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Religione: oppio dei popoli o regolarizzatore sociale?

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É nella natura dell’uomo credere in qualcosa di divino al di sopra di noi che abbia dato un senso alla nostra esistenza. L’uomo ha paura di essere solo e si rifiuta di credere di esserlo, da qui nasce l’idea di religione. Questa ha assunto diverse forme e si è evoluta di pari passo con la civilizzazione dell’uomo, non senza a volte ostacolarla. Dalle prime religioni politeiste si è arrivati al Cristianesimo, all’Ebraismo, al Buddismo. Ci sono da sempre modi diversi di vedere la religione, soprattutto in relazione al ruolo che assume nella società. Ma questa è davvero sempre utile al progresso di una comunità? “Oppio dei popoli”, così Karl Marx definiva il cristianesimo del suo tempo, un’illusoria felicità che annebbia gli uomini, eliminata la quale si può giungere ad una condizione di reale felicità. L’esigenza di questa reale felicità non esclude la religione ma ammette che questa sia assoggettata all’uomo e non il contrario, pertanto “l’uomo fa la religione e non già la religione fa l’uomo”. Egli costruisce una religione in funzione di sè stesso, che non chieda all’uomo obbedienza imponendogli catene abbellite da fiori immaginari, poiché compito di questa è quello di fornire strumenti per interpretare la realtà e ogni religione offre strumenti diversi, è bene quindi che essa sia lo specchio dell’individuo. Attualmente la religione è sempre più associata al tradizionalismo, possiamo quindi parlare di una religione deviata, dove le ideologie si sostituiscono agli strumenti per interpretare la realtà. Dunque la religione in sé può essere considerata come riteneva Giordano Bruno un mezzo per governare i popoli rozzi? Di certo qualsiasi fede chiarisce ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e mira a quell’ideale di uguaglianza sia spirituale che materiale su cui si basano le costituzioni di qualsiasi stato, dettando così quelli che sono i principi morali. Ma la religione è strettamente necessaria per questo processo? Una persona che non crede, riesce a distinguere da sé il bene dal male? Cosa ci rende “buoni”? Ciò che caratterizza noi uomini è il senso di umanità che appartiene alla nostra specie, rendendoci capaci di provare affetto, compassione, pietà. Dettando quindi gli stessi principi morali che troviamo in qualsiasi religione. Forse la ragione e il senso di umanità possono quindi sostituirsi alla fede e agli strumenti da essa offerti. Le persone tuttavia non riescono a non credere in nulla, che sia un Dio, scienza, valori o ideologie, non è nella natura dell’uomo accettare la pura casualità della nostra esistenza.

Federica Maggiore
IV A Liceo scientifico Alternanza scuola-lavoro


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