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L’ex sindaco di Monte S. Angelo di Iasio: “E’ possibile sciogliere un Consiglio Comunale solo su sospetti del tutto ingiustificati? E’ un errore giudiziario, ma quale criminalità”. Riceviamo e pubblichiamo.

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LA CONFERENZA STAMPA DEL 23.08.2017

Sindaco, perché?

Sfuggono, ancora oggi, i motivi per cui il sindaco di Monte Sant’Angelo, Pier Paolo D’Arienzo, abbia
sentito la necessità di scrivere una lettera al direttore del TGNorba, Enzo Magistà, per comunicargli
di non essere d’accordo su quanto affermato in un suo editoriale sull’emittente televisiva a proposito
dello scioglimento del consiglio comunale di Monte Sant’Angelo.
In realtà, l’editoriale non era rivolto al sindaco, semmai ad altre Istituzioni, e difendeva, in effetti, la
città di cui D’Arienzo è il primo cittadino. Perché, dunque, D’Arienzo entra a gamba tesa in una
discussione a cui è estraneo? Perché critica chi difende la sua città? Glielo ha chiesto forse qualcuno?
Ma, paradossalmente, nel tentativo di dar torto al giornalista, D’Arienzo gli dà pienamente ragione:
nella sua ardita analisi dell’art. 143 (è tutta farina del suo sacco?), dice che lo scioglimento del
Consiglio è stato un provvedimento di natura preventiva. Ma è proprio questo che Enzo Magistà, in
estrema sintesi, registrava. Solo che il direttore, da buon giornalista, poneva seri interrogativi: è
possibile sciogliere un Consiglio Comunale basandosi solo sui sospetti? E’ possibile affermare
l’esistenza di collegamenti tra criminali organizzati e amministratori in base ad un saluto tra un
assessore e un pregiudicato? Ma il sindaco crede che il giornalista Magistà non abbia letto delle carte,
non si sia informato, non abbia guardato in faccia la realtà dell’Ente comunale al termine del periodo
di commissariamento straordinario?
Il sindaco di Monte Sant’Angelo afferma che sul Consiglio Comunale esistevano delle forti pressioni.
Bene! Perché, allora, ha incluso nella sua compagine amministrativa quattro componenti di quel
consiglio? Però, l’invito che gli rivolgiamo è quello di raccontare a tutti anche un solo episodio in cui
qualcuno, ma dica chi, abbia fatto pressioni su qualche consigliere o amministratore, ma dica su chi,
per fare ciò che non doveva, ma dica cosa. Perché il bello di tutta questa vicenda, è bene che il sindaco
lo sappia, è proprio questo: ci troviamo sempre di fronte a delle belle frasi, spesso ben costruite e
molto suggestive, ma mai che venga detto chi abbia fatto cosa. Non sarà stato questo aspetto ad
incuriosire il direttore del TGNorba, quello del solo sospetto diffuso, cioè, dell’odioso “venticello”
rossiniano, del vuoto delle argomentazioni, come accade esattamente anche nella sua lettera? Il
direttore di Telenorba non ha affermato che il Consiglio Comunale era o non era condizionato, ma si
è chiesto semplicemente, come dovrebbero fare in tanti, come mai, dopo 2 anni, tutto sia rimasto
come prima: stessi dipendenti, stessi funzionari, stesse ditte. E, come dovrebbe accadere a tanti, è
stato assalito da un forte dubbio: se mafia non c’è stata in presenza dei commissari, massimi
rappresentanti dello Stato, non c’era neanche prima.

Il sindaco, qualche settimana fa, è andato a Roma in audizione al cospetto della commissione
parlamentare antimafia. Era in compagnia dei nuovi sindaci dei comuni di Arzano (NA), Bagnara
Calabra (RC), Bovalino (RC) e Giardiniello (PA), anch’essi sciolti nel 2015. Ha provato a leggere le
relazioni prefettizie relative a quei comuni? Se non lo ha fatto, lo facesse. Si renderebbe conto di quali
possano essere gli elementi, che coinvolgono sempre gli esponenti politici accusati in primo luogo di
voto di scambio, che giustificano lo scioglimento di un consiglio comunale e della distanza siderale
che separa Monte Sant’Angelo da quelle situazioni. Sarebbe assalito dagli stessi dubbi del direttore
del TGNorba.
Non pensa anche il sindaco che, agendo in forma preventiva, si possono commettere anche
errori madornali?
Conoscerà, senz’altro, il film del 2002 di Steven Spielberg, “Minority Report”, con Tom Cruise nei
panni dell’inflessibile capitano Anderton, capo della sezione Precrimine: in una società del futuro, la
polizia non arresta più chi commette dei reati, ma basandosi sulle premonizioni di tre persone dotate
di poteri extrasensoriali di precognizione, le Precog, arresta colpevoli di omicidi prima che questi
fatti avvengano realmente. Piomba nelle case dei possibili futuri criminali e li imprigiona! Il
malcapitato di turno cerca di giustificarsi dicendo di non aver fatto niente! E la polizia: lo sappiamo
che non hai fatto niente, ma forse avresti potuto….Quando, un bel giorno le Precog indicano proprio
lui, il capitano, come responsabile di un futuro delitto, questi scappa e riesce a dimostrare come la
premonizione delle Precog, nel suo caso, fosse sballata e, per giunta, manipolata.
Vuole forse, il sindaco, attualizzare i contenuti di un film di fantascienza? Sperando di no,
abbandoniamo le frasi fatte, le ricostruzioni fantasiose e restiamo ancorati ai fatti e alla realtà.
Lui afferma, senza mezzi termini, che sul Consiglio Comunale c’erano “pressanti condizionamenti”.
Gli chiediamo, allora: per poter fare pressioni su qualcuno per ottenere delle cose sconvenienti, non
crede che debbano esistere, concretamente come dice la Legge, dei rapporti e delle frequentazioni o,
quantomeno, debba verificarsi che due persone si parlino, diciamo, anche solo una volta all’anno?
Ma nelle relazioni prefettizia e ministeriale, che certamente non ha letto, non c’è nulla di tutto ciò.
Ma proprio nulla, ci sono solo belle frasi come le sue. Ci assale un dubbio, non è che la prefettura e
il ministero abbiano ipotizzato che si sia fatto ricorso alla telepatia? Il Consiglio comunale e gli organi
esecutivi, infatti, erano composti da una ventina di persone e per nessuna di loro è riportato un
colloquio, una visita in Comune, una telefonata, una lettera, una cena, un interesse comune con
nessuna persona controindicata. Come avranno fatto i criminali organizzati a far giungere le loro
pressioni sui componenti del consiglio comunale, usando segnali di fumo? L’unico episodio è un
saluto di un assessore con un pregiudicato all’esterno di un ristorante, come ben diceva Magistà.

Vogliamo ulteriormente rassicurare tutti, soprattutto i montanari: in quelle relazioni non è neanche
segnalata:
· nessuna circostanza in cui intravedere voti di scambio,
· nessun atto in cui sia stato riscontrato un interesse degli amministratori o di un loro congiunto,
· nessuna assunzione, tantomeno particolare e/o sospetta,
· nessuna critica al bilancio comunale che era, ed è, quello di un comune virtuoso (diremmo
virtuosissimo) e neanche un centesimo dei soldi dei cittadini usato a sproposito,
· nessuna strana esenzione fiscale,
· nessuna illegittimità nel rilascio di licenze in materia edilizia o inerzia in materia di grave
abusivismo edilizio,
· nessun dubbio sulle modalità di smaltimento dei rifiuti (tanto che Monte Sant’Angelo era stato
riconosciuto Comune Riciclone del Gargano con una raccolta differenziata al 60%),
· nessuna variante urbanistica per, magari, spostare eventuali interessi da una zona ad un’altra (anzi,
il progetto urbanistico per la città, approvato con il Documento Programmatico Preliminare al
nuovo PUG, era improntato al recupero del territorio in tutte le sue forme e al consumo zero di
suolo),
· nessuna illegittimità nei numerosi appalti espletati, dove quasi il 90% di essi, corrispondente a più
del 95% degli importi (superiori ai 13 milioni di euro), erano stati fatti con bandi ad evidenza
pubblica, e vinti da ditte diversissime provenienti da molte città diverse e, mai, era arrivata una
segnalazione di anomalie nelle procedure di gara e/o di affidamenti dei lavori, eseguiti,
naturalmente, sempre dopo aver acquisito la documentazione antimafia (e infatti, le relazioni non
ne lamentano mai la mancanza).
Perché il sindaco non perde un minuto per confrontare queste percentuali con quelle del resto d’Italia
pubblicate proprio nei giorni dello scioglimento, nel luglio 2015, anche sul Corriere della Sera da
Gian Antonio Stella (“che scomodità, le gare d’appalto” ironizzava il famoso giornalista)? Lo faccia
e si renderà conto della trasparenza del Comune di Monte Sant’Angelo rispetto allo standard
nazionale.
Su quali elementi, chiediamo al sindaco, è stato possibile adottare un provvedimento di natura
preventiva? Quale fatto è accaduto e che ha visto coinvolto in strane faccende anche uno solo dei
componenti del consiglio comunale, da poter giustificare un intervento, addirittura, preventivo? Ma
assolutamente nessuno. Prefettura e ministero danno un certo risalto ad un atto di intimidazione nei
confronti di un funzionario comunale (estraneo, quindi, al consiglio comunale), episodio, però, che
ancora oggi, a tre anni e mezzo di distanza, non conosce né l’autore e né tantomeno il movente. Un
intervento di cautela si sarebbe potuto (e dovuto) attuare, forse, a Roma Capitale dove i politici dei

