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Società/ Facebook cambia faccia e copia dai vecchi “soviet”. Le novità di Zuckerberg: «Mettere in collegamento le persone non basta più». Nascono gruppi e influencer.

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Una volta creato il mondo interconnesso, il Fondatore si sedette e scoprì che non era abbastanza. Che quel mondo, insomma, aveva abusato della libertà che gli aveva dato. E allora decise di cambiare.
Il racconto di queste poche righe è la storia di Mark Zuckerberg, il giovane miliardario più miliardario di tutti, l’uomo che ha creato Facebook per portare felicità nel pianeta finendo per scontrarsi con il lato oscuro di noi stessi. Zuckerberg insomma l’altra sera si è un po’ psicanalizzato durante il primo summit tra le comunità del suo social network e poi è apparso in tv sulla Cnn per dare un’intervista televisiva – cinque anni dopo l’ultima – e annunciare: «Mettere in collegamento le persone non basta più: è il momento di dare alla gente la possibilità di costruire delle comunità e far sì che queste lavorino insieme per un futuro migliore». Il significato insomma è che Facebook cambia: ma come?
La risposta alla domanda l’ha data lo stesso Mark, ma non è detto che tutti ne abbiano capito il significato. Di certo c’è che la sua invenzione, nata per cuccare all’università, è diventata qualcosa di troppo grande per essere gestita com’è. E che la democrazia e la libertà che sono il suo marchio di fabbrica, hanno prodotto anche il loro contrario, come la comparsa di video ben più che discutibili che diventano virali, piuttosto che il fenomeno della fake news che possono condizionare le guerre di potere. Le guerre che, secondo Zuckerberg, Facebook avrebbe dovuto già contribuire a far sparire dalla faccia della Terra: «Le nostre vite sono tutte collegate. Nella prossima generazione le nostre sfide e le nostre opportunità più grandi saranno affrontabili solo tutti insieme: cose come porre un termine alla povertà, curare malattie, fermare il riscaldamento globale, diffondere la libertà e la tolleranza, fermare il terrorismo». Un po’ la mela proibita da cui i due miliardi di iscritti al social non sono riusciti a stare alla larga.
Dunque il futuro dell’umanità e del suo benessere passa attraverso le nuove regole di Facebook, così come il Fondatore ha comandato. Lui ha già in mano i nostri dati e le nostre abitudini (informazioni che gli abbiamo affidato perché su Facebook esserci non è obbligatorio ma è indispensabile), ora cambierà il supporto agli amministratori dei Gruppi, con lo strumento degli insight che darà la possibilità di avere sempre sotto controllo le attività degli iscritti alla comunità. Eppoi ecco i filtri per le richieste di accesso, l’aiuto dell’intelligenza artificiale per avvicinare persone con gli stessi interessi, fino alla possibilità di rimozione di contenuti e persone a discrezione dell’amministratore. Padre e padrone di contenuti che non saranno più «come abbordare la vicina di casa», a meno che la vostra vicina di casa non sia qualcuno che possa cambiare il futuro. Qui si parla insomma di leadership.
È questo, in pratica, quello che molti vedono in gioco nella mutazione di Facebook: Mark Zuckerberg dice di non voler assolutamente diventare un politico, ma guardando bene le cose è la politica che è diventata altro, allontanandosi dai palazzi del potere. Persone come Mark, Tim Cook di Apple, Larry Page e Sergej Brin di Google, Jeff Bezos di Amazon, Jack Ma di Alibaba, Elon Musk sono ormai i capi di un mondo che vuole essere libero ma nel quale gestione democratica del benessere non funziona compiutamente, perché come disse una volta l’antropologo Gustav Le Bon «per molti la libertà è la facoltà di scegliere le proprie schiavitù».
C’è da combattere per il futuro di tutti e Mark ha deciso che servono nuovi leader, gestori delle esigenze locali e interconnessi in modo da decidere per noi. Zuckerberg, in tutto questo, starà sopra: chiamatelo, se volete, dittatore (per carità) illuminato, la guida che vuole portare il genere umano sulla strada dell’uguaglianza e della felicità come fine ultimo. Un programma complesso, ambizioso e in fondo più che condivisibile. Un’idea sociale a cui la tecnologia può dare un volto nuovo, anche se qualcuno fa notare che qualcosa del genere nella storia è stato già fatto. E li chiamavano soviet.

Marco Lombardo
Il giornale


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