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Roma/ Presentato presso la sede del Cinsedo (centro interregionale studi e documentazione), il Rapporto Puglia 2016.

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Il volume è curato dall’Ipres (Istituto Pugliese di Ricerche Economiche e Sociali) ed è edito da Cacucci. Nel messaggio inviato agli organizzatori del seminario di presentazione, l’assessore allo sviluppo economico della Regione Puglia, Loredana Capone – ha sottoplineato che “In un quadro in cui tutto è migliorabile, ci conforta vedere la crescita del Prodotto interno lordo in Puglia dell’1,2% nel 2015 (più dell’Italia e del Mezzogiorno) e degli occupati di oltre 23mila unità nel 2016, e migliorare tutti gli indicatori relativi al turismo.

Per tutto ciò dobbiamo dire grazie alle nostre imprese dinamiche e intraprendenti ma anche alla strategia della Regione Puglia che ha stimolato la collaborazione tra imprese e organismi di ricerca. Cos’è avvenuto infatti in questi anni? Si è ridotta la spesa pubblica nazionale per il Sud, le Province sono andate in deficit e i Comuni hanno visto ridurre i trasferimenti di risorse. Le uniche politiche che hanno sostenuto il territorio sono state quelle della Regione Puglia. Nel ciclo 2007-2013 grazie ai nostri incentivi le imprese hanno investito 4 miliardi di euro. I loro progetti sono andati a regime proprio nel 2015. Oggi ne raccogliamo i frutti. Per questo non stiamo al punto zero per innovazione ma possiamo sentirci un punto di riferimento per il Sud. E non ci stupisce che le imprese oggi stiano investendo 366 milioni per ricerca e sviluppo con i Contratti di Programmi e i Pia e vorrebbero investirne altri 188 con il bando Innonetwork che si è appena chiuso. Non è un caso se in Puglia esistono 250 start up e 97 spin off universitari, per i quali la Puglia è al quinto posto tra le regioni italiane. Certo – ha proseguito Capone – il lavoro da fare è ancora moltissimo, ma non partiamo da zero.

Il Rapporto è una raccolta di studi sugli aspetti istituzionali, territoriali, economici e sociali della regione Puglia, che oramai da tanti anni l’Istituto indaga esaminandone con rigore andamenti e trasformazioni.

La giornata di studio è stata un’utile occasione per approfondire, prendendo spunto dalla realtà pugliese e di quella del Mezzogiorno d’Italia descritte dal Rapporto, tematiche di particolare interesse ed attualità, quali le indispensabili relazioni tra politiche regionali e politiche ordinarie, l’efficacia delle politiche di coesione, l’importanza dei processi di valutazione delle politiche pubbliche.
I lavori, moderati dal giornalista Stefano Costantini, caporedattore della Cronaca di Repubblica Roma, sono stati avviati da Giacomo Diego Gatta, vice presidente del Consiglio regionale della Puglia e Mario de Donatis, vice presidente dell’IPRES. Gatta, si è soffermato in particolare sul recente potenziamento della collaborazione tra il Consiglio e l’Istituto per effetto del quale saranno presto avviate nuove iniziative, soprattutto in tema di monitoraggio dell’efficacia delle leggi regionali emanate.

Il vice presidente Mario de Donatis si è soffermato proprio sull’avviato processo di trasformazione istituzionale dell’Istituto – che per certi versi riprende intuizioni ed orientamenti del Presidente Ninì Distaso – che porterà l’Ipres, nei prossimi mesi, ad essere maggiormente impegnato nel concorrere alla definizione delle politiche di intervento, caratterizzandosi quale utile supporto della Regione Puglia nelle diverse fasi dei processi decisionali, anche di livello nazionale ed europeo. Nella sua rinnovata collocazione, l’Ipres potrà inoltre concorrere alla definizione del prossimo ‘Piano di sviluppo’ regionale – l’ultimo risale al 1982 – un piano che, partendo da una rivisitazione del contesto e da una valutazione quali-quantitativa dei fattori dello sviluppo, possa rappresentare rinnovate visioni per i sottosistemi della Puglia.

L’Ires – ha sottolineato ancora de Donatis – pur continuando il proprio impegno nelle analisi quali-quantitative, anche in raccordo con gli altri Istituti di Ricerca à sarà particolarmente impegnato, nel futuro, nel concorrere alla definizione delle politiche di intervento e non solo a segnalare luci e ombre del contesto e comparazioni con altri sistemi. Si caratterizzerà quale utile supporto della Regione Puglia nelle fasi dei processi decisionali anche attraverso le necessarie “simulazioni” (preziosi strumenti per valutare a priori gli impatti delle politiche sui territori e/o per assegnare le risorse dello Stato alle Regioni).