grandi partitoni, i funzionari e i titolari di imprese mangiavano a sbafo, con le mazzette in tasca, a
carico dei cittadini romani e italiani, affidando (e facendosi affidare) decine e decine di lavori sempre
alle stesse ditte, e non a Monte Sant’Angelo dove la relazione prefettizia non segnala neppure uno
scontrino fuori posto.
O dobbiamo pensare che prefettura e ministero abbiano istituito una nuova precrimine?
Se lui conosce più di quanto riportato in quelle relazioni, ci dica tutto. Invece, l’elenco di
elementi è talmente vuoto di concreti collegamenti strani, che la prefettura ha dovuto inserire tra i
“cattivi” il vicesindaco perché “pur non risultando allo stato frequentazioni con persone
controindicate”, ha avuto il padre ucciso nell’ambito della faida, 25 anni fa, e un fratello battezzato,
45 anni fa, da persona non raccomandabile; ha dovuto inserire un funzionario perché, 40 anni fa, è
stato assolto per non aver commesso un reato, e un altro perché ha un fratello che è separato, da 30
anni, da una donna che era cugina della madre di un pregiudicato. Si rende conto? Si rende conto, il
sindaco, di quanto siamo distanti dal pensare comune delle persone di buon senso? Come
non avere dubbi, allora, sulla estrema superficialità con cui hanno operato la prefettura di Foggia e il
ministero dell’interno che pur difende a spada tratta?
Eppure la Legge è chiarissima: l’art. 143 prevede “elementi concreti, univoci e rilevanti” su
collegamenti diretti o indiretti tra amministratori e criminali. Diversamente, forse, da quanto pensa il
sindaco, questo significa intanto che sono esclusi meri sospetti o voci provenienti, magari, da esposti
anonimi e che, soprattutto, l’accertamento dei fatti sia effettivo e che la loro valutazione sia rigorosa
perché la misura dello scioglimento degli organi di governo degli enti locali incide pesantemente su
valori costituzionali e sui principi della democrazia. Questo non è avvenuto. Il sindaco D’Arienzo
sappia che il suo predecessore è stato proposto per la dichiarazione di incandidabilità, in base al
comma 11 dello stesso art. 143 che prevede quel tipo di “elementi” di collegamento con la criminalità
organizzata, quando questi è completamente assente nelle relazioni prefettizia e ministeriale. Non c’è,
il suo nome non c’è, non viene mai citato né per una parentela scomoda, né per un saluto sconveniente,
né per una chiacchierata inopportuna, né per una telefonata imbarazzante, né per un pranzo indigesto,
né per un pizzino volante, mai. Secondo la stessa accusa, l’ex sindaco non conosce uomo criminale,
quegli elementi di collegamento, nel suo caso, non sono né concreti e né univoci, neppure bisogna
stabilire se sono rilevanti o di poco conto, semplicemente non ci sono. Eppure, viene ugualmente
accusato in base all’art. 143. Non è meraviglioso? E’ come avergli detto: non hai ucciso nessuno, ma
ti accusiamo di omicidio.
E l’accusa, stia a sentire il sindaco, riguarda il mancato controllo sugli uffici comunali e i suoi
dirigenti verso i quali, va da sé, prefettura e ministero non hanno mosso alcuna accusa, perché
evidentemente nulla avevano fatto di male, e sono rimasti tutti al loro posto. Non trova, il sindaco,

tutto questo stupefacente? Per l’ex sindaco, in definitiva, l’accusa è diventata di questo tipo: non hai
ucciso nessuno ma ti accusiamo di omicidio, e l’omicidio riguarda una persona viva e vegeta.
Come non avere dubbi, allora, sulla estrema superficialità con cui hanno operato la prefettura di
Foggia e il ministero dell’interno? Per la verità, non avevamo pensato a “vendette a sfondo politico”,
come dice D’Arienzo. Ma non nascondiamo che la sua lettera inopportuna qualche dubbio ce lo ha
fatto sorgere.
Per dare, poi, un’informazione completa a chi, come il sindaco, non ha letto la relazione
prefettizia, diciamo che la mafia ipotizzata (rigorosamente in modo preventivo) intorno al Consiglio
Comunale di Monte sarebbe rappresentata, in grandissima parte, da due ditte (a cui la prefettura ha
dedicato metà dello spazio riservato all’analisi dell’attività amministrativa) che, negli anni
dell’amministrazione sospesa, hanno eseguito lavori con un ricavo netto stimabile in circa 4.000
euro/annui ciascuna (dati rinvenibili dalla relazione prefettizia). E per mettere in cassa quella ingente
cifra, hanno dovuto anche lavorare, in somma urgenza e in condizioni di forte disagio, all’indomani
dell’alluvione che colpì l’intero Gargano nel settembre 2014 per ripristinare la compromessa viabilità.
Non sappiamo se, con tali credenziali, quelle ditte possano far parte della mafia garganica (e gli uffici
comunali che hanno affidato quei lavori, nel rispetto della legge, essere sospettati di aver favorito la
criminalità organizzata) ma, diciamo, qualche dubbio ce l’abbiamo. Soprattutto perché, dopo lo
scioglimento, quelle ditte hanno continuato a lavorare, e anche legittimamente in quanto nei loro
confronti non esisteva alcuna censura e non è mai esistita da 40 anni a questa parte, per gli enti
pubblici e, una delle due, proprio per il comune di Monte Sant’Angelo fino a….dopodomani.
Infatti, la cosa più sconvolgente, nella storia dello scioglimento, è proprio la mancanza
dell’elemento criminalità organizzata. Alt, prima che qualche antimafioso tema per il suo brand
personale, non stiamo dicendo che la mafia non esiste. Esiste eccome, e la cronaca delle ultime ore
ce lo ricorda tragicamente. Diciamo solo che mancava intorno alle vicende dell’amministrazione
comunale di Monte Sant’Angelo raccontate nella relazione prefettizia. E non solo perché lo Stato,
con la commissione straordinaria, ha collaborato e lavorato, per 2 anni, con tutti coloro che erano
citati in quella relazione, ma soprattutto perché a dirlo, indirettamente, è stata la stessa avvocatura
dello Stato nella sua ultimissima memoria presentata al Consiglio di Stato, il 20 giugno 2017. Tenga
ben presente, il sindaco, 20 giugno 2017.
Senza entrare nei particolari, che non tutti possono conoscere, l’avvocatura conferma che i dipendenti
comunali sono rimasti sempre gli stessi, che i funzionari sono rimasti sempre gli stessi e che le ditte
sono rimaste sempre le stesse. Questo, alla presenza diretta dello Stato che, con chiara evidenza, non
aveva nessun elemento negativo su di loro. E se questi elementi negativi non li aveva lo Stato, come
potevano mai averli gli uffici comunali e gli amministratori?

Infatti, fa sapere l’avvocatura, per la vicenda A (indichiamole in modo generico), la ditta che vi lavora
è la stessa di due anni fa, (quindi bando e ditta pulite, nda), e che su quella vicenda la prefettura ha
ventilato ipotesi di pressioni (sono, queste, le esatte parole dell’avvocatura). Come può vedere il
sindaco, altro che elementi concreti e accertamenti scrupolosi, la prefettura ventilava. Per la vicenda
B, la ditta è la stessa di due anni fa, ha vinto anche nuovi appalti (compreso l’allestimento dei seggi
elettorali alle amministrative 2017, nda), e su di essa “sono, peraltro, in corso le verifiche ai fini del
rilascio della documentazione antimafia….”. Per la vicenda C, la ditta è la stessa di due anni fa, ha
vinto anche un nuovo appalto, e su di essa “sono state avviate le verifiche finalizzate al rilascio della
documentazione antimafia…”. E’ abbastanza chiaro?
Il tutto, dopo due anni dallo scioglimento del Consiglio, attuato, quindi, senza che vi fossero
collegamenti tra amministratori e criminali, senza che venisse mai raccontato un solo episodio di
condizionamento e senza avere neanche reale contezza della “mafiosità” delle ditte coinvolte, come
ci ha fatto sapere gentilmente l’avvocatura dello Stato, tanto che si stavano ancora informando in data
20 giugno 2017.
Tutto questo, lo sa bene il sindaco, è già successo, è storia, è un capitolo chiuso. Il periodo di
commissariamento è terminato, è durato molto, e tutto ciò che potrebbe accadere da oggi in poi non
potrà certo essere accostato alle motivazioni dello scioglimento del consiglio comunale.
Come non pensare, allora, a “superficialità procedurali”, di prefettura e ministero?
E vero, nessuno può sapere, come dice lui, se sono in corso indagini da parte della Procura, ci
mancherebbe altro. Converrà, però, che questo vale per tutti, compreso i rappresentanti dello Stato
che, nei due anni trascorsi presso il Comune, hanno fatto registrare una perfetta continuità
amministrativa, come cortesemente ci ha confermato, nero su bianco, l’avvocatura dello Stato. In
pratica, se erano condizionati gli amministratori, lo sono stati anche i commissari straordinari. Noi
pensiamo che non lo siano stati né gli uni né gli altri e da 2 anni, anzi da 28 mesi perché la relazione
prefettizia è stata scritta nell’aprile 2015, non si riesce nemmeno a capire quale peccato abbia
commesso il consiglio comunale.
Infatti, lo stupore del direttore Magistà non nasce, crediamo, dall’assenza di notizie di indagini
in corso o meno presso la Procura, ma dall’assenza di qualunque addebito o accusa, già nelle relazioni
prefettizia e ministeriale, nei confronti di chicchessia e dall’assenza di fatti nuovi anche dopo 2 anni.
I commissari straordinari, difatti, non hanno adottato alcun provvedimento per annullare o modificare
atti illegittimi o frutto di condizionamenti, segnalare anomalie negli appalti svolti e sospenderli, non
hanno registrato nessuna corruzione, nessuna distrazione di denaro pubblico, e hanno confermato in
toto tutto l’apparato burocratico. Cioè, traduciamo noi, dalla constatazione che l’art. 143 è stato

