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I giudizi su hotel e ristoranti? “O li compri o ti rovinano”

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Sul portale del colosso dei viaggi comandano recensioni a pagamento, notizie false e “ricatti”. Senza (quasi) controllo.

In teoria persino il principio sarebbe da discutere. I gusti della clientela non sono mai uguali, la competenza nel giudicare non è garantita per tutti, quello che può piacere a te non è detto che piaccia anche a me per cui che valore può avere la pagella del primo che passa nell’orientare le mie scelte, specie se il primo che passa si firma «Panda124» o «LabbraDiFuoco». Ma nella società virtuale dell’uno vale uno, della condivisione a tutti i costi, delle giurie in servizio permanete effettivo va così. Per questo Tripadvisor, colosso internazionale basato su i «si dice» va così forte. Si definisce «il sito di viaggi più grande del mondo. Più di 500 milioni di recensioni imparziali dei viaggiatori». Hotel, ristoranti, località turistiche, musei, passate al vaglio insindacabile del tribunale del popolo della rete. In realtà su quell’«imparziale» ci sarebbe da discutere. Roberto Peschiera è stato per anni ispettore della guida Michelin, il suo lavoro era proprio passare al setaccio ristoranti e locali a cui mettere o togliere stelle. Sa quindi di cosa parla e non ha paura di dirlo: «La gran parte delle recensioni su Tripadvisor o sono fasulle o sono comprate da agenzie di marketing che le vendono a pacchetti». Ne ha raccolte a pacchi di proposte indecenti. Ti contattano e ti spiegano: oggi la reputazione in rete è fondamentale per gli affari, paga e riempiremo di commenti positivi il profilo del tuo locale su Tripadvisor. Se non paghi, ma questo lo fanno ma non lo dicono, la pagella diventa piena di quattro. «Ho telefonato a uno di questi gentiluomini. Mi ha detto: tu paghi me e io pago Tripadvisor. Non so se sia vero. Certo è che promettono non solo di mettere giudizi positivi ma di togliere quelli negativi. E lo fanno. Come facciano ad avere accesso al sito per cancellarli è un mistero».
Ne esce un museo degli orrori: «Gente che stronca posti dove non è mai stata, clienti che ti dicono: o mi fai uno sconto o scrivo di te il peggio, catapecchie celebrate come paradisi». La sua battaglia è cominciata proprio così: «Per il mio anniversario di matrimonio portai mia moglie in Costa Azzurra fidandomi dei cinque pallini assegnati a un albergo che invece era una stamberga. Invece di festeggiare il matrimonio ho rischiato il divorzio. Ho scritto su Tripadvisor una dura critica sul posto: mai uscita. Ho fatto la controprova inserendo un’altra recensione, stavolta positiva, su un locale di Mantova. Quella invece è uscita subito. Mi son detto: qualcosa non torna». E poi: «Mi telefona un amico: ho visto dal tuo commento su Tripadvisor che sei stato in un ristorante vicino a casa mia. Mai stato. Qualcuno aveva usato il mio nome». Se non vuoi essere recensito da Tripadvisor non puoi, a meno che non chiudi il locale. Chi ti massacra resta spesso anonimo. E rispondergli non puoi quasi mai. Non è necessario poi che tu dimostri di essere effettivamente stato nel locale, così capita che venga criticato quello che non c’è. Lo stesso Peschiera si è divertito: «Ho creato dei ristoranti che non esistono: sono stati pubblicati e recensiti. Persino uno a Londra, c’era la fila per prenotare…». Questo perché, spiega Peschiera «i controlli che dicono da anni di fare non esistono. Cosa sorvegliano i loro 300 verificatori? Cosa verifica il loro algoritmo?». Le recensioni rovinano reputazioni, demoliscono la clientela, angosciano esercenti: «La cosa orribile è che qualunque cosa questa gente ti appiccichi addosso ti resta addosso per sempre: perché tu puoi inventarti calunnie sul mio ristorante, o scrivere insulti razzisti o a sfondo sessuale e io stare zitto?. Fallo con un avvocato o con un medico: dopo tre giorni sei in galera». Ma perchè la gente non denuncia? «Perchè ha paura delle ritorsioni. In rete non è come nella realtà il sistema per fartela pagare lo trovano. Senza bisogno di incendiarti il negozio». Tripadvisor giura di non avere nulla a che fare con questo business: «Ma rifiutano ogni confronto sul tema. E quando abbiamo recensito le loro sedi, hanno fatto sparire le pagine da Google map». Chi sono i recensori di Tripadvisor? «Lo ha spiegato Gianluca Laterza, territory manager di Tripadvisor a una tavola rotonda di LarioFiere: gente frustrata, stressata che alla fine di giornate storte non trova niente di meglio da fare che prendersela con i ristoranti». Se lo dice TripAdvisor…

Massimo M. Veronese

 

 

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