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LETTERA APERTA SULLA SICUREZZA DELLE SCUOLE. Riceviamo e pubblichiamo.

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Al Presidente del Senato
On. Grasso
pietro.grasso@senato.it

Alla Presidente della Camera dei Deputati
On. Boldrini
laura.boldrini@camera.it

Ai Presidenti delle Commissioni VII Cultura e XI Lavoro Camera dei Deputati

Onorevoli
Piccoli
piccoli_f@camera.it
Damiano
damiano_c@camera.it

Alla Ministra dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
On. Fedeli
segreteria.particolare.ministro@istruzione.it

I Dirigenti Scolastici italiani, a poco più di un mese dall’avvio delle attività didattiche del nuovo anno, si trovano ancora una volta a dover richiamare l’attenzione di tutti sulle criticità presenti in materia di sicurezza negli edifici scolastici del Paese.

La triste realtà dei fatti è che la maggior parte delle scuole NON è ancora dotata delle certificazioni previste che secondo la normativa vigente gli enti proprietari degli immobili (Province e Comuni) sono obbligati invece ad avere, questo neppure nelle regioni che hanno subito i recenti eventi sismici.

I Capi d’Istituto, equiparati dal D. Lgs. 81/2008 ai datori di lavoro, ma senza specifiche risorse economiche né autorità giuridica per provvedere in proprio a predisporre azioni sugli edifici (le scuole non sono dotate di Ufficio Tecnico), hanno l’obbligo di richiedere tali certificazioni alle amministrazioni competenti.
Ciascun Dirigente Scolastico procede alla richiesta e segnala puntualmente all’ente proprietario eventuali criticità e documenti mancanti, attendendo fiducioso l’immancabile silenzio dell’amministrazione… che a volte quelle certificazioni “benedette” le ha, a volte no; ma la comunità scolastica, gli alunni, le famiglie degli stessi e i lavoratori sembra non debbano saperne nulla. Per l’ente proprietario meglio non scrivere nulla che certificare che non tutto è a norma! A questo punto il Dirigente Scolastico, che ha anche la piena responsabilità di vigilare sulla sicurezza e salubrità dei luoghi in cui la comunità scolastica che dirige si trova quotidianamente a operare, in assenza di elementi concreti che assicurino formalmente e sostanzialmente la sicurezza degli edifici, avrebbe come unica opzione quella di interdirne l’uso, rischiando di limitare così il diritto costituzionale all’istruzione dei propri alunni.

Nonostante la sproporzione esistente tra le responsabilità in capo ai dirigenti scolastici in materia di sicurezza e gli strumenti reali a disposizione sia paradossale e insensata ci siamo sempre dichiarati comunque pronti a collaborare in ogni modo per la sicurezza e l’incolumità di tutti gli utenti della scuola. Abbiamo richiesto però una forte presa di coscienza in tutte le sedi istituzionali, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, delle reali condizioni di sicurezza degli edifici scolastici e per questo sembra imprescindibile la realizzazione di una vera anagrafe della sicurezza delle scuole italiane

In una tale situazione era lecito aspettarsi che da ogni parte si prendesse atto che non è più procrastinabile la predisposizione di tutte le azioni – sia in termini di programmazione che di attuazione degli interventi – necessarie a far sì che tutte le scuole rappresentino luoghi sicuri per i lavoratori e per gli utenti. Eravamo fiduciosi che tutti soggetti coinvolti nelle sedi opportune si sarebbero adoperati affinché si procedesse alle modifiche al D.Lgs. 81/2008, in modo che diventassero chiari i compiti e le responsabilità del Dirigente Scolastico in materia di sicurezza e che si definissero le forme di attuazione del decreto medesimo nelle scuole.

Invece, in barba a qualunque principio di lealtà e di collaborazione tra Pubbliche Amministrazioni, l’UPI (Unione Province Italiane) e l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), ascoltati in audizione dalla VII commissione della Camera per discutere la necessaria revisione del D.Lgs. 81, lungi dal fare fronte comune per procedere anche con forza a richiedere i necessari finanziamenti statali per la messa a norma di tutte le scuole d’Italia, hanno dichiarato la loro indisponibilità a farsi carico di ciò che la legge impone loro, ovvero la sicurezza delle strutture di cui sono proprietari. Meglio lasciare al dirigente scolastico le responsabilità piuttosto che coalizzarsi tutti insieme sul vero tema della questione: i fabbricati da risanare.

Avremmo voluto incontrarci con tutti gli attori istituzionali del territorio, ragionare con loro su come agire per la piena sussidiarietà, su come contribuire ad avviare con urgenza una fase in cui la sicurezza trovi riscontri proporzionati nella programmazione delle risorse nazionali e regionali. Dopo la brutta sorpresa del 25 luglio questa possibilità sembra più lontana e le scuole si sentono più sole: ma come Dirigenti Scolastici siamo ancor più determinati a garantire al personale e all’utenza idonee condizioni di sicurezza. E se non dovessero esserci, inoltreremo richiesta di intervento agli organi di vigilanza competenti per territorio perché ne traggano le conseguenze del caso.

Nella delusione per la scarsa collaborazione interistituzionale, ci teniamo a sottolineare che non è soltanto una questione di responsabilità – pur enormi – da dirimere in punta di giurisprudenza, ma ne va – soprattutto in alcune regioni ad alto rischio – della vita stessa di tutti coloro che nelle scuole operano e apprendono. Se tra poco più di un mese i Prefetti o i Vigili del Fuoco dovessero decidere per la non riapertura di molti plessi scolastici non ancora a norma i Dirigenti Scolastici si adopereranno per trovare tutte le soluzioni alternative possibili per garantire il diritto allo studio di ciascuno studente, ma lo faranno soltanto nella consapevolezza che alunni, docenti e personale scolastico hanno in primis il diritto a veder garantita la propria incolumità.


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