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Il centro direzionale di Baia dei campi andrebbe demolito

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La recente decisione della Regione Puglia, di pubblicare un bando per la vendita del mastodontico complesso co­stituente il cosidetto ‘Centro direzionale del turismo’, co­struito negli anni novanta, nella Baia di Campi, in agro di Vieste, con base d’asta di svariati milioni di euro, ridotto, dopo decenni di abbandono ed incuria, ad una struttura fatiscente, vandalizzata, depredata, oltraggiata, ripropone la sua vicenda, risalente agli anni novanta, intrecciata fra inefficienza amministrativa, deturpamento ambientale-pae­saggistico-costiero, corruzione.

 

 Ventisei anni fa, precisamente 1’11 gennaio 1990, nella qualità di responsabile locale dell’Associazione nazionale ‘Italia Nostra, dopo aver ricevuto allarmata telefonata sollecitatrice d’intervento da parte dell’allora segretario nazionale Antonio Iannello, depositai formale denuncia presso la Procura della Pretura di Foggia, competente per i reati contro l’ambiente. Un caso emblematico d’intervento sul territorio da parte della Regione, alla quale lo Stato, ex artt. 80-81 d.p.r. 616/77, aveva trasferito e delegato la "protezione dell’ambiente" e la "tutela "ambientale del territorio". 56mila metri cubi fuori terra, a 170 metri dalla battigia, 140 metri di fronte a mare, una palazzata a mare … in zona sottoposta a più vincoli (pae­saggistico-forestale), in un an­golo incontaminato ed unico, sul litorale di Vieste, sottopo­sto a vincolo con decreto mi­nisteriale del 16 novembre 1971 e per effetto della Legge n. 431/85, dal sottosegretario Ga­lasso che la firmò. Inedificabi­lità assoluta. Parere contrario dell’allora Soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Puglia Riccardo Mola che scrisse "il sito in questione si configura come un ambito na­turale, definito da una partico­lare orografia, ricca di vegeta­zione che fa da corona ad un pianoro concluso dal litorale, dando luogo ad uno scenario di rara bellezza, posto al cospetto di chi percorre la strada provinciale che collega Mattinata a Vieste. Il progetto risulta ubicato in posizione tale da oc­cludere integralmente la visuale verso il mare dal punto in cui la strada da Mattinata raggiunge la Baia di Campi. In tal modo si determina la perdita di uno scorcio panoramico di eccezionale suggestione. Anche il Comitato Urbanistico Re­gionale – organo tecnico consultivo – manifestava perplessità su tale intervento, la cui concezione "monumentale" lo po­neva "in modo alternativo all’ambiente". Nél maggio 1990 venivano raggiunti da avviso di garanzia i componenti della Giunta regionale pugliese con tre assessori foggiani che il 31 luglio 1986 con delibera n. 6817 rilasciava il nulla-osta pae­saggistico, rimuovendo e superando ogni vincolo, il titolare dell’impresa incaricata dei lavori, l’allora Sindaco del Comu­ne di Vieste e l’assessore al ramo. Il 19 ottobre 1990 il Giudice per le indagini preliminari su richiesta del pubblico mi­nistero disponeva il sequestro dell’intero cantiere che ve­niva revocato a tamburo battente dal Tribunale del Riesame il14 novembre 1990. Cinque giorni prima, il 9 novembre 1990, una pagina dedicata de La Gazzetta del Mezzogiorno Turismo e Ambiente, titolava "Ma è davvero un insulto al Gargano? Perchè lo stop al "Centro" di Baia di Campi ? "Uno scandalo montato da ambientalisti improvvisati", "una distorsione della legittima difesa dell’ambiente", "o un infortunio nel quale talvolta cadono le organizzazioni degli ambientalisti per eccesso di zelo con tanto di punto interrogativo finale, fra pareri di tecnici e luminari si sostenne l’opera del portoghesi, progettista e direttore dei lavori. Il complesso veniva terminato. Si dovevano utilizzare i 50 mi­liardi delle vecchie lire disposte, fondi Fio di cui 10 dalla Cee. Poi altri miliardi per gli arredi. Nella sentenza di condanna a pene pecuniarie del 20 luglio 1994 veniva affermata "l’efficacia deturpante del centro direzionale del turismo, riconosciuta dalla relazione peritale, in sede di incidente probatorio, la copiosa documentazione fotografica in epoca precedente ai lavori, attesta il notevole deturpamento, prodotto ai luoghi". In sede di discussione, come patrono di parte civile per Italia Nostra, ventidue anni fa, dissi che lo scempio am­bientale era: stato voluto e realizzato, con forza ed arroganza, nonostante tutti i vincoli ed i pareri, le denunce ed i sequestri, e che l’opera mastodontica era fine a se stessa, alle sue logiche, inutilizzata ed inutilizzabile. "Sarà la Storia vera giustiziere di questa vicenda emblematica e complessa". Si dovrebbe riparare il danno enorme arrecato all’am­biente con una azione mirata di risanamento e ripristino dello stato dei luoghi che passa attraverso la demolizione. I costi e le spese sono notevoli. Mi rendo conto. Occorre pen­sarci, In primis il Comune di Vieste che in passato, sempre alla unanimità, si è pronunciato a favore dell’intervento, ed anche la Regione Puglia di Michele Emiliano potrà valutare con attenzione la situazione. Due lettere inviate dieci anni fa all’allora presidente Vendola, precisamente del 2 aprile e del 2 ottobre 2006 furono ignorate. Ha ragione Filippo San­tigliano, come ha scritto il 17 giugno scorso, "ora lo scandalo è l’abbandono".

Saverio DI Jorio
legale, giurista ambientale

 

 

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