Ed, ancora, per incidere nelle decisioni al livello nazionale ed europeo (ricorrendo in questo caso ai “Pareri di iniziativa”)”.

Obiettivo “recuperare una cultura politica istituzionale ed amministrativa, (soffocata dalla comunicazione) che, peraltro, ci metterebbe al riparo dal denunciare in definitiva le nostre stesse omissioni, le assenze e le conseguenti responsabilità per i “deficit di partecipazione” al livello di Stato e di Unione Europea. Un ritorno al linguaggio della verità, anche nella interpretazione dei dati che, molto spesso, si prestano ad essere manipolati”. In Puglia, ad esempio, sono state fuorvianti le posizioni assunte sull’andamento del Pil 2006-2012. Come dice il Presidente Emiliano avevamo gli occhi chiusi sul disastro ambientale di Taranto”.

L’ultima annotazione del vicepresidente dell’Ipres ha riguardato la riforma dello Statuto dell’Istituto che potrebbe favorire il perseguimento di uno degli obiettivi del Presidente Emiliano: l’elaborazione di un “Piano di sviluppo” (l’ultimo è datato 1982). Un piano che – partendo da una rivisitazione del contesto (culturale – sociale ed economico) e da una valutazione quali-quantitativa dei fattori dello sviluppo – possa rappresentare rinnovate visioni per i sottosistemi della Puglia (Capitanata – terra di Bari (Puglia centrale) Salento).

Il Direttore generale dell’Ipres, Angelo Grasso, ha quindi presentato i principali temi analizzati nel Rapporto, soffermandosi in particolare sui recenti andamenti economici, che hanno visto la Puglia, pur nella positiva evoluzione del PIL (+1,2% nel 2015) e nelle lusinghiere performance del settore turistico, registrare un pesante calo del valore aggiunto nel settore industriale in senso stretto (-10%) ed una forte diminuzione degli investimenti fissi lordi (-3,4 miliardi nel periodo 2000-2014).

Si è quindi focalizzata l’attenzione su alcuni necessari percorsi di sviluppo – soprattutto di tipo istituzionale – che la Regione dovrebbe intraprendere per poter più significativamente incidere sui profili di competitività (che, secondo gli indicatori della Commissione Europea, sono in Puglia, come nel resto del Mezzogiorno, piuttosto bassi). A tale proposito si è richiamata l’importanza della governance multilivello (sussidiarietà verticale e collaborazione istituzionale), del partenariato (sussidiarietà orizzontale) e dell’accountability e della valutazione delle politiche.

Nel suo intervento. Francesco Boccia, Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, apprezzando il lavoro dell’Ipres, si è soffermato soprattutto sull’importanza dell’introduzione di uno specifico raccordo tra il BES ed i bilanci pubblici, e sul fatto che per la prima volta nel prossimo DEF, che sarà trasmesso entro il 10 aprile dal Ministro dell’Economia al Parlamento, vi sarà, tra gli allegati, anche quello dedicato all’analisi della dimensione sociale. Rispetto alla situazione pugliese, Boccia ha richiamato, quali elementi sui quali incardinare lo sviluppo regionale dei prossimi decenni: l’innovazione, la qualità dei servizi, l’ambiente e l’istruzione, sottolineando soprattutto come, in materia di innovazione digitale, operino già in Puglia delle realtà solide ed importanti.
Il vice direttore della Svimez Giuseppe Provenzano si è invece soffermato sulla necessità di adottare, per il Mezzogiorno, un approccio di tipo macroregionale, considerate anche le specificità delle Regioni che lo compongono. Rispetto ai dati dell’occupazione, l’aspetto più drammatico pare quello connesso ai giovani (tra il 2000 ed il 2008 si sono persi quasi 2 milioni di occupati under 35 in tutto il Paese), ma anche al crollo dell’occupazione più qualificata ed, in prospettiva, alla forte diminuzione del numero di diplomati che si iscrivono all’Università. Rispetto alle politiche di coesione, si è posto non solo il tema del ritardo del ciclo di programmazione 2014-2020, ma anche quello di un insufficiente impatto finanziario previsto, per il prossimo biennio, per il FSC e di una insufficiente qualità dei documenti programmatori dell’UE.
Infine, Marco Sisti, Direttore di IRES Piemonte, ha voluto soffermarsi sul ‘taglio’ di analisi delle politiche, piuttosto inedito e molto apprezzato, che caratterizza il Rapporto 2016 curato dall’Ipres, richiamando la necessità, per gli Istituti di ricerca regionali, di dedicare una maggiore attenzione ai processi di valutazione degli effetti delle politiche. Si tratta, naturalmente, di un’attività complessa, ma tuttavia indispensabile per comprendere in che misura le risorse pubbliche siano ben spese, ed a che livello si attesti l’efficacia delle relative politiche.

 

 

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