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Regione/ Scure sui Gal, i Comuni in rivolta

Dimezzati i fondi per lo sviluppo rurale, regole più restrittive per assegnarli.- Di Gioia: «Ce lo ha imposto Bruxelles».
I fondi si sono dimezzati, passando da a 300 a 140 milioni. E sono cambiate anche le regole. Fatto sta che per l’avvio dei nuovi Gal, i Gruppi di azione locale che amministrano una buona fetta dei fondi europei dedicati ad agricoltura e pesca, è in corso una guerra tra Regione e Comuni. Una guerra che si è spostata nelle aule del Tar e che vede l’Anci in posizione molto critica. Nel ciclo 2007-2013 la Puglia aveva formato 25 Gal, il numero più alto d’Italia. Al nuovo bando Leader per la misura 19.1 (che accorpa pesca e agricoltura: i Gac non esistono. più) si sono candidati in 23 ma, appunto, sono in vigore nuovi criteri che incidono soprattutto sulla localizzazione e che penalizzano quei Comuni che non si trovano in aree con gravi «deficit di ruralità». Due di questi Comuni, Monopoli e Modugno, hanno impugnato le delibere re­gionali che fissano i criteri. Il Tar ha concesso una sospensiva di urgenza, e ha fissato la di­scussione a martedì. L’accordo di partenariato imponeva alla Re­gione di avviare Léader entro il 29 ottobre. La commissione di valutazione non ha concluso l’esame delle domande ma, a quanto pare, avrebbe considerato ammissibili solo 3-4 pro­poste (che coprono circa 90 Comuni) sulle 23 presentate: tutti gli altri Gal avrebbero pre­sentato troppe misure ambigue e, soprattutto, a titolarità diretta (ovvero senza bandi: il Gal spende i fondi in proprio). Come se non ba­stasse, la situazione ha allarmato l’Anci, che nei giorni scorsi a scritto al presidente Mi­chele Emiliano per segnalare «i ventilati esiti della valutazione, che potrebbero comportare perdita di risorse del PSR 2014-2020 destinate ai Gal e ai territori». I problemi dunque sono più d’uno. Intanto, bisogna vedere cosa deciderà il Tar di Bari. La Regione ha proposto a Modugno e Monopoli di ritirare il ricorso, in cambio di un bando ad hoc, finanziato con le risorse residue, destinato solo ai Comuni nella loro stessa situazione territoriale. Se infatti il ricorso fosse accolto, dice la Regione, i due Comuni si ritroverebbero a concorrere in un bando che non prevede la loro tipologia territoriale, e quindi nemmeno i corrispondenti criteri di valutazione: si do­vrebbero cambiare i criteri a bando aperto, e il ricorso lo presenterebbero gli altri. L’assessore all’Agricoltura, Leo Di Gioia, difende però l’operato degli uffici: «Siamo ap­plicando – dice – le regole che ha fissato la Commissione Ue. Il principio è di garantire le risorse in base ai territori che ne hanno più bisogno, e sapendo che ci sono meno soldi rispetto al passato. Non c’è alcun rischio di definanziamento, vige il principio del “n+3” e c’è tutto il tempo per fare i bandi. Mi auguro che ci possa essere una serena interlocuzione, considerando che la valutazione dei progetti è ancora in corso e che non può essere com­promessa». Insomma, la Regione non accetta pressioni per far rientrare tutti, e anzi si aspetta una diminuzione a non più di 13-14 Gal, anche attraverso un nuovo bando. «Atten­diamo – dice però Giu­seppe L’Abbate, capo­gruppo – grillino in commissione Agricoltura della Camera – che l’assessore Di Gioia giustifichi norme alla mano le inter­pretazioni adottate per la delimitazione ter­ritoriale: a nostro parere l’unità di base nell’adesione al Gal è la “zona di pesca” e non il “Comune”». E Damascelli (Fi) ha chiesto l’au­dizione in commissione Agricoltura dei di­rigenti dell’assessorato.

[m.s.]

gazzetta del mezzogiorno