disatteso completamente, e non solo nel suo comma 1, ma anche nei commi 4, 5 e 11, che il sindaco
probabilmente ignora. Li andasse a leggere.
E, da ottimo giornalista, ha fatto delle domande, anche se il sindaco non l’ha presa bene, a quanto
pare. Anche quando la vicenda dello scioglimento è approdata nei tribunali, non abbiamo assistito a
pronunciamenti unanimi da parte dei giudici e questo conferma ancora di più i dubbi e le domande
fatte dal direttore Magistà: è possibile sciogliere un Consiglio Comunale solo su sospetti del tutto
ingiustificati?
Se il Consiglio di Stato dirà che è possibile, rispetteremo la decisione. Non potremo mai, però,
modificare le nostre certezze e le nostre verità: non abbiamo mai fatto nulla di male, su di noi mai
nessuno ha fatto pressioni per qualunque motivo e non abbiamo mai subìto alcun
condizionamento.
Questo è tutto, non vogliamo essere troppo lunghi, ci siamo limitati a toccare solo pochi punti. Se il
sindaco vuole, però, gli possiamo raccontare ogni dettaglio, non se ne pentirà, lo rassicuriamo, potrà
leggere cose straordinarie a cominciare dalle decine di “errori” contenuti negli scritti della prefettura,
del ministero e dell’avvocatura dello Stato.
Non terminiamo, però, senza porgli una domanda. Dalla relazione prefettizia, che lui purtroppo fa
sua, e dagli scritti dell’avvocatura viene fuori una certa idea della città di cui è il primo cittadino. La
prefettura scrive che Monte Sant’Angelo, al pari dell’intera area garganica, vive in uno “stato di
assoggettamento e di omertà” (pag. 5 della relazione) e che sul suo territorio esistono “gruppi
criminali efferati e pervasivi della struttura sociale” (pag. 15 della relazione). Inoltre, per giustificare
il richiamo fatto sul battesimo del fratello del vicesindaco di quasi 50 anni fa, l’avvocatura scrive che:
“…in un contesto come quello di Monte Sant’Angelo, i vincoli derivanti dai battesimi valgono quanto,
se non di più, di quelli parentali”. Il sindaco condivide queste affermazioni?

Gli ex amministratori.

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RISCONTRO A TESI RELAZIONI PREFETTIZIA E MINISTERIALE

La Legge, l’ormai famoso art. 143 del Tuel, afferma che, per sciogliere un Consiglio Comunale,
devono sussistere “elementi concreti, univoci e rilevanti” di collegamenti tra amministratori ed
esponenti della criminalità organizzata tali da determinare “un’alterazione del procedimento di
formazione della volontà” degli amministratori.
Ebbene, di questi collegamenti nella relazione prefettizia, in quella ministeriale e nelle memorie
dell’avvocatura, non se ne trova traccia. Vengono solo enunciati e/o annunciati.
Di fatto, viene segnalata solo una occasione in cui un amministratore abbia “incrociato” un
pregiudicato: un saluto all’esterno di un ristorante. Poi, praticamente, più niente. Al più, si
ritrovano due parentele e una affinità senza nessun altro elemento significativo.
Sull’episodio del saluto di Totaro Vincenzo è stata costruita tutta la relazione prefettizia che
parla di “un quadro di relazioni e rapporti diretti e indiretti che coinvolgono amministratori,
dipendenti ed esponenti anche di vertice della criminalità organizzata di Monte Sant’Angelo”.
Il Consiglio Comunale e gli organi esecutivi erano composti da una ventina di persone e per
nessuna di loro è riportato un colloquio, una visita in Comune, una foto, una telefonata, un
saluto, una cena allo stesso tavolo, un interesse comune con nessunissima persona
controindicata. E’ talmente evidente l’assenza di elementi significativi a carico degli
amministratori, e anche dei funzionari, che nella relazione prefettizia sono citate delle persone
con delle motivazioni che, definire imbarazzanti, è dir poco: – il vicesindaco perché “pur non
risultando allo stato frequentazioni con persone controindicate”, ha avuto il padre ucciso
nell’ambito della faida, 25 anni fa, e un fratello battezzato, 45 anni fa, da persona non
raccomandabile; – un funzionario perché, 40 anni fa, è stato assolto per non aver commesso un
reato; – un altro funzionario perché ha un fratello che è separato, da 30 anni, da una donna che
era cugina della madre di un pregiudicato.
Allora, come è stato possibile applicare l’art. 143 del Tuel e parlare di “accertate forme di
condizionamento”? Perché non ne hanno descritta una di queste forme?
Dopo 28 mesi dalla stesura della relazione prefettizia, nei confronti degli amministratori non è
mai stato avanzato alcun addebito o ipotesi di reato o indicate indagini in corso.
In definitiva: cosa hanno fatto di male, o in cosa hanno sbagliato, gli amministratori?
✓ Funzionari comunali
Nella relazione prefettizia si parla anche di funzionari comunali e apparato burocratico. Come
per gli amministratori, mai che venga riportato un solo episodio in cui un funzionario abbia
avuto un contatto, di qualunque tipo, con delle persone controindicate. Si tenga presente che
tutta l’attività amministrativa esaminata nelle relazioni prefettizia e ministeriale, ritenuta
“dubbia”, attiene alla competenza dell’apparato burocratico e non degli organi elettivi. Che i

funzionari abbiano operato liberamente e sempre nel rispetto della legge (non si parla mai di
turbative d’asta, di dazioni di denari, di permessi edilizi in favore di soggetti controindicati
ecc…), lo dimostra la circostanza che nessuno di loro è stato segnalato, ai sensi del comma 5
dello stesso art. 143 Tuel. Dimostrazione inequivocabile che prefettura e ministero hanno
ritenuto che i funzionari non hanno operato sotto il condizionamento di chicchessia.
Per questi motivi, la commissione straordinaria ha riconfermato, per ben due volte, tutti i
funzionari nelle loro mansioni di capo settore, con le stesse responsabilità di prima.
✓ Dipendenti comunali
La relazione prefettizia tenta di giustificare il provvedimento di scioglimento dicendo anche
che il Comune di Monte Sant’Angelo ha alle proprie dipendenze delle persone poco
raccomandabili e coinvolte nell’operazione di contrasto alla criminalità organizzata,
denominata Rinascimento. Questa operazione è avvenuta prima dell’insediamento
dell’amministrazione.
Fa tre nomi: Murgo Michele, Facciorusso Matteo e Silvestri Giuseppe. Per la verità, fa anche
un quarto nome, Pacilli Concetta la quale non è una dipendente comunale ma di una società a
cui il Comune partecipa per il 2%. I primi 3 lavorano per il Comune da almeno 20 anni e più;
Pacilli è stata assunta nella società in cui lavora nel 2005. Situazioni, quindi, del tutto estranee
all’amministrazione sospesa che ha amministrato dalla metà del 2012 alla metà del 2015.
La commissione straordinaria, nei confronti di queste tre persone, si è comportata nel seguente
modo:
• Murgo Michele non ha mai smesso di lavorare. L’avvocatura, oggi, azzarda a dire che la
commissione straordinaria “ha avviato il procedimento per accertare in capo al signor Murgo
la permanenza dei requisiti necessari al rapporto di lavoro con il Comune”. Ma, non risultano
deliberazioni della commissione straordinaria, sia con i poteri della Giunta sia con quelli del
Consiglio, né determinazioni gestionali che abbiano riguardato il dipendente Murgo.
• Facciorusso Matteo, licenziato in un primo momento insieme ad altri co.co.co., è stato poi
riassunto, lavora sempre al Comune e il suo contratto è stato prorogato di un anno.
• Silvestri Giuseppe, lavoratore socialmente utile, ha sempre lavorato al Comune ottenendo,
per molti mesi, una maggiorazione dell’orario lavorativo: prima lavorava 20 ore a settimana,
poi 36 ore.
• Pacilli Concetta, dipendente, fin dal 2005, della società che gestisce la riscossione dei tributi
comunali (a cui il Comune partecipa al 2%). Ha sempre lavorato, e lavora, per quella società
a cui la commissione straordinaria ha prorogato il contratto per 2 anni.
✓ Consigliere Totaro Damiano
E’ utile parlare della vicenda che ha riguardato il consigliere Totaro Damiano.

