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Reporter della Tua Città/ Reddito di Dignità: “per la Regione Puglia avere due bambini disabili è fonte di ricchezza”.

Abbiamo ascoltato il presidente della Regione Puglia Emiliano alla televisione nazionale, sbandierare con orgoglio il Reddito di Dignità (ReD) e affermare che la nostra regione è l’unica in Italia ad avere adottato una misura contro la povertà, in verità il ReD Puglia ingloba il Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) nazionale dell’INPS, con identici criteri di accesso e requisiti, aggiungendo ulteriori risorse di finanziamento alla misura, come la quota assegnata alla Regione dal fondo nazionale disabili e vi prego di ricordare questo particolare, per i fatti che andrò a spiegare di seguito.
Per chi non ha idea di cosa sia il ReD Puglia o il SIA nazionale, tento di spiegare di cosa si tratta: è un beneficio economico erogate alle famiglie in condizioni economiche disagiate, nelle quali almeno un componente sia minorenne oppure sia presente un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza. Per godere del beneficio, il nucleo familiare del richiedente dovrà aderire ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa, ovvero partecipare ad attività che possono riguardare i contatti con i servizi, la ricerca attiva di lavoro, l’adesione a progetti di formazione, la frequenza e l’impegno scolastico, la prevenzione e la tutela della salute, concertati con il Comune e gli ambiti territoriali di appartenenza , con l’obiettivo di aiutare le famiglie a superare la condizione di povertà e riconquistare gradualmente l’autonomia.
Cosa succede se il richiedente ha un nucleo familiare in cui è presente un disabile? A parità degli altri requisiti, la condizione imposta per accedere alla misura di contrasto alla povertà per una famiglia in cui è presente un soggetto portatore di handicap, è non beneficiare di altri trattamenti economici di natura previdenziale, indennitaria e assistenziale, che superino le euro 600 mensili; questo significa che possono accedere alla misura solo le famiglie in cui sia presente un disabile minorenne, dal momento che l’indennità massima percepibile per la categoria è l’accompagnamento pari a 512 euro mensili. Quindi una famiglia con un minore disabile, se è in possesso di tutti gli altri requisiti richiesti anche percependo l’accompagnamento per il figlio portatore di handicap, può accedere al ReD poiché non supera il limite dell’indennità assistenziale imposto di 600 euro, anzi questo tipo di famiglia a quanto si apprende dai Decreti interministeriali, circolari INPS la conseguente legge regionale, ha carattere di priorità di accesso, poiché nella valutazione multidimensionale del bisogno, che assegna un punteggio per ogni condizione di bisogno, la presenza di un componente non autosufficiente come da dichiarazione ISEE, ha valore di 10 punti.
Cosa succede invece se i figli minorenni con disabilità grave non autosufficiente sono due nel nucleo familiare richiedente? Considerato che l’accompagnamento percepito per un solo figlio disabile non è condizione di esclusione dal momento che non supera la soglia imposta per gli altri trattamenti economici percepiti, non dovrebbe essere altrettanto un limite il percepire due accompagnamenti, dal momento che sono due i soggetti disabili non autosufficienti e il punteggio assegnato per ogni figlio disabile grave dovrebbe essere duplicato.
Invece così non è, la presenza di due figli minorenni disabili gravi è motivo di esclusione dal sostegno al reddito e dal percorso di inclusione sociale attiva, poiché percependo due accompagnamenti, il nucleo non è più considerato in condizione di povertà e tanto meno di fragilità e vulnerabilità sociale, si direbbe una cosa assurda e invece è quello che è capitato al mio nucleo familiare con due figli disabili gravi certificati.
Ho fatto richiesta al Red Puglia a settembre, a dicembre mi arrivata l’e-mail dalla Regione Puglia dove mi veniva comunicato che la mia domanda era stata valutata “non esaminabile” con di seguito un elenco dei possibili requisiti non posseduti, dopo più di un mese di peregrinare per sapere, come dovrebbe essere di diritto, la motivazione specifica della esclusione della mia richiesta, dagli uffici dell’ambito territoriale (i quali ringrazio per la pazienza e cortesia) mi viene comunicato via e-mail che il motivo della mia esclusione è l’indennità di accompagnamento percepita dai miei figli, poiché il totale supera le 600 euro imposte come limite massimo di altri trattamenti economici di natura assistenziali percepiti e in barba a qualsiasi logica valutativa, poco importa che siano due i soggetti disabili a percepire il totale preso in considerazione.
Quindi avere due figli minorenni disabili, piuttosto che uno solo, è fonte di ricchezza a quanto considerato dalla regione Puglia, nonostante hai un ISEE inferiore ai 3mila euro, fortifica anche a livello sociale a quanto pare, quindi la Regione ha ritenuto giustificabile escludere il genitore da un sostegno all’inclusione sociale, sempre secondo la valutazione della regione Puglia è più facile anche trovare un lavoro se assisti due bambini disabili non autosufficienti e raggiungere senza l’aiuto del sostegno economico del ReD l’obiettivo prefissato dallo stesso, ovvero superare la condizione di povertà e riconquistare gradualmente l’autonomia.
Se non dovessero essere bastevoli le assurdità da me esposte fino a qui, aggiungo che per ricorrere contro questo errore di valutazione dovrei assumere un avvocato! Vorrei allora suggerire ai rappresentanti di maggioranza che da tempo impiegano le loro energie per difendere il ReD Puglia, di istituire un canale che dia la possibilità di ricorso ai non ammessi, poiché la possibilità di rifare la domanda non aiuta il mio caso e altri simili e di ammettere inoltre, con proficua umiltà per i richiedenti che il ReD Puglia è una misura di contrasto alla povertà da perfezionare, prima ancora dall’attuazione dei percorsi di inclusione sociale attiva, addirittura dai criteri di valutazione delle condizioni di povertà.

Michela Papagni