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Reporter dell’ALTRA TUA CITTA’/ Caro Gesù Bambino, ti prego aiutaci a dare un senso, una prospettiva al nostro esistere, a farci ritornare la fede.

Caro Gesù Bambino,
torno a importunarti anche quest’anno perchè qui si sta allegramente naufragando. Niente di drammatico, per carità.
Flaiano direbbe che la situazione è grave ma non seria.

Non voglio tediarti, giuro, tra poco arriva il panettone, ci mettiamo tutti a tavola e poi a cantare Tu scendi dalle stelle che avrà pure i suoi anni ma è un canto che commuove sempre, specie davanti al Presepe.

E pazienza se anche quest’anno dobbiamo sorbirci tutti quelli che si selfano col berretto rosso e poi intasano le bacheche di Facebook (ah, Facebook) affondando così in un mare di ridicolo questa grande solennità.
Ah, i vecchi cari bracieri di un tempo. Si discettava su tutto ma soprattutto si seguiva la regola aurea tratteggiata da Wittgenstein: “Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere”.

Ma li vedi adesso i “neo salotti” di Facebook e Twitter? A leggerli i bar della “Città Gargano”, al confronto, sembrano la Sorbona. Sulla rete non si discute, ma si combatte; non si argomenta ma si demolisce, non si ragiona ma si demonizza. I più ritengono di essere liberi di quello che hanno da dire. In realtà contribuiscono a rafforzare il potere del Grande Fratello che attraverso internet e la presunta democrazia diretta, produce una società sempre più incatenata e assevita. Sia ben inteso in rete non tutto è spazzatura, ma è indubbio che l’atmosfera di intolleranza generale che si respira anche dalle nostre parti è anche e soprattutto animosità provocata dalla rete. Caro Gesù Bambino, non immagino le terribili conseguenze dell’eventuale esasperazione di questo clima sempre più conflittuale.
Non so più a chi rivolgermi, Gesù Bambino. Solo tu puoi fare qualcosa. Tu che una volta dicesti “Se avrete fede pari a un granellino di senapa, potreste dire a questo monte: “spostati da qui a là”, ed esso vi obbedirebbe, e niente vi sarà impossibile” (Matteo 17,20).

Che c’entra la fede?

Non voglio farla lunga, lo so che adesso siamo tutti indaffarati con il cenone e (forse) la tombola. Però se c’è tutta questa paranoia sociale, quest’invidia rancorosa che avvelena il dibattito e fa regredire la convivenza civile alla giungla, è perché nessuno si fida più di nessuno e tutti sono esperti di tutto.
“La fine del mondo è quando si cessa di aver fiducia”, non so chi l’ha detto forse uno scrittore canadese… E poi non fidarsi di nessuno è altrettanto stupido che fidarsi di tutti.
Non se ne può più delle scorribande di questa gente che su Facebook intima “Tu questo me lo devi dimostrare” anche se questo è il tuo mestiere, quello che hai studiato per una vita intera e magari hai vinto pure il Nobel.
Sono tutti arrabbiati, tutti invidiosi di Taraddo, della sua macchina che costa troppo, dell’eredità lasciata da Salvatore Vescera e persino di Matteo Trotta, perché suo genero ora è sindaco di Vieste.

Ti prego, Gesù Bambino, salvaci da questa “Città Gargano” dei livori, dagli avvelenatori seriali di pozzi, dalle legioni di diffidenti rancorosi, dagli invidiosi. Aiutaci ad essere almeno un po’ come Peter Pan: “Tutto il mondo è fatto di fede e di fiducia, e polvere fatata”.

E, soprattutto, salvaci dalla post-verità, tu che sei la verità.

Buon Natale!