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Vieste/ “Macbeth si fa mansueto” con gli strepitosi ragazzi del “Fazzini – Giuliani”

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La nostra gioia è così piena e incontrollata da cercare riparo dietro le lacrime direbbe Duncan redivivo, dopo la sudata messa in scena del Macbeth. Il caloroso applauso del pubblico ci ripaga di ogni sforzo.
Tirando un sospiro di sollievo (lontano dai sospiri disperati della Lady suicida), ci distendiamo fra i ricordi.
Era dicembre quando, fra i corridoi scolastici, già correvano voci sul copione e gli attori: una tragedia aperta a tutte le scuole, ma senza rivisitazioni. A far da spauracchio il testo, con battute lunghissime e impegnative, una danza sulla psiche umana architettata passo dopo passo dall’amico Willy – i nomignoli non si risparmiano nemmeno a Shakespeare quando si è dietro le quinte.
A febbraio tutti chiamati a raccolta dal regista, Giuseppe Calderisi, e dalla professoressa Luisa Casarella: lo scopo è imparare il copione, ma solo dopo aver studiato un po’ di dizione.
Il mercoledì diventa il giorno del teatro, prove su prove, ancora timidi sul piccolo palco a disposizione. Ma è solo questione di tempo: gli incontri aumentano e con essi la fiducia degli attori. Comincia a delinearsi quello che sarà lo spettacolo finale.
Ciò che manca è l’apparato scenografico, e i fondi a disposizione ci impediscono di rivolgerci ad un esperto e di inventarci allestimenti esosi. L’arte di arrangiarsi fa sempre comodo, come dimostra la nostra trovata: esplorando i sotterranei scolastici, appaiono delle pedane – vecchio cimelio; una volta tappezzate faranno da letto, tavola, cortile e castello.
Per i costumi si unisce a noi Maricla Ruo, che fra i suoi alunni scova la ballerina complice del regicida. Riciclando anche i vestiti, non resta che darsi da fare con l’interpretazione, interiorizzando i personaggi quanto più possibile secondo la propria indole: il risultato iniziale è un Macbeth perennemente arrabbiato, sua moglie impotente e stressata; Ross apatico, Malcolm fuggitivo e Macduff incandescente, solo per citarne alcuni.
Sarà solo una lettura sempre più attenta da parte degli attori a conferire emozioni e sfumature alla loro recitazione: Macbeth si fa mansueto, riconoscendosi vittima della Sorte, la sua sposa si mostra in tutto il suo essere donna, schiacciante e indipendente, folle; Ross prende colore; Malcolm vendicativo e intrepido; Macduff più accorto, corroborato dallo strazio.
Le ore notturne sono le migliori per gli assistenti: elaborare i suoni, programmare le entrate e le uscite, progettare la locandina, rivedere il copione. A questi incarichi si aggiunge il dover ascoltare le lamentele di attori e regista, tutti sotto pressione a fine maggio, con pochissimi incontri a disposizione e troppe cose da fare.
Sabato 3 giugno, dopo aver trasportato la pedana al Cine-Teatro Adriatico, ci salutiamo con la prima prova generale, senza sapere che sarà anche l’ultima.
Nel primo pomeriggio di martedì i camerini si trasformano in un ospedale psichiatrico: la maledizione del “Dramma Scozzese” ci regala una strega senza voce; Banquo con la febbre; Lady Macbeth che si ferisce simulando il suicidio; Duncan solitario che discute con il muro la sua parte; il tutto concertato da bambini urlanti. Ma le imprecazioni servono a poco con la sala piena.
Aspettando l’apertura del sipario, ci posizioniamo tutti. Il regista e un’assistente dietro le quinte; il drappo rosso nasconde un’altra assistente e un’attrice pronte a suggerire le battute ai nostri smemorati attori provetti- Il resto della compagnia sull’attenti per entrare in scena.
Gli Amanti del Palcoscenico, un gruppo di ragazzi che si agitano e si pavoneggiano, di teatranti spaesati che si improvvisano attori, capaci di portare sul palco una tragedia evitando di rendere tale l’intera serata. Fallire, noi? Abbiamo teso ogni fibra del nostro corpo a questo evento, cosa non potremo fare?
Ma speculare con la fantasia denuncia solo incerte speranze, è l’azione che determina i risultati. La riuscita dello spettacolo conferma la scelta del nome.

Lucia Ruggieri
4^A Liceo Scientifico

 

 

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