Il consigliere Totaro viene citato perché cugino di Pettinicchio Matteo, persona ritenuta
controindicata. Inoltre, insieme al sig. Benestare Pasquale, è titolare di una struttura sociosanitaria
che ha due dipendenti, su 39 totali, con mansioni di ausiliarie, che sono le compagne
di due pregiudicati, uno dei quali proprio il Pettinichio. La struttura, accreditata presso la
Regione Puglia, ha tutte le autorizzazioni previste, compresa quella comunale, e, al momento
dello scioglimento del consiglio, era in funzione da oltre 3 anni e mezzo. Durante questo tempo
è stata oggetto di tutti i controlli possibili e nessuno ha mai trovato qualcosa fuori posto. Questo
non basta alla Prefettura che ritiene Totaro “permeabile”, condizionato e/o condizionabile tanto
da concorrere alla misura dissolutoria prevista dall’art. 143, unicamente per la presenza di
quelle due dipendenti.
Succede, però, che in data 07/01/2016, con determinazione gestionale n. 2, il Comune di Monte
Sant’Angelo, in presenza della commissione straordinaria, rilascia un’autorizzazione al
funzionamento per un’altra struttura socio-assistenziale, denominata “Casa per la Vita – Gli
Angeli”, il cui titolare è il sig. Totaro Damiano, unitamente al socio sig. Benestare Pasquale.
Questa seconda autorizzazione viene rilasciata dopo che la commissione straordinaria ha atteso
invano, per 3 mesi, notizie ostative da parte della Prefettura di Foggia.
Inopinatamente, però, dopo 2 mesi dal rilascio di questa seconda autorizzazione, la prefettura
emette due interdittive antimafia nei confronti delle società private del Totaro.
Queste interdittive vengono prima annullate dal Tar Puglia per “deficienza motivazionale,
illogicità e travisamento” e poi, invece, riconfermate dal Consiglio di Stato.
La cosa interessante sono le note delle forze dell’ordine, a cui la prefettura si era rivolta per
avere notizie su quelle società, allegate alle sentenze del Tar Puglia. – Questura di Foggia,
Divisione Polizia Anticrimine: “..non si rilevano informazioni circa eventuali tentativi di
infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e/o gli indirizzi della società in oggetto.
Dagli accertamenti effettuati presso la banca dati, risulta che i nominati in oggetto (Totaro e il
socio Benestare, nda) non sono gravati da precedenti penali ostativi, né si evincono
collegamenti con la criminalità organizzata locale”. Inoltre sul loro conto: non risultano
sussistere decadenze, sospensioni o divieti, anche in via provvisoria, di cui all’art. 67-D.LLgs.
159/2011; non risultano proposte né provvedimenti di applicazione di taluna delle misure di
prevenzione di cui all’art. 67 D.Lgs. 159/2011;……” (protocollo Cat. Q.2.2/2016/Anticr./M.P.S.-
Antimafia del 08/03/2016). – Comando Provinciale della Guardia di Finanza: “In relazione a
quanto richiesto con la nota in riferimento, si comunica che agli atti del competente reparto
non risultano precedenti o situazioni che facciano presumere tentativi di infiltrazioni mafiose
nei confronti delle persone fisiche e/o giuridiche di cui all’oggetto” (comunicazione del
28/01/2016 prot. Nr. 0038152/2016). – Il Comando provinciale dei Carabinieri (prot. n.
0172579/I-4 “P” del 09/02/2016) si limita solo ad elencare tutti i precedenti penali dei
pregiudicati a cui sono legate le due dipendenti del Totaro e a dire al più: “Appare
particolarmente interessante la circostanza che , tra i dipendenti della ditta….., vi sono
….”ecc.ecc..”.

In pratica, le interdittive furono emesse nonostante le forze dell’ordine non avessero alcuna
notizia negativa su quelle società.
Stiamo, tuttavia, parlando delle vicende di società private che non hanno alcun rapporto,
tantomeno economico, con il Comune. L’Ente con l’amministrazione cessata, ha solo rilasciato
l’autorizzazione al funzionamento alla prima struttura e, poi, anche con la commissione
straordinaria, l’autorizzazione al funzionamento della seconda struttura. Oltretutto, a soggetti,
Totaro e il socio Benestare, verso cui “non risultano sussistere decadenze, sospensioni o divieti,
anche in via provvisoria, di cui all’art. 67-D.LLgs. 159/2011; non risultano proposte/ né
provvedimenti di applicazione di taluna delle misure di prevenzione di cui all’art. 67 D.Lgs.
159/2011;……”, come ha attestato la Questura di Foggia, la quale ha fatto i suoi accertamenti
dopo lo scioglimento del Consiglio e, quindi, con particolare attenzione.
E proprio perché non c’era alcun motivo ostativo nei confronti del Totaro e del socio Benestare,
la commissione straordinaria ha affidato al sig. Benestare, addirittura senza gara e a gratis, la
gestione per 2 anni dello stadio comunale.

ATTIVITA’ AMMINISTRATIVA

✓ Servizi cimiteriali
La prima procedura che viene esaminata dalla relazione prefettizia riguarda l’appalto dei servizi
cimiteriali.
Per decidere se una gara d’appalto è stata condizionata dalla criminalità organizzata, non si
dovrebbero analizzare le operazioni svolte durante le procedure di gara, controllare i documenti
presentati dai concorrenti e appurare se siano stati magari falsati, vedere quale ditta si è
aggiudicato il bando e se questa ha profili controindicati? Bene, la relazione prefettizia, come
anche la relazione ministeriale e le memorie dell’avvocatura non spendono mai una sola parola
su questi temi. Incredibile. Parlano di tutt’altro, allo scopo di costruire un alone di mistero e di
dubbio su questo bando, ignorando le uniche cose essenziali: le procedure di gara sono state
regolari? Si! L’appalto è stato vinto da una ditta “mafiosa”? No!
Da due anni stiamo parlando, a vuoto, di “ventilate ipotesi di pressioni”, come ha scritto la
stessa avvocatura, le quali, anche fossero state vere, dimostrerebbero semmai l’assoluta
impermeabilità dell’apparato burocratico del Comune, in quanto la gara (che aveva anche un
parere positivo dell’ANAC sulla correttezza del bando) è stata vinta da una ditta pulita con la
quale l’Ente, in presenza della commissione straordinaria, ha stipulato un contratto della durata
di 5 anni.

✓ Parcheggio comunale.
La vicenda del parcheggio, nella relazione prefettizia, viene presa da lontano e vengono
raccontate vicende riguardanti degli affidamenti, ritenuti dubbi, degli anni 2008 e 2009, mentre

l’amministrazione sospesa si è insediata solo nel 2012. La nuova amministrazione, invece, ha
sollevato dall’incarico di capo settore il funzionario di quegli anni e ha disposto che venisse
svolta una gara ad evidenza pubblica. E così è stato fatto. La gara è stata vinta dalla “Coop. Gli
Angeli”, con tutte le certificazioni in ordine, compresa quella antimafia. Questa vicenda è
riportata nella relazione prefettizia solo perché i titolari di quella cooperativa hanno dei parenti
controindicati. E, quindi, per la prefettura la cosa non va bene e sospetta che i titolari siano
“legati alla locale consorteria”. Ma che quei sospetti fossero infondati, lo ha dimostrato la
Commissione straordinaria:
· passata una sola settimana dal suo insediamento, questa permette che venga tranquillamente
concessa alla stessa coop. Gli Angeli, i cui titolari avrebbero dovuto essere “legati alla locale
consorteria”, una proroga per la gestione dello stesso parcheggio. UNA PROROGA!
· scaduta la proroga di 8 mesi, quella cooperativa ha partecipato anche al nuovo bando di gara,
svoltosi presso la SUA di Foggia, se lo è aggiudicato e continua a gestire da più di un anno
il parcheggio comunale. In pratica, non ha mai smesso di lavorare.
· in vista delle elezioni comunali dell’11 giugno 2017, c’è stata la necessità di allestire i seggi
elettorali. Il lavoro viene affidato alla cooperativa “Gli Angeli”!
· maggio 2017. Gara per l’affidamento della gestione dei bagni pubblici comunali per i
prossimi 5 anni. Partecipa la coop. Gli Angeli che si aggiudica il bando. Per i prossimi 5
anni, la gestione dei bagni pubblici sarà sua.
Tutto questo dimostra, senza alcun dubbio, che nei confronti della coop. Gli Angeli non
esisteva, e non esiste, alcuna censura, che legittimamente lavorava e lavora per l’Ente comunale
e che è stato sbagliato inserirla nella relazione prefettizia per dimostrare un condizionamento
sul consiglio comunale.
L’avvocatura dello Stato, nella sua ultima memoria presentata al Consiglio di Stato in data 20
giugno 2017, a 2 anni di distanza dallo scioglimento, conferma che su quella ditta, a seguito
dell’aggiudicazione della nuova gestione del parcheggio, “sono, peraltro, in corso le verifiche
ai fini del rilascio della documentazione antimafia….”, che è la normalissima verifica effettuata
nei confronti di qualsiasi ditta che voglia contrarre con la pubblica amministrazione.
ü Lavori alle ditte D’Ercole
Il 50% dello spazio dedicato all’analisi dell’attività amministrativa riguarda le ditte D’Ercole.
Tanto spazio perché la relazione prefettizia si è occupato anche di vicende in cui la criminalità
organizzata non entra in nessun modo: il Comparto C/1b di Macchia Libera, previsto dal PRG
fin dal 1986 e a cui l’amministrazione non ha dedicato neanche un minuto del suo tempo e non
ha adottato alcun atto, e il comparto Galluccio con l’ultimazione delle sue opere di
urbanizzazione che la commissione straordinaria ha proseguito con la stessa programmazione
dell’amministrazione. Queste ditte lavorano in provincia di Foggia per diversi enti pubblici da
circa 40 anni e non si sono mai riscontrati problemi. Nella relazione prefettizia, dopo appunto

