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Reddito di dignità, la Puglia è in affanno: finora nessuno è riuscito a ottenere i 600 euro.

Ritardi nell’erogazione del reddito di dignità e Ambiti territoriali in affanno nella gestione delle pratiche: la misura regionale di contrasto alla povertà – che consente di sostenere i bisognosi con aiuti da 210 a 600 euro al mese – si rivela più difficile da applicare rispetto alle previsioni. E i Comuni vengono presi d’assalto da decine di persone ansiose di sapere se e quando arriveranno i soldi. Con le 30.074 domande inoltrate fino al 31 luglio e i sei mesi già trascorsi senza che alcun contributo venisse erogato, le proteste si levano in ogni città e la Regione Puglia cerca di riportare la calma, rispondendo alle decine di lettere dei funzionari comunali e sollecitando gli enti interessati a una gestione più precisa dell’iter.

Che di per sé è estremamente complicato perché coinvolge, oltre ai Comuni, gli Ambiti territoriali sociali, l’Inps, la Motorizzazione civile, la Regione, i Patronati, aziende private, scuole, parrocchie e associazioni di volontariato. Ognuno deve fare un pezzetto di controllo sui requisiti dei cittadini e verificare che si tratti di residenti in Puglia da almeno dodici mesi, nuclei familiari con reddito inferiore ai 3mila euro annui, disponibili a effettuare tirocini lavorativi, che non posseggano auto di cilindrata superiore ai 1.300 cavalli o moto oltre i 250, e che non usufruiscano già di altri sostegni pubblici.

“Requisiti impossibili da possedere – secondo la presidente del Consorzio integrato per l’ambito di Maglie, Ada Fiore (già sindaca di Corigliano d’Otranto) – come dimostra il fatto che su 248 domande esaminate finora ne risultano idonee solo 48”. La Fiore nei giorni scorsi ha inviato una lettera al governatore Michele Emiliano e all’assessore al Welfare, Salvatore Negro. Dal quale è arrivata puntuale la risposta, che assicura “la maggiore collaborazione possibile da parte della Regione” e lascia intravedere la possibilità che il governo licenzi entro febbraio uno specifico decreto per abbassare i parametri minimi previsti per accedere al reddito di dignità.

“L’incidenza delle persone ammesse alla misura è sicuramente un problema – ammette la dirigente del dipartimento Promozione della salute, Anna Maria Candela – ma bisogna tenere presente che quella pugliese è comunque il doppio di quella nazionale. La Regione ha fatto il massimo in base alle competenze e ai fondi a disposizione”. Eppure, rimarcano i dirigenti comunali dei Servizi sociali di molte città, con il bando chiuso a luglio ancora non è stato erogato un centesimo. E le 9mila comunicazioni di ammissione di cui ha dato notizia la Regione a dicembre, in realtà, sono gli avvisi dell’espletamento positivo solo della prima parte dell’iter.

Ovvero, su 30.074 domande arrivate sono stati verificati i requisiti di cittadinanza e reddito (da Comuni e Inps) per circa 13mila. Per 9mila è stato dato esito positivo mentre le restanti 3mila sono state cestinate. A fine anno sono partiti sms e mail ai cittadini, le cui richieste sono ritenute “ammissibili nelle more del completamento dell’istruttoria”, ma i contributi veri e propri non arriveranno prima di marzo. Perché mancano ancora le verifiche su ulteriori contributi attivi e la scelta del tirocinio, altra nota dolente della vicenda Red, come testimoniano esperienze di varie città.

A Foggia, per esempio, l’assessora al Welfare, Erminia Roberto, e la dirigente Maria Rosaria Bianchi hanno notato la sproporzione tra le domande presentate (un centinaio) e la disponibilità delle aziende (circa 20 posti). “Abbiamo fatto una politica di sensibilizzazione sul territorio, ma non è sufficiente – spiega Bianchi – per questo abbiamo chiesto alla Regione di premere sulle aziende affinché aprano ai tirocini. Il problema è prima di tutto culturale”. Ma è anche pratico: è vero che le aziende non sborsano un centesimo per avere i tirocinanti, ma è altrettanto vero che devono mettere a loro disposizione un tutor. Ovvero, distrarre per alcune ore un dipendente dall’attività
quotidiana.

Anche a Taranto la risposta del tessuto produttivo è stata scarsa e la città – secondo la dirigente regionale Candela – “soffre anche per una struttura amministrativa debole, che ha messo a disposizione solo due persone”. A Bari, dove sono state presentate oltre 7mila domande, la struttura comunale è in affanno, ma da lunedì 6 febbraio si cominceranno a fare i colloqui con coloro che hanno superato il primo step.