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Vieste-Santiago de Compostella- via Francigena-Vieste/ L’esperienza indimenticabile di Viviana dopo 2000 Km a piedi.

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«La cultura del passo placa i tormenti dell’effimero.» R. Debray

Negli ultimi anni ho compreso che la terra è fatta più per i piedi che per i pneumatici e che fintanto abbiamo un corpo vale la pena servirsene, così ho lasciato alla curiosità il proprio ruolo e sono partita, intraprendendo un anno fa il mio primo cammino verso Santiago de Compostella.

Il termine Peregrinus significa “lo straniero” colui che non è a casa propria. L’alto Medioevo conduce all’accezione moderna del termine: la peregrinatio non è più esilio ma ascesi volontaria, esercizio e ricerca di spiritualità. Diversi sono i tipi di pellegrinaggio che si incrociano sulle strade per Compostella o su quelle di Roma della via Francigena o sulla via di Gerusalemme, o lungo i pellegrinaggi più Oriente forse questo è il primo insegnamento che il cammino regala: ci sono tanti cammini quanti le persone che percorrono la via.
Sono partita scegliendo tra le varie possibili vie che portano a Compostella quella francese, muovendo dal versante francese dei Pirenei verso la parte più interna della Spagna, attraversando le regioni della Navarra, della Rioja, Castiglia e Leon e della Galizia, per giungere a Santiago de Compostella dopo poco meno di un mese di cammino, lì ho scelto di proseguire per altri 130 km per giungere alla punta più estrema della Galizia, a Finisterre, e portare il mio saluto e quello di altri all’immensità dell’oceano. In totale sono stati circa 900 km di sentieri, strade sterrate, valli e altopiani, montagne e boschi, piccoli borghi e grandi città.

Compiendo questa esperienza ho compreso che il camminare è un atto corporeo che più di altre attività impegna il respiro, lo sforzo, la volontà e il coraggio. Il corpo assume le dimensioni di un continente, la sua conoscenza è in continuo divenire. Imparare a camminare rispettando il proprio corpo, ascoltandolo, aiutandolo non è cosa semplice, non bisogna sopravvalutare le proprie forze e neanche sottovalutarle, è importante essere consapevoli della propria vulnerabilità e aprirsi a una nuova qualità dell’ascolto.

Il cammino di Compostella è sempre più in voga, l’industria turistica e l’informazione hanno reso accessibile a chiunque dei luoghi che rischiano di essere anche banalizzati e col tempo di perdere la loro aura, la loro dimensione più sacra, per questo per chi fosse interessato consiglio di scegliere bene il periodo dell’anno. Per compierlo è necessario munirsi della Credenziale o passoporto del pellegrino, per accedere alle diverse strutture di accoglienza pellegrine. È possibile acquistarla ad un costo di circa 3/5€ presso uffici o enti del turismo /strutture autorizzate/associazioni o confraternite, di cui in rete si trova facilmente l’elenco. La Credenziale inoltre permette di attestare tramite dei timbri che lungo la via si apportano, il passaggio effettivo dai luoghi e il compiersi del cammino. Con questo documento, una volta arrivati, è possibile inoltre fare richiesta della Compostella finale, una sorta di attestato del percorso compiuto.

Quest’anno ho voluto intraprendere una nuova esperienza di cammino percorrendo la Via Francigena, (Franchigena, Francisca o Romea,) che è parte di un fascio di vie, che conducono dall’Europa occidentale, in particolare dalla Francia, a Roma per poi snodarsi verso Brindisi, passando o per Monte S.Angelo o per la città di Troia, per noi viestani è realmente dietro la porta di casa.

Nella storia il pellegrinaggio cominciò ad essere una pratica importante in età carolingia, cioè dopo l’unificazione di una parte consistente del nord della penisola italiana sotto il Sacro romano impero di Carlo Magno, re dei franchi, che erano una popolazione germanica. Il percorso della Francigena attestato utilizzava principalmente i valichi storici del Gran San Bernardo, del Piccolo San Bernardo, del Monginevro e del Moncenisio, tutti sulle Alpi Occidentali.

Il più noto testimone di questo pellegrinaggio fu un arcivescovo britannico, Sigerico, che nel 990 si recò a Roma e sulla via del ritorno fece un resoconto del suo viaggio, un elenco delle soste numerate rendendo possibile la ricostruzione del percorso più battuto intorno all’anno Mille. Il suo manoscritto è oggi conservato alla British Library Academy di Londra.

Dal Gran San Bernardo a Roma sono circa 1000 km, si attraversa la Valle D’Aosta, le Alpi accompagnano il pellegrino sino al Piemonte, dove pian piano il paesaggio cambia completamente, rivelando gli specchi (in questo periodo) delle risaie della Lombardia, la pianura e i colli dell’Emilia Romagna che dopo il Passo della Cisa diventano liguri tanto vicini alla meravigliosa Toscana del buon vino che apre il cancello al Lazio e alla città eterna di Roma. Anche per questo cammino è necessario procurarsi la credenziale del pellegrino per accedere alle strutture e richiedere il Testimonium a Roma (come per Santiago de Compostella, la rete fornisce tutte le informazioni necessarie, www.viafrancigena.org )

Viaggiando lentamente, in circa trentasei giorni ho attraversato buona parte del Bel Paese che ignoravo quasi, che pensavo di conoscere in usi tradizioni e cultura ma che ho scoperto di dare molto per scontato, una terra che oggi sento appartenermi molto più. La V.F. mi ha donato un brivido di esistenza, il gusto del silenzio, e usando le parole di Rousseau “il piacere non solo di andare ma di arrivare”.

Mi ha messo nella condizione di pormi in uno stato di ricettività e alleanza col mondo, mi ha ricordato l’essenzialità perchè se si compie un cammino con lo zaino in spalla ce lo si comincia seriamente a domandare cosa sia l’essenziale, nello zaino e nel cuore.

Non resta che augurare a chiunque voglia cominciare o continuare:
Ultreya!Suseya! e Buon cammino!

«Colui che ha la mente in riposo possiede tutte le ricchezze. Non altrettanto colui che ha il piede chiuso in una scarpa e cammina come se tutta la superficie della terra fosse ricoperta di cuoio. » Henri David Thoreau

V.d.S.


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