40 anni, vengono indicati come “quantomeno contigui” ad un esponente criminale. E quindi,
qualsiasi lavoro le abbia interessate è ritenuto evidentemente condizionato.
In particolar modo alcuni lavori affidati direttamente dal responsabile dei lavori pubblici che,
come si può leggere chiaramente nella relazione prefettizia, sono solo lavori di piccola
manutenzione di modestissimo importo. Invece, per l’avvocatura, diventano “affidamenti senza
gara di cui hanno beneficiato imprese gestite e controllate da persone considerate assai vicine
ad esponente di uno delle più importanti consorterie di stampo mafioso presente nel territorio
dell’Ente”, e, per coinvolgere anche l’amministrazione, non manca di raccontare di “iniziative
assunte dalla Giunta è chiaramente indicativo dell’ingerenza di diversi casi esercitata dagli
Organi politici nella sfera di attribuzioni e competenze riservate all’apparato burocratico con
l’ulteriore precisazione che al di là del dato quantitativo che ancora si continua a enfatizzare
era e resta significativo che nella stragrande maggioranza dei casi in cui la Giunta si era spinta
a effettuare scelte in realtà demandate agli apparati burocratici dell’Ente (id est quelle
concernenti affidamenti da effettuarsi in via d’urgenza) l’azione amministrativa si era risolta in
vantaggi assicurati a imprese che indubbiamente incontravano il pieno gradimento della
criminalità organizzata radicata in loco”.
E tutto questo perché in occasione di 2 di quegli affidamenti da parte dell’ufficio tecnico, nelle
delibere di giunta comunale è riportata la dicitura “si autorizza il responsabile del procedimento
all’affidamento diretto ai sensi dell’art. 125, comma 8 ultimo periodo, L. 163/2006″. Tutto qui,
nulla di più, questo è il grave peccato commesso dalla Giunta: un lavoro dell’importo di € 1.000,
iva compresa, e un altro del valore di € 1.621,40, iva compresa. Lavori eseguiti e fatturati.
Un altro lavoro affidato, dopo una regolare gara, ad una ditta D’Ercole è la gestione della
distribuzione dell’acqua potabile ai residenti della frazione Macchia. Questo D’Ercole Lorenzo
si era aggiudicato il servizio come aderente al consorzio Re Manfredi.
Con l’arrivo della commissione straordinaria, tale ditta ha continuato a gestire il servizio, e lo
ha fatto per lunghi 9 mesi fino alla scadenza naturale del contratto. Dimostrazione che lavorava
legittimamente per l’Ente comunale e che era stato sbagliato inserirla nella relazione prefettizia
per dimostrare un condizionamento sul consiglio comunale.
Scaduto il contratto, partecipa alla nuova gara (tenutasi presso la SUA di Foggia), se l’aggiudica
e oggi continua a distribuire l’acqua potabile a Macchia. Nelle determinazioni gestionali di
affidamento, sia della Provincia che del Comune, sono citate espressamente sia il consorzio Re
Manfredi e sia la ditta di D’Ercole Lorenzo. Lo scorso 19/01/2017, il Comune ha stipulato un
regolare contratto di gestione, il n. 35/2016, della durata di 3 anni.
L’avvocatura dello Stato, nella sua ultima memoria presentata al Consiglio di Stato in data 20
giugno 2017, a 2 anni di distanza dallo scioglimento, conferma che su quella ditta, a seguito
dell’aggiudicazione del nuovo servizio di distribuzione dell’acqua potabile a Macchia, “sono
state avviate le verifiche finalizzate al rilascio della documentazione antimafia…” che è la

normalissima verifica effettuata nei confronti di qualsiasi ditta che voglia contrarre con la
pubblica amministrazione.
ü Cava Cassano-San Simeone
Anche in questo caso, l’avvocatura fa sapere, nel suo ultimo scritto, che si stanno accertando i
requisiti antimafia della cooperativa Santa Lucia (che intanto ha lavorato ininterrottamente per
quattro anni). Trattasi di una piccola cava che fattura, si e no, 30.000 euro all’anno lordi. Il
Comune ha in fitto il terreno su cui insiste la cava con un contratto quinquennale inferiore ai
15.000 euro.
In coda all’ultima memoria, l’avvocatura informa che nei confronti di quella cooperativa, in data
06/06/2017, è stata emessa un’interdittiva antimafia. Confermando, ancora una volta, che la
commissione straordinaria e la prefettura di Foggia, nei 23 mesi di amministrazione, non hanno
potuto interrompere il fitto del terreno non avendo strumenti per farlo. Strumenti che non poteva
avere, 4 anni fa, neanche il funzionario comunale. Ricordiamo che stiamo parlando di un’attività
privata, che il Comune ha solo in fitto il terreno e che l’attività estrattiva, contrariamente a
quanto affermato nella relazione prefettizia, è una competenza della Regione Puglia che ha dato
tutte le autorizzazioni.
Ecco, questo è tutto. Come è evidente, nei confronti degli amministratori, a parte quell’unico
saluto di quell’unico amministratore, non viene mai indicata una cattiva azione. In nessuna delle
vicende esaminate viene detto che un amministratore sia intervenuto, direttamente o
indirettamente, per influenzare o modificare il loro corso. Mai viene citato un episodio in cui
un amministratore abbia avuto rapporti o frequentato o interloquito con i titolari della coop. Gli
Angeli, o con le ditte D’Ercole o con quelli della coop. Santa Lucia. E, dopo 2 anni, capire in
cosa abbiano sbagliato, resta un mistero.
La relazione prefettizia e l’avvocatura tenta di coinvolgerli, parlando di “cattiva gestione della
cosa pubblica” o di “grave degrado amministrativo”, facendo solo riferimento a quegli
affidamenti diretti (da parte del funzionario comunale e sempre nel rispetto della Legge) di
1.000 o 2.000 euro alle ditte D’Ercole. Mai che prefettura, ministero e avvocatura abbiano
analizzato anche uno solo dei parametri che davvero danno la misura dell’efficienza
amministrativa: bilancio comunale, appalti pubblici, pianificazione urbanistica, gestione rifiuti
urbani ecc.. Per questi argomenti, vi rimandiamo all’allegato opuscolo.
Basti dire che la commissione straordinaria ha trovato le casse comunali talmente piene di soldi,
che ha potuto riconoscere debiti fuori bilancio (non debiti del Comune, ma anticipazioni per
conto terzi. Il Comune di Monte non ha debiti.) per circa 5 milioni di euro. Altro che cattiva
gestione della cosa pubblica!

