di Renato Guttuso; e
nel decennale della morte, una grande mostra, incentrata sulla
collaborazione tra Guttuso e il teatro musicale, al teatro Massimo di
Palermo. Infine curano, per la Rizzoli nel 1999, una completa, monografia
dedicata all’Artista.

 

 

 

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