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IL LIBRO DELLA SETTIMANA – Battiato. la cura 27 canzoni commentate 1971-2015 di Paolo Jachia e Alice Pareyson – fabio d’ambrosio editore –

Perchè la copertina di Alviani. Di Gaetano delli Santi.

Perché a far da incipit a un libro che riguarda Battiato è una copertina di Getulio Alviani che in più riporta una sua duplice opera? Cosa hanno in comune l’ideatore plastico Getulio Alviani e il cantautore Franco Battiato?

L’opera cinetica di Alviani richiede un contatto interattivo con il fruitore: è la visione del fruitore che realizza l’opera nel momento in cui si dedica alla osservazione della sua evoluzione, che avviene a seconda della luce e dell’ambiente entro cui l’opera si trova a esser fruita. L’opera e il fruitore, secondo l’opera cinetica, devono agire reciprocamente. La musica di Battiato partecipa al contenuto dei testi. Musica e testo si rincorrono concordamente come due gocce d’acqua che cadano insieme (l’una diversa dall’altra: negativo/positivo; perfetto equilibrio fra contrari) in un unico punto -mùltiplo- di congiunzione. Sia il testo sia la musica richiedono (come l’opera cinetica di Alviani) un rapporto interattivo con il fruitore ovvero non è possibile viverli sino in fondo se il fruitore non li frequenta analiticamente.

L’opera cinetica di Alviani, basata prevalentemente sulla geometria base, spezza la fruizione intimistica, istintiva, rugiadosa: essa mira a una partecipazione non psicologica, ma mentale, raziocinante… in quanto il fruitore deve guidarsi nell’opera. La musica di Battiato, se si intende goderla a fondo, richiede un approccio di tipo esplorativo. Individuare correlatività fra testo e musica, fra ritmi e contenuti non è possibile per mezzo di un ascolto a orecchio, ma attento, fondato sulla ragione: dev’essere, insomma, da ricognizione.

Né l’arte cinetica di Alviani, né la musica di Battiato richiedono un’interpretazione sentimentale. Esse rifuggono sia dalle emozionalità fluttuanti, sia dagli approcci gravati da una visione psicologica. Né tantomeno le loro opere si fondano su un modus operandi che abbia richiesto un percorso mistico per la loro realizzazione.

Se il mistico si abbandona totalmente alla contemplazione, al rapimento, scendendo in segreto e isolatamente nel proprio io… in profondità, l’autore di contro controlla razionalmente la propria materia, perché questa va progettata per poter essere successivamente/succintamente plasmata, insieme alla visione che egli ha del mondo. Tale prassi richiede un contatto dialettico -corporeo e mentale- con la materia: affinché l’autore arrivi a conoscere la materia per poterla plasmare, deve lasciare se stesso, dimenticare il proprio io, dialogare con essa mutuamente. Tutto ciò si traduce, allegoricamente, nell’andare incontro all’altro, al mondo. Per fare ciò… l’autore deve frequentare la materia, con cui ideare l’altro da sé, viaggiare in essa, alla ricerca della sua sostanza. E in essa… sprofondare e riemergere, portando con sé ciò che ha attinto dalle sue profondità. Con ciò che ha colto dalle sue profondità realizza, forma, compone, dando origine a qualcosa di nuovo per ampliare il concetto di percezione del fruitore. Se il godimento che il mistico trae dalla propria contemplazione è condivisibile solo ed esclusivamente con se stesso, quello dell’autore è condivisibile con gli altri. L’autore condivide con gli altri ciò che ha fatto; partecipa al benessere spirituale altrui.

Ora, se prendessimo in esame sia la maniera con cui Alviani realizza le sue opere cinetiche, prendendo spunto da ciò che la sua visione (razionale-scientifica-relativistica) del mondo gli suggerisce, sia la capacità di Battiato di mettere insieme la materia tutta significante della sua musica con il significato e il significante dei testi, ottenendo due mondi che convergono in Uno (pluralisticamente), sia l’analisi approfonditamente condotta da Paolo Jachia e Alice Pareyson sulle parole utilizzate da Battiato per la propria musica, non potremmo fare a meno di affermare che tutto ciò andrebbe associato a un valore spirituale, da intendersi, non a caso, nell’accezione di Kandinskij (Lo spirituale nell’arte):

La vita spirituale, di cui l’arte è una componente fondamentale, è un movimento ascendente e progressivo, tanto complesso quanto chiaro e preciso. È il movimento della conoscenza. Può assumere varie forme, ma conserva sempre lo stesso significato interiore, lo stesso fine.

È indubbio, per dirla con Luigi Pareyson (Estetica)

che il contatto operativo con la materia dell’arte ha un aspetto di preparazione interiore, con cui l’artista atteggia artisticamente la propria spiritualità e al tempo stesso la definisce e precisa alla coscienza: nell’arte ogni moto interiore è una cadenza formativa e ogni ritmo stilistico è un’esperienza di vita spirituale.