E dunque, non riusciamo proprio a capire come e quando possa esserci stata “un’alterazione del
procedimento di formazione della volontà” degli organi elettivi (come prevede la Legge), e con
quali azioni e quali atti.
D’altra parte, l’avvocatura dello Stato, oltre a confessare candidamente che dopo due anni dallo
scioglimento, la prefettura sta ancora verificando i requisiti antimafia di questa o quella ditta,
ha anche scritto chiaramente, nella sua prima memoria depositata presso il Consiglio di Stato,
che lo scioglimento del Consiglio Comunale non è avvenuto in base ad “elementi concreti,
univoci e rilevanti”, come pretende l’art. 143, e nemmeno su accertate forme di
condizionamento, ma su deduzioni della stessa prefettura: “…l’influsso esercitato dalla
criminalità organizzata sulla disciolta amministrazione comunale e sugli apparati burocratici
dell’Ente era stato dedotto da una pluralità di elementi per l’appunto collegati alle notizie
concernenti la presenza della criminalità organizzata nel territorio dello stesso”.
Cioè, dal momento che nel territorio in cui ricade Monte Sant’Angelo si hanno notizie della
presenza della criminalità organizzata, e qualche ditta che lavora per il Comune presenta parenti
controindicati o si può ritenere “quantomeno contigua”, e, addirittura, un amministratore, una
volta, ha salutato un pregiudicato, la prefettura ha dedotto, in base a “ventilate ipotesi”, un
influsso sugli amministratori.
E solo sugli amministratori. Infatti, nei confronti dei funzionari e dei dipendenti, la relazione
prefettizia non ha segnalato nulla, il Ministro dell’Interno non ha emanato alcun decreto e
previsto alcun provvedimento punitivo (art. 143 comma 5), e hanno tutti, giustamente e
legittimamente, continuato a lavorare per il Comune.
E senza dire da parte di chi. Certamente non da parte delle ditte citate nella relazione prefettizia
che hanno tutte continuato, giustamente e legittimamente, a lavorare per il Comune e nessuno
dei loro rapporti lavorativi è stato ritenuto pregiudizievole per l’interesse pubblico (art. 143
comma 4).

E’ possibile tutto ciò?

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SITUAZIONE DEL COMUNE DI MONTE SANT’ANGELO ALLA DATA DEL 17.07.2015, GIORNO DELLO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

Nel Luglio 2015 il Consiglio Comunale di Monte Sant’Angelo è
stato sciolto per “accertate forme di condizionamento della
criminalità organizzata”.
Da subito, abbiamo ritenuto quella decisione assolutamente
assurda e sbagliata perché le motivazioni poste a base del
provvedimento erano completamente inesistenti.
Tra queste veniva annoverata una cattiva gestione amministrativa.
Curiosamente, però, di tutte le tematiche utili per giudicare una
buona o una cattiva amministrazione, nelle relazioni prefettizia e
ministeriale, non si trovava traccia.
Riteniamo doveroso, quindi, anche se in sintesi, dar conto a tutti i cittadini montanari, e non, dei
risultati registrati sotto l’Amministrazione uscente in modo che ognuno possa avere a disposizione
gli elementi necessari per fare le proprie valutazioni.

CONFRONTO MONTE SANT’ANGELO E COMUNI SICOLTI PER MAFIA

Lo scioglimento di un Consiglio Comunale è considerato, in
molte sentenze, “un intervento straordinario per fronteggiare
un’emergenza straordinaria”. È un punto, questo, su cui
concorda, nelle proprie memorie, anche l’Avvocatura dello
Stato. È utile, quindi, avere a disposizione una serie di
informazioni e dati inerenti allo scioglimento del Consiglio
Comunale per presunto condizionamento mafioso.
La relazione del Prefetto e il provvedimento del Consiglio
dei Ministri, nella sostanza, hanno definito Monte Sant’Angelo una città mafiosa o condizionata
dalla mafia. Più precisamente, è stato scritto che nel comune di Monte Sant’Angelo esistono
“gruppi criminali efferati e pervasivi della struttura sociale”.
È evidente che un qualsiasi Comune infiltrato o condizionato dalla mafia o dalla criminalità
organizzata ha una propria identità che lo rende diverso dai normali Comuni.
Allora, per rendere conto di come stessero veramente le cose al momento dello scioglimento, basta
fare un semplice confronto tra un Comune mafioso e Monte Sant’Angelo:
Legenda: (CM = Comune Mafioso).
1. Bilancio comunale
CM: Il bilancio presenta una quantità abnorme di debiti, tale da determinare in alcuni casi un vero
e proprio dissesto finanziario.
MONTE: Il bilancio è stato ed è in perfetto pareggio. Non ci sono debiti. Anzi, ogni anno si
verificano consistenti avanzi di amministrazione. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha
definito Monte Sant’Angelo “Comune virtuoso”.
2. Personale
CM: Si procede ad assunzione di personale, anche non necessario, utilizzando metodi e procedure
clientelari.
MONTE: Nei tre anni dell’ultima Amministrazione, non è stata fatta alcuna assunzione. Non è
stato sostituito neanche parte del personale andato in pensione.
3. Tasse e tributi
CM: Non vengono riscosse tutte le tasse accertate. Si verificano spesso “strane e ingiustificate
esenzioni”.
MONTE: Le tasse riscosse superano addirittura quelle accertate. Non vi sono esenzioni che
possano destare sospetti di favoritismi.
4. Appalti
CM: La realizzazione di opere pubbliche viene affidata con procedure truccate a ditte collegate
con i poteri mafiosi o a imprese-prestanome.
3/20
MONTE: Nell’appaltare le opere pubbliche non c’è mai stata una turbativa d’asta o una corruzione.
Le imprese hanno tutte la certificazione antimafia.
5. Piano regolatore
CM: Quasi sempre manca il Piano Regolatore e impera la speculazione edilizia.
MONTE: Ha da 30 anni il Piano Regolatore Generale. L’ultima Amministrazione ha approvato il
Documento Programmatico Preliminare al nuovo strumento urbanistico con la previsione del solo
recupero del patrimonio esistente e del consumo zero di suolo.
6. Abusivismo edilizio
CM: L’abusivismo edilizio è dilagante e rappresenta la regola di intervento dei privati.
MONTE: Non c’è abusivismo edilizio, se si eccettua l’uso di materiali non pertinenti nel centro
storico.
7. Servizio di nettezza urbana
CM: Il servizio è gestito in modo inadeguato, con rifiuti
abbandonati e seri problemi di igiene e salute pubblica.
MONTE: Le nostre strade e le nostre piazze non sono mai state
invase da montagne di immondizia. Il nostro Comune è stato
riconosciuto Comune Riciclone del Gargano
8. Servizio di pompe funebri
CM: Il servizio è gestito in situazione di monopolio di fatto.
MONTE: Il servizio è gestito in regime di concorrenza da imprese serie e trasparenti.
9. Gestione del cimitero
CM: I loculi sono costruiti e venduti dai privati che ne determinano il prezzo di vendita secondo
particolari meccanismi (poca offerta/molta domanda).
MONTE: I loculi, da sempre, sono fatti costruire e venduti dal Comune a prezzi preventivamente
determinati. Essi sono assegnati secondo la data di morte del defunto.
10. Servizio trasporto pubblico
CM: In genere, il servizio è inadeguato e precario.
MONTE: Il servizio è gestito da una impresa locale per bene. Soddisfacente è il trasporto scolastico
eseguito con mezzi e personale del Comune.
Orbene, per farsi un’idea del tutto autonoma e libera da pregiudizi circa la presunta “mafiosità” del
Nostro Comune, analizziamo anche nel dettaglio alcuni di questi punti, per cercare di capire cosa
abbia mai potuto indurre prefettura e ministero a porre in atto “un intervento straordinario per
fronteggiare un’emergenza straordinaria”.

