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Un processo al Visconti a ischitella nel 1758 (63° parte).

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E giunti già in quella del suddetto Felice vi si trovarono solamente uno buono e lo presero e indi passarono nell’altra di Gio Batta Visconti e ne presero gli altri tre e nel ritorno che facevano qui per strada incontrarono Lionardo Pizzarelli ,pastore del Guardiano del Visconti il quale disse loro di lasciare i tre agnelli perché il suo padrone gli aveva dato ordine di mandare un castrato e i guardiani gli risposero di non poterlo fare e recarono i predetti agnelli in questa terra e nel Palazzo suo si fu ordinato a disposizione del suddetto Marchese di portarli al macello e farli macellare per iniziare a mangiare la carne a detta gente di Peschici e così fu eseguito e io, Batta Visconti avendo saputo che dalla sua mandria si erano presi tre agnelli se ne andò a lamentarsi da detto Marchese ed accorse alla bottega del Macello per riaverli, ma li trovò uccisi. E recatosi col castrato ,che aveva il medesimo Visconti mandato a prendere fu anche ucciso e diviso a quella gente di Peschici senza che avesse potuto appurare se fosse stato sodisfatto il prezzo al Visconti dei suoi animali ancorchè aveva accertato che a Felice Caputo era stato pagato il suo agnello dall’Ill.re Marchese in carlini sei. Dopo che ebbero mangiato le persone di Peschici così travestite ed armate anche a suono di tamburo si partirono per accompagnarlo il suddetto Marchese nella loro patria. Sentito Leonardo Pizzarelli che il pastore e custode delle pecore del Visconti di numero trecento sino a che partirono da questa terra per indagare se vera fosse stata la circostanza che accorse il Visconti di levarle da quella campagna e portarle in Montecorvino per sottrarle dalle maggiori violenze ,ed il predetto pastore dice di non sapere il fine per cui le levò da qui, il suo Padrone e solamente D’avolio Girolamo dice che verso la fine di Maggio si comunicò al Visconti di avere mandato le sue pecore nel tenimento di Montecorvino per sperimentare se in quegli erbaggi fossero stati migliori stesse delle campagne di questa terra ,n’è nei tempi da essa volevano partire e col pregiudizio del tempo avendo esso Sig.re domandato al Visconti quali notizia aveva delle sue pecore gli rispose che esse pascolavano bene. Col quarto capo espose esso Gio Batta Visconti e depose colla sua deposizione che detto Ill.re Marchese nell’inverno passato aveva dato ad interesse a molti cittadini quantità di grano al rigoroso prezzo di i carlini trentadue il tomulo e che qui in tempo di raccolta ne aveva esatti due tomuli per ogni tomulo. Rispetto a questo capo col dato di diciasette, testimoni che ho inteso che sono parte delle persone che pagavano la prima scadenza del detto Sig .Marchese alcuni nel mese di Gennaio ed altri nel mese di Febbraio del prossimo passato anno 1758 ,ho appurato che rilevando il grano a credenza al prezzo di carlini trentadue al tomulo tanto quanto- Continua.

Giuseppe Laganella.


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