Non va però trascurato il fatto che l’autore perviene alla spiritualità per mezzo della coscienza, poiché non può fare a meno di discernere per poter attribuire alla concretezza del materiale la possibilità di divenire forma e contenuto condizionanti: la materia deve essere funzionale alla forma, la forma al contenuto. Il contenuto è chiamato a sprigionare movimento, a muovere in fuori, o a far sì che si esprima in potenza (tramite spinta che affiori pulsando dall’interno). Ed è dall’interno che sorge la spiritualità: condizione propedeutica all’esigenza di attuare un’azione da condurre in una forma quale sostanza attiva dell’espressione della forma stessa. Di conseguenza, se gli autori di questo libro sembrano dirci che nell’arte si muove la conoscenza, poiché essa va verso la conoscenza; dunque, nel conoscere la conoscenza entro cui l’arte si muove, l’arte ci porta alla conoscenza di sé; se Alviani e Battiato, con il loro operato hanno sollevato riserve per la concezione di un’arte introflessa, operante solo in rapporto con il proprio sistema, fine a se stessa, chiusa in sé… è perché tutto ciò ha a che fare con quel mandato sociale, inconfondibilmente avanguardistico, inteso da Majakovskij come unica possibilità per l’arte di avere una sua ragion d’essere… in questo mondo.

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In breve
È il libro che raccoglie analisi testuali di 27 canzoni scelte di Franco Battiato, in ordine cronologico dal 1971, con testo a fronte. Nasce dal tentativo di portare uno strumento di tecnica letteraria, il commento e la parafrasi, alla canzone d’autore e vuole sottolineare l’appartenenza di Franco Battiato a una concezione dell’arte che prosegue le tensioni più alte e più significative delle avanguardie artistiche novecentesche.
Questa tecnica, come ci è stata codificata nella tradizione della critica letteraria italiana da grandi e giovani maestri (quali Gian Franco Contini, Galvano Della Volpe, Cesare Segre, Romano Luperini e Pietro Cataldi) ci ha permesso di evidenziare alcune caratteristiche rilevanti dell’arte di canzone di Franco Battiato già in precedenza segnalate dalla critica più attenta.
L’analisi testuale permette di inverare (portare a un grado di maggior certezza) l’affermazione di tensioni mistiche e teologiche e filosofiche presenti in tutto il lavoro artistico di Battiato. Nell’officina di Battiato tali tensioni si sommano e non si escludono: la sua enciclopedia culturale è estremamente aperta e non dogmatica.
La comprensione di questa organizzazione della mente artistica, filosofica e mistica di Battiato ci ha consentito di comprendere inoltre come sia potuto avvenire l’incontro fra Battiato e Manlio Sgalambro, per sovrapposizione e non per identificazione.
Battiato è rimasto Battiato e Sgalambro è rimasto Sgalambro ma il punto di unità è stato artistico e non un improbabile dogmatismo. Dentro questa unità dinamica artistica di Battiato possiamo infine evidenziare una ulteriore “curvatura” ovvero quella buddistica che pare essersi accentuata negli ultimi dieci anni.
Il lavoro sottolinea l’importanza del contributo di Manlio Sgalambro ed evidenzia anche come concretamente tale contributo sia stato gestito da Battiato; sinteticamente possiamo dire che Sgalambro ha proposto o discusso o completato, dei testi o delle idee, Battiato ne ha fatto delle canzoni[spacer height=”20px”]

Gli autori
Il lavoro è realizzato da Paolo Jachia e da Alice Pareyson.
Paolo Jachia, classe 1958, critico di canzone d’autore italiana e critico letterario, ha al suo attivo una ventina di volumi per Ancora, Feltrinelli, Einaudi, Laterza, Editori Riuniti, Manni ed altri editori. È al suo secondo volume su Battiato dopo “Franco Battiato. E ti vengo a cercare” (Ancora, 2005).
Alice Pareyson è studentessa a Lingue e Letterature Straniere, è alla sua prima esperienza d’autrice. È la nipote del filosofo Luigi Pareyson, uno dei maggiori filosofi del ’900 italiano.

Indice delle canzoni commentate nel volume
1996 La cura
1975-1979 Stranizza d’amuri
1979 Magic shop
1980 Venezia-Istanbul
1988 Fisiognomica
1991 L‘ombra della luce
1991-2008 Il carmelo di Echt
1993 Caffè de la Paix
1995 Lode all’Inviolato
1995 L‘ombrello e la macchina da cucire
1995 Moto browniano
1995 Piccolo pub
1995 L‘esistenza di Dio
1995 Gesualdo da Venosa
1995 Un vecchio cameriere
1995 Breve invito a rinviare il suicidio
1996 Decline and fall of the Roman Empire
1996 Ecco com’è che va il mondo
1996 Memorie di Giulia
1998 Vite parallele
1999 Medievale
2001 Personalità empirica
2001 Running against the grain
2004 Ermeneutica
2004 Fortezza Bastiani
2012 Testamento
2015 Le nostre anime

 

 

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