IL BILANCIO COMUNALE
“Il dissesto finanziario è infatti un’altra caratteristica che accomuna i “governi” mafiosi. Le
ragioni consistono nel fatto che la spesa pubblica, anziché
essere finalizzata a soddisfare le esigenze della collettività,
è diretta a favorire le imprese “contigue” o quelle
direttamente controllate dai sodalizi criminali (sono
frequenti i casi in cui si acquistano o si affittano
macchinari a prezzi da capogiro, oppure si affidano
servizi, come la tesoreria e la nettezza urbana, a condizioni
di assoluto favore a società appaltatrici fittizie). Questo complesso di circostanze comporta una
sorta di esenzione permanente dal pagamento di qualsiasi tassa o imposta. La totale inazione
fiscale, che si manifesta nella mancata riscossione di tributi di ogni tipo, fa si che le condizioni di
indebitamento di tali comuni siano drammatiche e che essi dipendano, in tutto e per tutto, dai
trasferimenti erariali dello Stato”.
Questo passo molto illuminante si può così sintetizzare: in un Comune condizionato dalla mafia o
da organizzazioni criminali, il Bilancio comunale è in dissesto, non si riscuotono le tasse, i servizi
pubblici vengono affidati a prezzi esagerati, la spesa pubblica fa arricchire le cosche mafiose.
Sapete di chi sono le parole virgolettate? Sono del dott. Cantadori, uno dei tre componenti della
Commissione Straordinaria, che ha gestito il Comune di Monte Sant’Angelo dal 21 luglio 2015 al
12 giugno 2017, in un suo articolo pubblicato su Gnosis – Rivista italiana di intelligence
(http://gnosis.aisi.gov.it/sito%5CRivista24.nsf/servnavig/5).
Nel nostro Comune, i tre Commissari prefettizi non hanno potuto riscontrare alcuna di queste
condizioni.
Infatti, l’ultimo Conto Consuntivo approvato dal Consiglio Comunale, prima del suo scioglimento,
riguarda il 2014. Questi sono i dati principali del Documento
contabile:
✓ FONDO CASSA superiore ai 9 milioni di euro;
✓ AVANZO DI AMMINISTRAZIONE superiore ai 4,5 milioni di
euro;
✓ NESSUNA ANTICIPAZIONE DI CASSA;
✓ TASSE PIÙ BASSE DELLA PROVINCIA DI FOGGIA (IMU 0,86%, TASI 0,1%);
✓ PERCENTUALE DI RISCOSSIONE DELLE TASSE rispetto a quelle accertate superiore al
100%;
✓ CREDITI DI DUBBIA ESIGIBILITÀ appena 18 mila euro su un bilancio di spesa corrente
superiore agli 11 milioni di euro.
Spesso ci scappa una battuta: “Quando parliamo del bilancio di Monte Sant’Angelo, facciamolo
sottovoce, perché, se ascolta la Merkel, la Città viene annessa alla Germania!
5/20
Nel 2012, Monte Sant’Angelo è stata inserita nella lista dei Comuni
virtuosi d’Italia (143 in tutto), l’unico in tutto il Sud, insieme a
Capri e a Capurso.
Nelle casse comunali, negli anni 2014 e 2015, sono confluite nelle casse
comunali delle entrate extra (rispettivamente 900.000 e 2,5 milioni di
euro) derivanti da una transazione con la Syndial, società del gruppo
ENI, riguardante l’affrancazione di alcuni terreni della zona industriale
di Macchia (fraz. di Monte Sant’Angelo). Nel 2016, sono confluiti, per
la stessa causale, 1,7 milioni di euro.
Appena insediata, l’Amministrazione ha estinto tutti i mutui in corso, conseguendo un
risparmio di oltre 400.000 euro.
Il Patto di Stabilità, dal 2015, è cambiato e sono stati premiati i Comuni che negli ultimi anni sono
riusciti a ridurre la spesa corrente e si sono mostrati più efficaci nella riscossione delle proprie
entrate. Tra questi vi è a pieno titolo, e in misura maggiore rispetto agli altri Comuni della
provincia, il Comune di Monte Sant’Angelo! Basta consultare il D.L. n.78/2015, la cui tabella è
stata pubblicata in data 19/06/2015 sul Supplemento ordinario n. 32L alla Gazzetta Ufficiale Serie
generale n. 140.
Ciò detto, viene spontaneo chiedersi: “Nella loro prima relazione al Ministero dell’Interno, la
Commissione Straordinaria ha illustrato doverosamente la situazione virtuosa del Comune sul
piano economico e finanziario”?
Allo stato delle cose, non è dato sapere se l’abbia fatto oppure no; tuttavia, se l’avesse fatto,
avrebbe dovuto concludere in tutta onestà che “il vestito di Comune infiltrato o condizionato da
organizzazioni mafiose” non si attaglia proprio al Comune di Monte Sant’Angelo.
Nel bilancio di previsione 2015, approvato in Giunta, era inserita una somma destinata a
sgravi fiscali per giovani che avrebbero iniziato un’attività imprenditoriale e per
commercianti che avrebbero denunciato episodi di estorsione (Intervento codice
11105050001, Contributi e Sgravi vari di sostegno ad attività economiche, nuovi imprenditori
e vittime di racket, 100.000 euro).

APPALTI PUBBLICI
Nei tre anni dell’Amministrazione di Iasio sono stati
pubblicati 26 bandi di gara, tra opere pubbliche e servizi, per
un importo complessivo di 13,5 milioni di euro.
Quasi il 90% delle gare (pari a oltre il 95% degli importi) sono
state espletate secondo la procedura dell’evidenza pubblica.
Meno del 5% (peraltro, corrispondente a somme piccolissime
rispetto al totale) degli importi è stato affidato con la procedura negoziata (cioè senza bando
pubblico).
Per chiarire il livello di trasparenza della Coalizione che appoggiava il Sindaco di Iasio in materia
di appalti, ci sembra opportuno richiamare un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della
Sera del 18 luglio 2015 (proprio nei giorni dello scioglimento del Consiglio comunale!).
Il famoso giornalista analizza il cattivo vizio delle Pubbliche Amministrazioni di evitare le gare ad
evidenza pubblica e riporta i dati di un rapporto dell’Autorithy (Anac) sui capoluoghi regionali.
Il 60% degli appalti nazionali viene assegnato con procedura negoziata corrispondente al 34%
degli importi.
Nel periodo 2011-2014, nella Firenze dei Sindaci Matteo Renzi (ex Presidente del Consiglio) e
Dario Nardella, oltre il 50% degli importi delle opere pubbliche è stato affidato con procedura
negoziata (ribadiamo, senza bando pubblico). A Bari con il Sindaco Michele Emiliano (attuale
Presidente della Regione Puglia) oltre il 39% degli importi è stato affidato con la stessa procedura
negoziata.
Chi è più trasparente? L’Amministrazione comunale che affida con procedura negoziata molto
meno del 5% (peraltro, corrispondente a somme piccolissime rispetto al totale) delle risorse spese
per opere pubbliche e servizi o chi ne affida il 39% o addirittura il 50%?
Le gare effettuate dall’Amministrazione di Iasio sono state vinte da tante ditte diverse, provenienti
da differenti località: Andria, Bologna, Foggia, Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Molfetta,
Napoli, Reggio Emilia, Roma, San Marco in Lamis, Turi, Volturara Appula.
In nessuna gara d’appalto è pervenuto un ricorso da qualche
impresa scartata o arrivata seconda o terza: eppure alle gare
hanno partecipato anche decine di imprese!
La Prefettura e il Ministero dell’Interno non hanno riscontrato
alcuna turbativa d’asta e neanche un euro fuori posto!
Essi hanno concentrato la loro attenzione su tre gare (ciò significa bando pubblico e non
affidamento diretto!): la gestione dei servizi cimiteriali, la distribuzione dell’acqua nella Frazione
di Macchia e la gestione del parcheggio comunale (ex campo sportivo).
Nel corso del 2015 e del 2016 quelle tre gestioni sono andate incontro a scadenza e la Commissione
Straordinaria Prefettizia, puntualmente, ha disposto l’indizione di nuove gare o sottoscritto nuovi
contratti.
Volete sapere qual è stato il loro esito? I tre servizi sono stati assegnati alle stesse imprese cui le
avevano affidati le Amministrazioni precedenti.
Ovviamente, nessun condizionamento con la Commissione Amministratrice Prefettizia! Quindi,
nessun condizionamento con l’Amministrazione comunale precedente!!

L’URBANISTICA
Quando un Comune si appresta ad elaborare un nuovo Piano Regolatore Generale, le
organizzazioni mafiose colgono l’occasione per fare grandi affari. Costringono gli Amministratori
pubblici a prevedere nuove zone di espansione urbana o
impediscono l’adozione del nuovo strumento urbanistico per
favorire l’abusivismo, determinando lo scempio del territorio.
Tutto ciò non è accaduto a Monte Sant’Angelo. Il nostro
Comune è dotato del Piano Regolatore dal 1986; negli anni
tutta l’attività edilizia è stata governata da quello strumento di
programmazione.
L’Amministrazione di Iasio ha predisposto e approvato in
Consiglio comunale il Documento Programmatico Preliminare (DDP) al nuovo Piano Urbanistico
Generale (PUG).
La sua principale finalitàà sta nella difesa dei beni della Città che sono “il suo paesaggio, i suoi
monumenti geologici, naturalistici, forestali, architettonici e archeologici, la sua storia e la sua
cultura, i luoghi della religione e della fede, le sue tradizioni, i suoi prodotti gastronomici e le sue
capacità artigianali”.
La sua idea-guida è il recupero del territorio, la promozione di un “territorio di qualità su cui
costruire strategie di sviluppo a partire da quella turistica, tenendo presente che oggi c’è una forte
domanda di territorio da parte dei turisti; e questa è una domanda di paesaggio, di storia, di
prodotti, di qualità piuttosto che di consumo veloce e distratto”.
E ancora, “…l’idea guida del Recupero implica un obiettivo prioritario che sottende a tutti gli
altri. La tutela, la conservazione e il recupero del territorio sono finalizzati al mantenimento della
risorsa suolo e al massimo contenimento di suoi ulteriori usi. Il Piano persegue, pertanto,
l’obiettivo principale di consumo zero di suolo”.
Dunque, per il nuovo Piano Urbanistico Generale di Monte Sant’Angelo non sono previste
nuove zone di espansione, ma il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio
esistente.
Queste scelte dell’Amministrazione comunale dimostrano che non ci sono state pressioni o
condizionamenti delle organizzazioni mafiose o criminali. E se qualcuno, contro l’irresistibile
evidenza dei fatti, volesse ipotizzare che ci siano state, il Documento Programmatico Preliminare
approvato è la prova che non hanno ottenuto alcun risultato.
Nei Comuni condizionati dalle organizzazioni mafiosi spesso si rinvengono numerosissimi
permessi di costruire illegittimi. Ci pare doveroso evidenziare che le relazioni del Prefetto e del
Ministro non hanno accertato presso il nostro Comune l’esistenza di neanche un caso di
illegittimità, eppure sono stati esaminati centinaia di provvedimenti.
Anche nella lotta all’abusivismo edilizio, l’Amministrazione comunale ha tenuto un
atteggiamento intransigente.

