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Spiagge/ La Consulta boccia le concessioni alla pugliese . Stop alle proroghe fino al 2020.

Stop alla proroga fino al 2020 delle concessioni per le spiagge, in particolare di quelle rilasciate entro il 2009. La Corte costituzionale ha boc­ciato: con critiche pesanti an­che alla chiarezza del testo, due commi della legge regio­nale 17/2015, uno degli ultimi atti del governo Vendola: pro­prio quelli che tentavano di salvare gli operatori balneari dall’effetto immediato della di­rettiva Bolkestein, con il con­seguente obbligo di mettere a gara le concessioni demaniali. La sentenza (40/2017, rela­tore Zanon, depositata il 27 febbraio) ha abrogato due commi dell’articolo 14, il comma 8 (secondo periodo) e – soprattutto – il comma 9, quello che introduceva la proroga. Il motivo giuridico è l’invasione delle competenze statali in ma­teria di concorrenza, dal mo­mento che le concessioni de­maniali – a maggior ragione dopo la Bolkestein – dovreb­bero essere assegnate dopo un confronto con il mercato. La Regione, su proposta dell’allora assessore al Dema­nio, Leo Di Gioia, per «sal­vaguardare le concessioni in essere» ha provato a proro­garle tutte al 2020. È vero, hanno scritto i giudici delle leggi, che lo Stato aveva fatto un’identica mossa, con un de­creto legge del 2009 (poi a sua volta modificato). Tuttavia, è scritto in sentenza, «sono ini­biti alle Regioni intèrventi normativi diretti ad incidere sulla disciplina dettata dallo Stato, finanche in modo meramente riproduttivo della stessa». E in più; con la di­sposizione pugliese «risultano prorogate concessioni che di una tale proroga non~avreb­bero potuto beneficiare, poi­ché la disciplina statale è re­lativa alle sole concessioni già in essere alla data di entrata in vigore del DL194 del 2009». Sul punto la normativa statale ha visto un tira e molla con Bru­xelles, non ancora risolto, nato dalla procedura di infrazione comunitaria sul tema del rin­novo automatico. Per i pu­gliesi ne dovrebbe derivare, visti gli effetti della sentenza, che le concessioni non sono più prorogabili fino al 2020 (la proroga statale operava solo per quelle rilasciate entro il 2009 e in scadenza entro il 20l5). Il secondo comma abrogato riguarda invece una previsio­ne residuale, quella che consente ai Comuni di «traslare» le con­cessioni demaniali che doves­sero essere ridotte di super­ficie qualora il totale delle aree date in concessione ai privati superi il 60% del totale. I giu­dici hanno infatti ritenuto che il concessionario non abbia alcun diritto di compensazio­ne: diversamente, sorgerebbero «nuove concessioni» da cui deriverebbe “un ostacolo all’ingresso di nuovi soggetti nel mercato”. La Puglia, dunque, si ri­trova nella stessa identica si­tuazione di molte altre Regioni (Marche, Veneto, Abruzzo) che negli anni hanno invano tentato di introdurre mecca­nismi di proroga «Conoscia­mo il problema – dice l’as­sessore al Bilancio, Raffaele Piemontese -, ma la questione non potrà che essere risolta nell’ambito della legge delega in discussione in Parlamento e dei successivi decreti delegati. Ne abbiamo parlato a Bari, giusto l’altro giorno, con il ministro Costa e il relatore. Ci auguriamo che si tenga conto delle necessità del settore, e in particolare della tutela degli ” Investimenti che i concessio­nari hanno fatto nel corso de­gli anni». In Puglia, però, non c’è solo il problema della proroga delle concessioni. Gli stabilimenti balneari hanno infatti una vertenza aperta con le Soprintendenze per lo smontaggio delle strutture amovibili a fine stagione. La Regione nel 2016 ha emanato un’ordinanza balneare che estende all’intero anno la durata della stagione, ma non è stato sufficiente a consentire l’apertura prolun­gata degli stabilimenti come accade in quasi tutto il resto d’Italia.

Massimiliano Scaguarini
gazzetta mezzogiorno

 

 

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