Infatti, nel 2013 il Comune di Monte Sant’Angelo ha negato la proroga del permesso di costruire,
di fronte a gravissime inadempienze del concessionario, per la
realizzazione del porto turistico da parte della Bolici Invest. La
vicenda si è conclusa poche settimane fa con due sentenze, una del
Tar Puglia e una del Consiglio di Stato, favorevoli al Comune.
Nel 2014 il Comune di Monte Sant’Angelo ha collaborato con le
Forze dell’Ordine e con la Procura di Foggia nella vicenda delle
ordinanze di demolizione di una serie di villette abusive al confine
con il Comune di Manfredonia, risalenti a qualche decina di anni
prima.
Il 17 ottobre del 2014 la Giunta comunale ha approvato la Convenzione per la disciplina delle
attività connesse agli abbattimenti di manufatti abusivi all’interno del Parco Nazionale del
Gargano.
Nel corso del 2015, nella Frazione di Macchia è stato abbattuto un manufatto abusivo in
conseguenza di sentenze penali passate in giudicato.
L’Amministrazione comunale ha deciso anche di affrontare il problema “antico” dei piccoli abusi
edilizi nel Centro storico, approvando un nuovo Regolamento riguardante le norme di speciale
tutela e le linee di indirizzo per l’esecuzione di interventi edilizi nel Centro storico e nella Buffer
zone UNESCO, e prevedendo, nel bilancio 2015, approvato in Giunta prima dello scioglimento,
apposite risorse finanziarie per la redazione di un organico Piano di Recupero del Centro storico
con il coinvolgimento dell’Università di Firenze.

SERVIZIO RACCOLTA RIFIUTI
La raccolta dei rifiuti è eseguita regolarmente da parte di una ditta appaltatrice del servizio, la
TECNECO di Foggia. Questa ditta si è aggiudicato, nel 2011, una gara ad evidenza pubblica.
Il bando di gara è stato pubblicato
• sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea in data 07/01/2011 al n.
2011/S 4-005699
• per estratto sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in data
14/01/2011 al n. 6
• per estratto sul quotidiano “La Repubblica” in data 18/01/2011
• per estratto sul quotidiano “L’Avvenire” in data 18/01/2011
• per estratto sul quotidiano “Puglia in data 18/01/2011
• per estratto sul quotidiano “Repubblica ed. Puglia” in data 19/01/2011
• all’Albo Pretorio del Comune in data 07/01/2011
• sul profilo del Comune www.montesantangelo.it
• sul profilo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti www.serviziocontrattipubblici.it in
data 14/01/2011.
L’attivismo dell’Amministrazione disciolta ha fatto sì che,
appena insediata, si iniziasse la raccolta differenziata, fino ad
allora inesistente.
Si è raggiunta in pochi mesi la ragguardevole percentuale del
60% (dati della Regione Puglia), permettendo, tra l’altro, un
abbattimento considerevole dell’ecotassa regionale. Nel proprio
A.R.O. di appartenenza (Ambito di Raccolta Ottimale con
Manfredonia, San Giovanni Rotondo, Mattinata, Zapponeta, Vieste), Monte Sant’Angelo è il
comune con l’ecotassa più bassa, € 6,97/tonnellata. Poi, San Giovanni Rotondo € 11.62, tutti gli
altri comuni € 25,82.
Inoltre, Monte Sant’Angelo è stato insignito del titolo di “Comune riciclone del Gargano”, a
seguito dell’iniziativa “Settima edizione pugliese dei Comuni Ricicloni” realizzata da Legambiente
Puglia, Assessorato alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia e Anci Puglia.
Mai avuto episodi di rifiuti abbandonati in strada.

PROMOZIONE DELLA CITTÀ
Sul piano della promozione turistica e della valorizzazione dei nostri beni culturali,
l’Amministrazione di Iasio ha davvero lavorato tantissimo, come mai
prima. L’attività svolta si può riassumere in tre momenti:
Informazione, accoglienza, valorizzazione, comunicazione;
Internet e nuovi media;
Promozione strategica (creazione reti).
Informazione, accoglienza, valorizzazione, comunicazione
È stato realizzato il Punto d’Informazione Turistica presso il
parcheggio, luogo strategico e punto di sosta del turista. Il PIT è
stato animato da decine di giovani laureati scelti attraverso
bandi pubblici. Era prossima anche l’istituzione dello IAT
(Ufficio d’Informazione e Accoglienza) con sede presso il
Castello.
CARDMSA – La prima azione di “rete” e di valorizzazione è
stata messa in campo con il progetto “CardMSA”, il biglietto unico per
l’ingresso a tutti i musei-monumenti. L’obiettivo è stato quello di creare un
unico strumento promozionale e comunicativo per i maggiori monumenti
della Città che prevedono un biglietto all’ingresso, al fine di offrire un
utilissimo servizio al turista e un positivo ritorno di immagine per la nostra
città. L’ufficio stampa del Comune, nel solo 2014, ha diramato più di 300
comunicati stampa (con una media di circa 1 comunicato al giorno) a più di
250 giornalisti e testate locali e regionali. Quattro i comunicati stampa
diramati nel 2014 alle testate nazionali (quotidiani, settimanali, mensili, trimestrali).
Internet e nuovi media
· Profilo Facebook (istituzionale), passato, in poco tempo, da 900 a più di 3.000 amici;
· Profilo Twitter, passato, in poco tempo, 100 a circa 1.300 followers;
· Profilo Youtube: è stato completamente ammodernato e arricchito con continui aggiornamenti,
news, interviste sui maggiori eventi.
· È stato avviato il nuovo progetto “Scopri Monte Sant’Angelo” con la realizzazione di nuovi
materiali promozionali: Piantina della città aggiornata con carta dei servizi Opuscolo “carta dei
turismi” e rollup “Vieni, Vedi, Vivi”.

Promozione strategica – Rete è stata la parola d’ordine in tutta la programmazione e progettazione
turistico-culturale. Attraverso protocolli d’intesa, sono state promosse campagne di comunicazione
e promozione nazionali e internazionali.
Meraviglie di Puglia – È stato firmato, il 28 giugno 2013, il protocollo
d’intesa tra PugliaPromozione, la Direzione regionale dei Beni
Culturali e Paesaggistici della Puglia, e i Comuni di Monte
Sant’Angelo, Andria e Alberobello, le tre città che custodiscono i beni
tutelati dall’UNESCO, per programmare e pianificare nuove strategie
di marketing per l’intero
territorio regionale. Il
protocollo è stato sin da
subito produttivo. I tre Siti
sono stati, infatti, protagonisti della campagna di
valorizzazione dei beni culturali dell’intera regione,
Puglia Open Days, con una campagna promozionale
nazionale ed internazionale (pagine pubblicitarie sulle
maggiori riviste di settore nazionali, sui maggiori
quotidiani, totem nelle grandi stazioni ferroviarie, road
show internazionali di Parigi e Dublino).
Puglia Sacra – L’11 novembre 2013 è stato siglato il Patto d’Amicizia tra le Città di Monte
Sant’Angelo, San Giovanni Rotondo e Bari, sotto il segno di San Michele Arcangelo, San Pio e
San Nicola, per la creazione della rete dei “Grandi Santuari di Puglia”.
Nel segno di San Francesco e San Michele – Per la
valorizzazione del turismo culturale e spirituale e le
comuni esperienze per una reciproca promozione delle
Città, nel nome dell’Arcangelo Michele e di San
Francesco, è stato siglato il 6 dicembre 2014 il Patto
d’Amicizia tra le città di Monte Sant’Angelo e Assisi.
Matera – Era in corso il progetto di allargamento del
protocollo tra i siti UNESCO di Puglia e Matera, città
Unesco e Capitale della Cultura 2019.

RIEPILOGO
Dunque, vediamo un po’ cosa succede in Italia:
• non rubare neanche un euro e non approfittare neppure di uno scontrino;
• tenere i conti pubblici in ordine, non fare debiti e avere le casse comunali piene di soldi;
• far pagare le tasse più basse della provincia ai propri cittadini;
• fare tutte le gare d’appalto ad evidenza pubblica, dove mai una ditta, arrivata seconda o terza o
scartata, abbia presentato un ricorso;
• programmare il nuovo strumento urbanistico improntato al consumo zero di suolo e con l’idea
guida del recupero del territorio in tutte le sue forme;
• raccogliere la spazzatura con efficienza con una differenziata al 60%;
• promuovere la propria città come mai prima
È UNA GRAVE COLPA CHE BISOGNA PAGARE.
Infatti, tutto questo, secondo la Prefettura di Foggia e il Ministero dell’Interno, è “mala gestione
amministrativa” o, come dice anche l’Avvocatura dello Stato, “grave degrado amministrativo”.
Qualcuno, evidentemente, preferisce gestioni tipo Mafia Capitale.
Calma, però, calma, forse una soluzione c’è: SCAPPARE ALL’ESTERO!


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